sabato 24 dicembre 2011

Filosofia Morale


Chi oggi s’avvicina alla filosofia morale ha dinanzi a sé due strade diverse, a seconda della lingua e della cultura d’appartenenza. Secondo un approccio anglosassone, lo studio della filosofia non può ridursi a una successione di resoconti storici, in cui alla fine si rischia di non impegnarsi mai in prima persona: è meglio praticare uno sport che fare il giornalista sportivo; per questo i manuali hanno una struttura prevalentemente tematica, elaborata in relazione a un dibattito di attualità, con l’intento di discuterne i termini fondamentali e di proporre soluzioni. Secondo un approccio più “continentale”, tipico soprattutto della tradizione italiana, la filosofia esige una conoscenza dei grandi maestri, che consentono di inquadrare anche i problemi odierni secondo ordini di grandezza non banali: è molto meglio saper suonare bene Beethoven che motivetti inventati; per questo la filosofia non può prescindere da una rigorosa ricognizione storica, cronologicamente articolata.

Questo manuale riconosce le ragioni dei due metodi e cerca di coniugarli insieme, a partire da un’ipotesi di fondo: l’esperienza morale appartiene alla vita e interpella i filosofi. L’etica deve quindi misurarsi con le domande che nascono dalla vita delle persone, generando nella storia un arco di problemi che il dialogo con i classici aiuta a tematizzare criticamente. Questo spiega la tripartizione del manuale: la prima sezione mette a fuoco la domanda morale quale emerge dalla vita e dalla riflessione; la seconda ripercorre i temi e le figure più rilevanti dell’etica nell’ambito del pensiero antico, medievale, moderno e contemporaneo, cercando di allargare l’attenzione al contesto storico e di far dialogare quanto più possibile gli autori; l’ultima sezione enuclea alcuni nodi di fondo che attraversano la storia del pensiero, alla luce dei quali è possibile misurarsi con le nuove sfide dell’etica applicata.

In un’opera che vuole introdurre alla filosofia morale e che, per questo, non può assecondare troppo la discussione di particolari originalità interpretative, si è cercato di rispettare un equilibrio di fondo fra una doverosa attenzione al dato storico e l’elaborazione di una proposta critica, discreta e non invadente, ma non per questo equivoca o elusiva.

Queste pagine sono maturate in un dialogo costante con studenti, dottorandi e colleghi docenti; la ricchezza e la diversità dei loro contributi non consente di nominare tutti, ma non impedisce di ricordarli ed esprimere una gratitudine che è pari alla loro disponibilità e amicizia.

Se è vero che la filosofia è una sintesi viva di rigore e passione, spero che tale difficile equilibrio non mortifichi tale sintesi e possa anzi “appassionare rigorosamente” il lettore, invitandolo ad entrare come interlocutore critico e attivo nel circolo dialogico della riflessione morale.

L’augurio è che, attraverso i vari scenari che si dischiudono attorno a noi, interpellandoci in prima persona, ognuno possa sperimentare un’autentica dilatazione di orizzonti e far proprie le parole del poeta: «Dove ho perduto le tracce di vecchi sentieri, un nuovo paese mi si apre, con tutte le sue meraviglie» (Tagore).

(Introduzione al libro: Filosofia morale, Editrice La Scuola 2011)


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