venerdì 23 dicembre 2011

La via della speranza




«L'unico dato reale nella speranza
è rappresentato da questa semplice affermazione:
Tu ritornerai»
(G. Marcel)

Ogni libro ha una storia, fatta di idee, incontri, provocazioni, legami. Legami, soprattutto. Ormai da alcuni anni il cammino della riflessione e quello della vita mi hanno portato ad interrogarmi  intorno a quel filo invisibile con cui si tesse la tela delle relazioni umane. Questa domanda, che attraversa due precedenti volumi (Con le lanterne accese, 1999; Il terzo escluso, 2004), qui ricompare in una forma nuova, lasciandosi attrarre e indirizzare sulla via della speranza. Il fatto che l’intera comunità cristiana abbia deciso di verificare lo spessore della propria testimonianza in rapporto a questa via, che oggi appare sempre più deserta e abbandonata, non è estraneo al percorso che qui ho cercato di disegnare; un percorso impegnativo, che non sarebbe stato possibile nemmeno concepire senza la linfa segreta e benefica attinta grazie al servizio in Azione Cattolica, che restituisce sempre, secondo la promessa evangelica, molto di più di quanto si riesca ad offrire.
C’è una sola via della speranza, ma ci sono molti modi di incontrarsi in essa e di percorrerla insieme. In questo libro ho provato a suggerire tre diversi approcci, che si situano a livelli diversi di complessità (e quindi di lettura); livelli non necessariamente consequenziali, anche se complementari e convergenti.
L’approccio della prima parte ha una fisionomia prevalentemente culturale e prova a farsi strada attraverso alcuni indicatori fondamentali, grazie ai quali tentare di comprendere come cambiano gli scenari del nostro tempo: la mutazione profonda della questione antropologica, che stenta a cogliere la vocazione infinita della persona; il diverso configurarsi del rapporto tra evento e notizia nel mondo della comunicazione globale; l’esperienza del tempo aperto, in cui s’incrociano l’orizzontalità del divenire e la verticalità della durata; l’enigma della misericordia e del perdono, che iscrive nell’irresistibile precipitare della colpa il mistero di un nuovo inizio.
Nella seconda parte l’approccio è più pastorale e tenta di rileggere l’impegno di tutta la comunità cristiana, segnato dalle linee pastorali per questo primo decennio e dall’occasione di discernimento e di progettualità, offerta dal IV Convegno ecclesiale. Tre prospettive, in particolare, vengono delineate: l’attenzione al cammino della Chiesa, a quarant’anni dalla chiusura del Concilio, in un mutato orizzonte culturale e politico; il volume “tridimensionale” della speranza, che un’associazione come l’Azione Cattolica sta cercando di disegnare, memore della consegna di Giovanni Paolo II a Loreto e inserendosi in modo corale e convinto nel cammino della Chiesa verso Verona e oltre; alcuni dei nodi più insidiosi e insieme più propizi, che pongono alla testimonianza cristiana sfide cruciali (la dimensione antropologica della speranza e il suo spessore attivo e comunitario, la minaccia del male,  la proiezione escatologica).
La terza parte, infine, cerca di sperimentare un approccio narrativo. Lo fa provando a raccontare alcuni episodi di vita quotidiana, più o meno immaginari, dentro i quali affiorano tracce di un modo nuovo di porsi dinanzi al futuro: la solitudine dell’uomo “arrivato”, che si scopre pieno di sé e povero di legami; lo smarrimento delle nuove generazioni dinanzi al mistero di una nuova vita, che le interpella in modo inatteso; un dialogo a distanza sulla qualità “naturale”, in senso civile e cristiano, dell’istituto familiare; una proiezione fantascientifica su un mondo che si scopre senza futuro, perché ha tagliato tutti i ponti con il passato; l’esperienza di una grave malattia, che sconvolge la vita, mette in discussione la speranza e accende una vera voglia di paradiso.
Sarebbe difficile, e persino immodesto, misurarsi sulla speranza, senza la compagnia di volti e di storie – personali e associative –, che sono già concretamente in cammino su questa via e possono metterci sulle tracce di un futuro diverso e possibile. Scrivere questo libro è stato, in un certo senso, un modo per onorare questi volti e quel mirabile “filo di perle”, in cui si raccolgono gli innumerevoli atti di speranza che alimentano quotidianamente la Chiesa e il paese, in un intreccio silenzioso e straordinario di promessa e invocazione, di grazia e responsabilità.

(Introduzione al libro:  La via della speranza. Tracce di futuro possibile, Ave, Roma 200)

Nessun commento:

Posta un commento