venerdì 30 dicembre 2011

Lo spirituale e la politica

Sul n. 4/2011 della rivista "Dialoghi", Fabio Mazzocchio presenta la traduzione italiana del libro di Paul Valadier, Lo spirituale e la politica (Lindau, 2011), da cui estraggo alcune affermazioni interessanti:
  •  «Una politica senz'anima non vale più di uno spirituale disincarnato, anche se molti pensano di liberare la politica riconducendola a fatti concreti e all'ordinaria amministrazione, e altrettanti si credono tanto più spirituali quanto meno tengono i piedi per terra» (Introduzione)
  • La democrazia «presuppone un'apertura a uno sconosciuto, a una profondità delle cose, a una intuizione della complessità della realtà, a una riserva prudente dinanzi reale, che l'avvicina bellamente all'atteggiamento dello spirituale che si guarda bene dall'impadronirsi del fondamento delle cose» (p. 35)
  • «Lo spirituale non ha senso se non in quanto anima (dà un'anima, una vita) di una carne o di un corpo» (p. 47)
  • «Lo spirituale non esprime la pienezza della sua forza se non rispettando la realtà delle cose, delle psicologie, delle strutture costitutive delle relazioni umane e donando looro un afflato vivificante e dinamico. Altrimenti questo spirituale degrada e si avvicina pericolosamente alla violenza» (p. 64)
  • «La "cura dell'anima" o la vita spirituale non è solo la condizione di vitalità di una società o di una civiltà. Essa offre l'energia individuale e collettiva utile per realizzare la propria vocazione umana nella comunità» (p. 76)

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