martedì 10 gennaio 2012

L'eclisse dei profeti e dei testimoni

 «Nella vita degli individui come nella storia della storia della società vi sono momenti nei quali si fa acuta la percezione di un’assenza. Assenza di ideali, di valori, di interiore esperienza della verità, con il conseguente bisogno di certezze sulle quali far riposare l’ansia e lo smarrimento. È in queste, talvolta prolungate, fasi di vuoto spirituale che si va alla ricerca di persone che irradino nelle parole e nei comportamenti la presenza della verità e del senso» (P. Bovati, “Così parla il Signore”. Studi sul profetismo biblico, EDB, Bologna 2008, p. 17). 
Quest'affermazione, che introduce una interessante riflessione sul profetismo biblico, provoca tutti, credenti e non credenti. Inutile girarci intorno: la percezione di un'assenza è acuta, il senso di vuoto spirituale che da qualche anno ci assedia ha bisogno di persone capaci di irradiare verità e trova solo un palcoscenico di terz'ordine, popolato da nani e ballerine. 
Abbiamo bisogno di profeti e testimoni, non c'è dubbio. Perché non li troviamo? Non cerchiamo nei posti giusti? Parlano ormai una lingua che non conosciamo e ci mancano persino gli interpreti per la traduzione simultanea? Oppure sono davvero spariti e siamo rimasti soli? Come mai? Si tratta di una vera e propria sindrome ormai cronica di sterilità profetica? Chi mi aiuta a riflettere su queste domande?

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