sabato 4 febbraio 2012

La neve tra nostalgia e disagi

 
La neve torna prepotentemente attorno a noi. Forse non c'è più la sorpresa di una società senza previsioni meteo e tam tam mediatico, ma il resto è tutto naturale: il silenzio insolito del mattino, i rintocchi soffocati dell'orologio del comune, il rumore di qualche automobile, raro e stentato. Ci siamo affacciati e lo scenario era questo.

Il ritmo della giornata cambia di colpo: se non devi metterti in strada, tutto si rallenta, si distende, si stempera. Il fanciullino che è nascosto in noi riemerge improvvisamente. Riesci a cogliere il profilo di una collina imbiancata come non ti accadeva da tempo. Si sentono i rintocchi delle campane dei paesi vicini, le voci di persone lontane. 
Se invece devi partire, tutto si fa preoccupato e angosciante. Telefonate, bollettini meteo, onda verde, viaggiare informati… Come faccio? Quando arrivo? Telefona, mi raccomando…
In un senso o in un altro, quanto la natura torna a bussare forte nella nostra vita, ci accorgiamo improvvisamente di quanto siamo fragili, piccoli e limitati.

Siamo usciti dopo cena. Gruppi di ragazzi con tutone gonfie e multicolori, come marziani. 
Cade di colpo la diffidenza, ci si saluta e si parla, come vecchi amici, con persone che nemmeno si conoscono. Si ride per niente.
La neve rompe le gerarchie, nasconde gli steccati artificiali, ci fa sentire più vicini. Si scopre il gusto di passeggiare, tirarsi due palle di neve, andare a bere insieme qualcosa di caldo.
Il tempo si ferma, il mondo artificiale si ritira, la natura si riprende la scena.
Forse anche una nevicata può aiutarci a ritrovare una misura  antica e dimenticata dell'esistenza. Meno auto, meno orologi, meno diffidenza, meno aggressività… 

Che strano, verrebbe quasi da dire: più natura uguale a più umanità!
Forse dobbiamo sciogliere il nostro cuore gelato  e la nostra vita affannata e un po' nevrotica. 
Non possiamo, non vogliamo tornare indietro, certo; possiamo e dobbiamo ritrovare, però, una confidenza antica con la natura.
Per modificare il ritmo forsennato della nostra vita certamente non basta un po' di neve (Un po'? Un po' tanta!). 
Come non ricordare Leopardi?
"Al chiaror delle nevi, intorno a queste
Ampie finestre sibilando il vento,
Rimbombaro i sollazzi e le festose
Mie voci al tempo che l’acerbo, indegno
Mistero delle cose a noi si mostra
Pien di dolcezza"
(Le ricordanze)
A volte la nostalgia delle cose buone e dei sapori antichi può riaccendersi con poco: lo sguardo all'insù per ammirare il vortice dei fiocchi di neve, il candore immacolato dei campi, gli occhi sgranati e felici dei bambini. 


Se non ritornerete 
come bambini…


1 commento:

  1. Sono finito quasi casualmente sul suo blog professore e ho letto questa riflessione che condivido totalmente e che mi ha stimolato a condividere un pensiero.
    E' vero: il grande pregio della neve è che ci fa quasi tornare bambini ...in fondo è simile all'atmosfera del Natale.
    Però penso che abbia un altro grandissimo pregio: la neve cadendo non fa rumore. E' di una bellezza discreta!
    Forse dovremmo imparare proprio dalla neve a riempire di bellezza il mondo,senza bisogno di fare tant rumore e tanta confusione dentro di noi e nelle relazioni con gli altri!
    Giorgio Litantrace

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