domenica 18 marzo 2012

Grandissimo Kierkegaard

«Osserviamo dunque il giglio e l'uccello, questi gioiosi maestri…
La semplicità di un insegnamento non dipende tanto dall'uso di un'espressione facile e quotidiana, oppure altisonante ed erudita, no, il semplice è che il maestro sia egli stesso ciò che insegna. E questo è il caso del giglio e dell'uccello…

C'è un oggi che è, sì, un'enfasi infinita cade su questo è
C'è un oggi e non c'è nessuna preoccupazione per il domani, o per il giorno seguente.
Non è leggerezza quella del giglio e dell'uccello, è invece la gioia del silenzio e dell'obbedienza.
Perchè quando tu taci nel silenzio solenne, quale è in natura, non esiste il domani; e quando tu obbedisci come obbedisce il creato, non c'è il domani, quel giorno maledetto, l'invenzione della chiacchiera e della disobbedienza.
Ma se dunque grazie al silenzio e all'obbedienza non esiste il domani, allora nel silenzio e nell'obbedienza è l'oggi che è, e che dunque è la gioia, quale è nel giglio e nell'uccello.

Che cos'è la gioia, che cos'è essere gioiosi? È essere davvero presenti a se stessi. Ma l'essere davvero presenti a se stessi è questo "oggi", è essere oggi, essere davvero oggi.

Quanto più è vero che sei oggi, quanto più sei completamente presente a te stesso nell'essere oggi, tanto più il giorno dell'infelicità, il domani, non esiste per te. La gioia è il tempo presente con tutta l'enfasi su: il tempo presente. Per questo Dio è beato, lui che dice eternamente: oggi; lui che eternamente e infinitamente è presente a se stesso nell'essere oggi. E per questo il giglio e l'uccello sono la gioia, perché con il silenzio e l'incondizionata obbedienza sono fino in fondo presenti a loro stessi nell'essere oggi.

"Ma, tu dici, il giglio e l'uccello, per loro è facile". Risposta: non aggiungere alcun "ma". Impara invece dal giglio e dall'uccello al punto da diventare completamente presente a te stesso nell'essere oggi, e così sarai anche tu la gioia»

(S. Kierkegaard, Il giglio nel campo e l'uccello nel cielo. Discorsi 1849-1851, Donzelli, Roma 1998, pp. 61-64)

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