mercoledì 25 aprile 2012

La ferita che non rimargina

Per una di quelle circostanze che nulla impedisce di considerare provvidenziali, mi sono imbattuto solo ora nel film diretto da Pavel Lounguine "Ostrov"
Sono rimasto senza fiato. 
È necessario liberarsi dalla frenesia che è ormai una compagna quasi inseparabile della nostra vita e addattarsi al ritmo lento e sognante della narrazione cinematografica, per ritrovarsi immersi in uno scenario sospeso tra cielo e terra, di cui una superba fotografia ci restituisce particolari e paesaggi dal fascino splendido ed enigmatico. 
Ostrov è una sperduta e improbabile isoletta del Mar Bianco, dove si consuma una storia assolutamente unica e irripetibile, nella quale tuttavia ognuno di noi potrebbe rispecchiarsi. Un lontano episodio di guerra ha ferito in modo indelebile la vita di un giovane marinaio russo, accolto da una comunità di monaci ortodossi, dove ben presto diventa una figura bizzarra e affascinante di guaritore, cercato da tutti. 
La sua fede forte e semplice è capace di trasmettere straordinari effetti benefici sulla povera gente che si rivolge a lui, ma la sua vita, condotta in solitudine e in povertà estrema, suscita reazioni contrastanti tra i monaci, in bilico tra la riprovazione dichiarata e una malcelata ammirazione. Eppure padre Anatoly porta con sé una ferita che ritiene quasi imperdonabile e che si trasforma negli anni in un macigno che schiaccia il suo cuore, trasformandolo in una persona burbera e scostante. Solo alla fine, quasi d'incanto, il ghiaccio si scioglie e il cammino della vita approda a una felicità del cuore pienamente ritrovata.
Ognuno di noi ha le sue ferite, di cui gli altri vedono soltanto gli effetti distruttivi sulla nostra vita. Ognuno di noi ha una fede da purificare, una felicità da ritrovare, una grazia da meritare. Il "perdono" è certamente un "dono-per" noi che non possiamo darci da soli, che non possiamo pretendere, che dobbiamo umilmente elemosinare. 
Eppure, c'è sempre una porta interna da aprire, di cui solo noi abbiamo una chiave che non possiamo assolutamente perdere. 
L'ultima porta è quella decisiva, l'ultimo passo quello più difficile. Il peggior nemico di noi stessi siamo quasi sempre proprio noi.


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