giovedì 31 maggio 2012

Dedicato alla gente d'Emilia

Nessuno di noi avrebbe mai voluto tornare a vedere queste immagini. Non ce la facciamo ad accettare che il mondo costruito e composto dal lavoro, dall'arte e dal genio si sbricioli dinanzi ai nostri occhi e ci restituisca uno scenario scomposto e distrutto, in cui il tempo sembra essersi fermato. 
La distruzione non è una decostruzione: è molto peggio che un tornare indietro; è l’interruzione cieca e violenta di un progetto, di un sogno, di una storia. È una ferita inferta alla promessa di futuro attestata da ogni casa, piazza, campanile: segni inequivocabili di un desiderio di durata che accomuna vecchi e bambini, ospitandoli entro un medesimo spazio di vita civile e condivisa. 
Per questo, vedere un bambino giocare in una palestra adattata a dormitorio o accanto ad alcune tende ci tocca profondamente, ricordandoci che la nostra vita è sempre in bilico e che proprio questa è la radice della solidarietà: le case costruite anche per loro non ci sono più, ma si annunciano altre case, altre promesse, un altro futuro.
Le ideologie animaliste oggi fanno fatica a riconoscere il "valore aggiunto" della vita umana rispetto alla vita semplicemente naturale; nella maggiore parte dei casi lo negano esplicitamente. 
Eppure questo dislivello ci sta sempre dinanzi agli occhi e oggi anche la gente d'Emilia ce lo ricorda. La persona umana è certamente più fragile e più vulnerabile: abbiamo una vista inferiore alla lince, una forza inferiore all'elefante, una velocità inferiore al levriero. 
Possiamo però costruire ponti ponti più o meno solidi, computer più o meno utili, carri armati e ospedali. Possiamo comunicare, dipingere, comporre dei versi; pregare o imprecare, sognare o disperarsi, promettere o mentire. Soprattutto possiamo amare (e purtroppo odiare). Certamente possiamo - e quindi dobbiamo - rispondere alla distruzione con la ricostruzione, alla solitudine con la solidarietà, al dolore con la speranza, alla sciagura con il dono. 
E la gente d'Emilia, che è stata sempre in prima fila nel correre generosamente in soccorso di tutti, oggi ferita al cuore in un modo così tragico ci ricorda, con la sua dignitosa sofferenza e senza chiedere nulla, che è sempre tempo di alimentare il circolo virtuoso del dare e del ricevere.
Alla disgrazia Dio risponde con la grazia, gli uomini rispondono con la gratitudine. 
 

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