venerdì 24 agosto 2012

I cattolici e il paese - 6. Il bene comune, questo sconosciuto

……È il bene comune il principio ultimo di legittimazione della politica, quello che consente di distinguere fra la forza e la violenza: la violenza è una forza ingiusta, che insulta una giusta interpretazione del bene comune. Sembra un paradosso, ma se la politica smarrisce questo principio e s’illude – nell’epoca del multiculturalismo e della globalizzazione – di fare continui passi indietro riducendosi a un contenitore neutro di individui e di culture, si scava l’erba sotto i piedi, autodelegittimandosi pericolosamente.
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Ha scritto Paul Ricoeur che lo Stato moderno poggia ormai su «fragili convergenze», affidandosi a un arco di valori che dovrebbero essere sostenuti da un consenso diffuso, ormai separato, però, dalle fonti originarie che li hanno generati e che possono legittimarli e alimentarli. Mutilati delle loro radici, questi valori sono per noi «come dei fiori recisi in un vaso»; non pericolose armi ideologiche, ma orpelli retorici inodori, incolori e insapori, che non possono raccontare più nulla intorno al giardino che li ha cresciuti e alle mani che li hanno coltivati. 
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a differenza di una mandria, dove gli animali pascolano insieme, ma in realtà in modo del tutto solitario, poiché hanno un rapporto diretto con il pascolo e solo indiretto tra di loro, il vivere insieme, secondo Aristotele, condividendo ragionamenti e pensieri è proprio degli esseri umani e si realizza in modo eminente nell’amicizia e nella polis. Potremmo anche dire che la mandria interpreta un paradigma competitivo, mentre la vita politica un paradigma cooperativo. 

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Tutti i post che hanno composto questo percorso in 10 punti, riveduti e integrati, confluiranno nel libro "I cattolici e il paese" (La Scuola, Brescia), che sarà pubblicato entro gennaio 2013

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