mercoledì 19 settembre 2012

7. L’economia e il triangolo che non c’è più

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La finanza, come ci ricorda Stefano Zamagni, è tutto ciò che ha un fine; quando si devia da tale fine è come il deragliamento di treno. Comincia così la cosiddetta “finanziarizzazione” della società: il treno pretende di imperversare nella città, travolgendo tutto. In nome dell’efficienza, certo; chi negherebbe mai che un treno debba essere efficiente? 

È comunque opportuno provare a distinguere le cause remote da quelle prossime. Tra queste ultime, “il pezzo di bravura”, come lo chiama ironicamente Zamagni, consiste nel trasformare le passività in attività, attribuendo ai clienti la facoltà di rivendere sul mercato finanziario i propri debiti come veri e propri titoli di credito. 
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Tuttavia credo si debba guardare ancora più lontano, in particolare a quella triangolazione di etica, politica ed economia dalla quale dipende il benessere (nel senso etimologico: ben-essere, non ben-avere!) e la salute civile di ogni società. Secondo un’impostazione classica (che i disastri di questi tempi indirettamente confermano ancora una volta), l’etica dovrebbe costituire la base di un triangolo dal quale si dipartono i due lati costituiti dall’economia e dalla politica. 
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Non stiamo parlato di astruse e indolori teorie economiche né di grandi vecchi o di misteriosa dietrologia: stiamo parlando di un diverso way of life che cattura l’immaginario sociale, rimodula le gerarchie di valori, plasma il costume delle persone… 

Tutti i post che hanno composto questo percorso in 10 punti, riveduti e integrati, confluiranno nel libro "I cattolici e il paese" (La Scuola, Brescia), che sarà pubblicato entro gennaio 2013

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