giovedì 25 ottobre 2012

I cattolici e il paese - 8.3. La democrazia ritrovata

………Ormai siamo a un bivio: il collante della partecipazione contro il solvente dell'indifferenza. Il valore dell'indissolubile contro l'inflazione del solubile. Fiducia contro sfiducia, inter-esse contro dis-interesse.
C'era una volta una cultura che s'era illusa di vivere di rendita all'ombra dell'eredità moderna. Come ho scritto in un post precedente, ormai però si sono consumate le scorte e non sono stati fatti più investimenti. Il carburante è finito, la macchina si è fermata: cominciamo a capire che non si può stare troppo a lungo rannicchiati dentro la propria tribù, per paura si affacciarsi fuori e sporgerci sul precipizio del nulla. È ora di cominciare a dire che siamo stanchi della stanchezza postmoderna. 
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La democrazia non muore solo per difetto, quando viene negata attraverso atti autoritari violenti ed espliciti, ma anche per eccesso; soprattutto oggi può morire, giorno dopo giorno, per una proliferazione caotica di organismi, strutture, luoghi, istituzioni intasate dal malaffare… La disaffezione aumenta in modo direttamente proporzionale all'aumento della distanza tra i cittadini e il potere e al senso di frustrazione, mentre l'ecosistema comincia ad essere lentamente invaso e consumato da una nuova specie di parassiti che lasciano dietro di sé terra bruciata.
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Siamo così rimandati all'ardua ricerca di un'alternativa alla democrazia indiretta, di tipo rappresentativo. La tradizione del personalismo e la valorizzazione dei cosiddetti "corpi intermedi", nello spirito del principio di sussidiarietà, caro alla dottrina sociale cristiana, su questo punto possono offrirci indicazioni preziose: cercare di rendere più "diretta" (o meno indiretta) la democrazia non significa inseguire il mito di un'autogestione popolare, quanto riqualificare il tessuto civile aumentando gli spazi di libertà. Almeno in due modi: con un'articolazione in senso pluralistico e autenticamente federalistico. Non solo pluralismo nelle istituzioni, ma anche - e prima di tutto - pluralismo delle istituzioni. Che è esattamente il contrario di uno Stato ostaggio di lobbies e poteri occulti: una forma di democrazia non competitiva, ma cooperativa, in cui le istituzioni (tutte le istituzioni) sono luoghi di esercizio diffuso del bene comune e per questo provviste di anticorpi contro egoismi corporativi e di gruppo.
In secondo luogo, è tempo di prendere sul serio l'esperienza della democrazia deliberativa, che prevede la realizzazione di esperienze capaci di coinvolgere attivamente i cittadini, nella forma di forum, focus group, assemblee pubbliche e seriamente regolamentate, in un processo di informazione obiettiva, di valutazione condivisa e di proposta motivata su questioni concrete e strategiche per la vita della collettività. 
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Tutti i post che hanno composto questo percorso in 10 punti, riveduti e integrati, confluiranno nel libro "I cattolici e il paese" (La Scuola, Brescia), che sarà pubblicato entro gennaio 2013

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