domenica 18 novembre 2012

10.1 - I cattolici italiani tra guelfi e ghibellini

………
Negli anni delle ideologie "forti" il fiume della politica si era allargato moltissimo, fino a sommergere tutti gli spazi del vissuto, pubblico e privato. Poi, gradualmente, le sue acque si sono ritirate, fino a ridursi a un rigagnolo inquinato e quasi in secca. Ieri, quando si proclamava che "tutto è politico", il pubblico si era mangiato il privato; oggi, al contrario, sembra in atto una vera e propria cannibalizzazione narcisistica della sfera pubblica. Abbiamo bisogno di ritrovare una misura equilibrata del rapporto tra pubblico e privato, dalla quale dipende la possibilità di accreditare un'accezione ampia del politico, senza tornare indietro a ideologie totalizzanti e senza ricorrere alla nozione ambigua di "prepolitico", che forse pone più problemi di quanti ne possa risolvere. 
 Per parte mia, tale accezione larga potrebbe essere identificata come lo spazio pubblico disegnato dalle due coordinate fondamentali della promozione del bene comune e della partecipazione democratica. È questo lo spazio fondamentale dell'essere insieme, che trasforma l'individuo in cittadino: uno spazio che ognuno di noi, anzi che "noi tutti" abbiamo il diritto-dovere di abitare in modo attivo e responsabile. 
………
La domanda intorno al rapporto tra fede e politica accompagna l’intera tradizione cristiana e solo un deficit di senso storico può autorizzare risposte univoche e semplificate, quasi sempre oscillanti fra nostalgie anacronistiche di regimi di cristianità perduta, al limite del fondamentalismo, e forme di indifferenza e disimpegno sociale, al limite del relativismo. Sarebbe un grave errore separare l’aspetto strutturale e quello congiunturale del problema; se è vero che il “caso italiano” si colloca in una particolare congiuntura storica, che ci chiama a cogliere gli aspetti “nuovi” del problema, è altrettanto vero che non possiamo dimenticarne i fattori più strutturali

Questa, si può dire, è stata la madre di tutti gli equivoci: il bipolarismo, forse in sé poco adatto alla complessa stratificazione della nostra cultura e storia politica, ha conosciuto in Italia un’interpretazione apocalittica e manichea, trasformandosi in uno scontro tra guelfi e ghibellini, che ci si è illusi di combattere senza esclusione di colpi in un piano sospeso dell'edificio politico, finendo progressivamente per consumare e sfondare il pavimento etico comune, che precede e rende possibile il formarsi di schieramenti diversi
………
In realtà in un sistema politico dominato dal bipolarismo si richiede a tutti (e in misura maggiore!) una doppia articolazione del proprio impegno, secondo una giusta scala gerarchica: in primo luogo, impegno di partecipazione nella cura e promozione attiva dei valori comuni sui quali si regge la convivenza e che trovano il loro fondamento normativo, a livello di legge naturale e positiva, rispettivamente nell’etica e nella Carta costituzionale; in secondo luogo nell’adesione leale a uno schieramento, motivata con una proposta politica coerente e costruttiva, difesa in nome di una corretta competizione democratica, che in nessun caso può prevedere la delegittimazione degli avversari.
………
Tutti i post che hanno composto questo percorso in 10 punti, riveduti e integrati, confluiranno nel libro "I cattolici e il paese" (La Scuola, Brescia), che sarà pubblicato entro gennaio 2013

Nessun commento:

Posta un commento