giovedì 1 novembre 2012

I cattolici e il paese - 9.1. I partiti sono… partiti?

Nel 1950 viene pubblicato un piccolo libro di Simone Weil, che l'autrice, morta nel 1943 a soli 34 anni, aveva lasciato inedito. La provocazione cominciava nel titolo, Manifesto per la soppressione dei partiti politici. Chi avrebbe immaginato che quel titolo, dal sapore chiaramente antistalinista, oggi sarebbe tornato prepotentemente in primo piano, anche se per motivi opposti? ………
 La conclusione della Weil alla fine è inesorabile: "I partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia".
Chi non si sentirebbe, oggi, di sottoscrivere queste parole? Se in un incontro pubblico si vuole demagogicamente catturare il consenso e strappare l'applauso, basta inserire nel discorso qualche espressione dura contro i partiti. Del resto, chiunque abbia tentato di farsi spazio nell'agone politico, soprattutto dopo la crisi dei partiti tradizionali, esplosa con "tangentopoli", tra il 1992 e il 1994, ha sempre fatto uno slalom lessicale, alla ricerca dei sinonimi più innocui: formazione, aggregazione, movimento, club… Oggi purtroppo, il bilancio di questi anni, spesso identificati con la fine della "prima repubblica" e la nascita di una nuova stagione, è, se possibile, ancora più grave. Per una serie di ragioni: tangentopoli scoperchiò la pentola di una corruzione diffusa nella vita pubblica, che nella maggior parte dei casi era un sistema di finanziamento occulto dei partiti; gli scandali di questi ultimi anni hanno evidenziato che ormai si ruba indecentemente per se stessi, per i propri familiari, i propri amici, il proprio clan. Ieri il finanziamento pubblico dei partiti non bastava, oggi basta e avanza se è vero che se ne può intascare impunemente una fetta consistente. Nei primi anni '90 ci fu una qualche reazione che diede vita a un riassetto del quadro politico, esplorò nuove vie referendarie per la riforma degli assetti istituzionali, credette alla promessa di un ricambio nella classe dirigente. Oggi il senso della fine di una stagione politica non è compensato dalla nascita di scenari nuovi, di modi nuovi di interpretare la partecipazione democratica, a parte alcune pulsioni alternative e anticonformiste, faticosamente alla ricerca di un'identità politica ma tuttora in bilico tra populismo eversivo e desiderio sincero di restituire ai cittadini la soggettività politica di cui sono stati derubati. 
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Tutti i post che hanno composto questo percorso in 10 punti, riveduti e integrati, confluiranno nel libro "I cattolici e il paese" (La Scuola, Brescia), che sarà pubblicato entro gennaio 2013

1 commento:

  1. come non condividere, anche se poi tirare le conclusioni x tentare vie nuove è davvero angosciante, specie quando dal disincanto si passa allo scoramento

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