domenica 13 gennaio 2013

5 domande bypartisan per i candidati al parlamento

Dopo una lunga interruzione, provo a riprendere il dialogo con i miei lettori su temi legati alla politica. Mentre è ormai imminente l'uscita del libro che raccoglie - in una forma risistemata e ampliata - il percorso in 10 punti abbozzato in questo blog, qui vorrei registrare la profonda insoddisfazione per il tono personalistico e superficiale del dibattito politico, che il sistema mediatico non solo riflette, ma, a mio giudizio, esaspera e forse addirittura concorre ad alimentare.
Cercando di tener fede alla volontà di sviluppare un discorso imparziale (anche se ovviamente non neutrale), provo allora ad offrire una provocazione, che può essere raccolta dagli elettori di diverso orientamento.
Il presupposto è che in questo periodo si dovrebbe favorire un incontro reale e non solo virtuale con i candidati al parlamento; in tale occasione, per parte mia, si potrebbero rivolgere loro almeno 5 domande assolutamente "bypartisan":

1. È disposto a dichiarare pubblicamente il numero massimo di mandati parlamentari che accetterà di esercitare?

2. In quali modi, con quali mezzi, con quale periodicità pensa di mantenere stabilmente un rapporto con i propri elettori?

3.  Quali sono i tre obiettivi fondamentali che intende perseguire e rispetto ai quali si potrà considerare come un successo o un insuccesso il suo impegno parlamentare?

4.  Quali sono i tre provvedimenti ai quali si opporrà con tutte le forze, anche a costo di andare contro la disciplina di partito e di dimettersi da parlamentare?

5. Se è già stato parlamentare, quali sono gli errori più gravi che ritiene di aver commesso e per i quali sente il dovere di scusarsi pubblicamente con i propri elettori?

Queste domande (che i lettori potrebbero ulteriomente integrare) non sostituiscono - è ovvio - i contenuti politico-programmatici dei diversi schieramenti, sui quali ogni elettore deve esercitare le proprie valutazioni, ma rappresentano una sorta di "pre-esame", di verifica preliminare, di questi tempi non proprio superflua.

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