domenica 10 febbraio 2013

I tre virus della campagna elettorale

"Siamo in campagna elettorale": il ritornello, che ricorre ossessivamente in ogni talk show, nasconde un sottofondo di complicità ammiccante fra quasi tutti i candidati. Per attaccare o per difendersi, cambia poco. Come dire: che vuoi, è il tempo della propaganda, è ovvio che si deve giocare. Non prendiamoci troppo sul serio. 
Eppure, il tempo della scelta elettorale dovrebbe indurre a dare un significato opposto a quel ritornello: "Siamo in campagna elettorale, dunque bisogna pesare le parole, dare informazioni serie, fare proposte responsabili, esercitare un ascolto critico".
Perché? Perché questo abuso ormai sfrontato della menzogna più esplicita, che si traduce in aggressività verbale, in retorica vuota, in atteggiamenti irresponsabili?
Siamo bombardati di spot elettorali dal mattino alla sera, ma nell'overdose delle parole sembra essere latitante proprio la politica.
Uno strano paradosso: i politici parlano tantissimo, ma la politica sembra muta!
Alla base di questo andazzo si possono individuare almeno tre virus, che si sono infiltrati nel lessico di una comunicazione che a volte  non ha proprio più nulla di politico. 
Il primo lo si potrebbe chiamare il virus del negativismo distruttivo, che aggredisce - guarda caso - sempre gli altri. La denuncia delle cose che non vanno è un tasto che si può battere sempre con successo. Lo si può fare in modo becero, demagogico, qualunquista: sono tutti ladri, bisognerebbe mettere una bomba in parlamento, devono andare tutti a casa. Oppure in modo più snob e salottiero, ma con un fondo di cinismo ancora più nichilista: che vuoi, le cose sono andate sempre così, da che mondo è mondo, il potere è questo, cosa credi? Nel primo caso, lo spettro delle reazioni è ampio e inquietante: si va dall'astensionismo alle proposte più choccanti, fino a una torbida voglia bombarola che ogni tanto purtroppo riaffiora. Nel secondo caso, invece, ci si sente autorizzati ad allearsi con il più forte: tanto sono tutti uguali, solo io sono diverso. Una cosa da intellettuali al di sopra dei comuni mortali.
Il secondo virus nasce dallo stesso ceppo del primo: lo potremmo chiamare il virus del purismo alternativo. Lo scenario politico si divide in due gruppi: noi e il resto del mondo. Destra e sinistra, alto e basso sono specchietti per le allodole: un megainciucio cosmico tiene insieme tutte le forze politiche, in un'alleanza tra poteri invisibili che va smascherata senza pietà. Tutte le istituzioni - banche, parlamenti, multinazionali… - hanno stretto un patto d'acciaio che si maschera all'esterno con una parvenza di dialettica democratica, dalla quale solo noi non ci lasciamo incantare. Noi ci teniamo lontani da quell'alleanza immonda, noi non vogliamo collaborare con nessuno, noi siamo alternativi, noi siamo il nuovo che avanza. Non ha nemmeno senso presentare progetti, discuterli, entrare nel merito di questioni concrete. Prima di tutto, bisogna distinguersi, non fare il gioco del sistema. A tutte le altre distinzioni se ne sostituisce solo una: il vecchio e il nuovo.
Il terzo virus è quello del presentismo immediato. Se vinciamo noi, vi diciamo che cosa faremo subito, il primo provvedimento che adotteremo nel primo Consiglio dei ministri, nelle prime due ore… Altro che 100 giorni! Sono finiti i tempi lunghi, gli sguardi lunghi, i progetti a lunga scadenza. Tutto e subito. Non ci sono grandi traversate, problemi articolati, scenari complessi. È tutto così semplice! Bastano idee vincenti, scelte fulminanti. La politica non è mediazione, è immediatezza. Perché impegnarsi in progetti di medio e lungo termine, che daranno qualche risultato quando noi non ci saremo più? Basta governare il presente, tanto siamo sempre in emergenza.
Populismo, complottismo, semplicismo sono i frutti avvelenati di un'ideologia che il sistema mediatico ha fabbricato per occupare la scena e tenersi stretta la propria audience, ma che ormai sta contagiando la politica, determinandone una vera e propria mutazione genetica.
Il problema è che dicendo questo anch'io rischio di giocare lo stesso gioco. 
Per questo avverto i miei lettori: d'ora in avanti proverò a battere - con il vostro aiuto - una strada alternativa. 
Dobbiamo aiutare il nostro sistema immunitario a produrre i migliori anticorpi contro questo virus. Come?
- Decidendo di prendere sul serio solo idee costruttive, persone costruttive, proposte costruttive
- valorizzando attitudini collaborative, dinamiche collaborative, esperienze collaborative
- imparando a guardare lontano, a coltivare progetti lungimiranti, a fare i passi che ci avvicinano alle mete più lontane.
Non è un'alternativa politica, forse è semplicemente la politica che ritrova se stessa, con l'aiuto di tutti. 
È facile assecondare il contagio della malattia, è molto più difficile rendere contagiosa la salute. Ma percorrere questa seconda strada potrebbe essere un po' più appassionante.

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