domenica 17 febbraio 2013

Lo strano Concilio di Vittorio Messori

Fra tutte le reazioni al gesto forte di Benedetto XVI, quella di Vittorio Messori, affidata al lungo articolo pubblicato sul "Corriere della sera" di domenica 17 febbraio, mi pare la meno condivisibile e costruttiva. In linea di massima, le reazioni dal mondo "laico" sono state di grande rispetto e hanno quasi tutte rilevato la portata storica della rinuncia al pontificato, a volte più di alcune reazioni di parte cattolica, volte a minimizzare, quasi per timore di guardare in faccia la realtà.
Messori non minimizza, certo, ma è difficile accettare un passaggio non marginale e piuttosto "disinvolto" del suo articolo, introdotto dopo che l'autore ci ha rassicurato sulla sua «lunga vicinanza a Joseph Ratzinger» e sulla «conoscenza, solidale, del suo pensiero»:
«Solo qualche semplice può credere, ad esempio, che la più nota delle teologie «esotiche», quella detta «della liberazione», sia nata dalla sofferenza e dall'anelito degli sfruttati nell'America che parla spagnolo e portoghese. In realtà, è stata elaborata nei laboratori teologici di Francia e di Germania, con un robusto apporto olandese: dunque dagli stessi uomini e dagli stessi circoli che hanno ispirato e guidato, nei fatti, il Vaticano II. Concilio, più che dei vescovi, dei teologi. Tutti europei»
Questo passaggio contiene una prima affermazione sorprendente, una seconda molto parziale, una terza assolutamente inaccettabile. 
Anzitutto, da che mondo e mondo, il teologo raccoglie la sofferenza e l'anelito degli sfruttati, e dà loro parola; non è certo la distanza geografica, nel mistero della comunione, a impedire la vicinanza. Qui non è in discussione il contenuto della teologia della liberazione (sulla quale sono più che legittime perplessità e critiche), ma il discredito sul teologo in quanto pericoloso mistificatore, che produce in laboratorio una distorsione del messaggio cristiano da cui sembrerebbero quasi discendere, secondo Messori, tutti i mali della Chiesa. 
In secondo luogo, l'idea di un concilio eurocentrico è così unilaterale, da sconfessare clamorosamente quanto Benedetto XVI ha appena affermato, nel suo discorso a braccio pronunciato nell'ultimo incontro con i preti della diocesi di Roma, in cui egli stesso riconosce l'ingresso con forza nel gioco del Concilio dei vescovi dell'America Latina «sapendo della miseria di un popolo cattolico» (!), quindi dell'Africa e dell'Asia. Forse anche quella di Benedetto XVI è una lettura eurocentrica?
La conclusione, infine, è così inaccettabile, da risultare per un credente quasi offensiva: il Concilio sarebbe stata un'operazione in grande stile di plagio che i teologi hanno consumato nei confronti dei vescovi. E i vescovi, allora, che ruolo hanno svolto? Nel migliore dei casi, se consenzienti, sarebbero stati complici; nel peggiore, sarebbero state pedine inconsapevoli nelle mani di altri. Ma quale Concilio è stato celebrato? Forse nemmeno i seguaci di mons. Lefebvre sono mai arrivati a tanto.

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