giovedì 25 aprile 2013

Capri espiatori e uomini della provvidenza

Come riuscire a tenere insieme, in questi giorni benedetti e angosciati, la primavera della Chiesa, di cui papa Francesco è il testimone profetico e coraggioso, e l'inverno della politica, che dopo lo stallo postelettorale sembra ormai in caduta libera?
Per quanto riguarda il primo aspetto, fa certamente un certo effetto rivedere oggi l'ultimo, strordinario film di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone (2011): una denuncia potentissima di una chiesa che smobilita le sue suppellettili inutili e impolverate, diventando un ricovero provvisorio per immigrati, dove il vecchio prete alla fine intona uno stentato e commosso "Adeste fideles" dinanzi alla nascita di un bimbo in quell'improvvisato villaggio di cartone, dentro una struttura di cemento armato ormai vuota. Il film si conclude con un messaggio forte: «O cambiamo il corso della storia o sarà la storia a cambiare noi».
Per quanto riguarda il secondo aspetto, vorrei ricordare ancora una volta lo scarto che emerge nettissimo nel film Lincoln fra due autentici leader, come il Presidente degli Stati Uniti e il capo dei radicali Thaddeus Stevens, rispetto alla folla anonima di ministri e politicanti, preoccupati solo di salvare solo il proprio potere. In uno dei passaggi più intensi del film, Lincoln a un certo punto afferma qualcosa del genere: «Un popolo si unisce nelle difficoltà».
Da questi due riferimenti si può ricavare un unico messaggio: viviamo una crisi profonda e sistemica, che attraversa le forme tradizionali della fede e della convivenza. Il loro impoverimento ci interpella, ci provoca con un appello diretto: un appello a impegnarci attivamente, radicalmente, riscoprendo una responsabilità civile profonda e non strumentale. Nelle difficoltà un popolo si tempra, mentre un branco di individui interessati solo a salvare la pelle (quasi sempre a scapito degli altri) è destinato ad essere travolto.
La crisi politica e le elezioni del Presidente della repubblica ci hanno fatto vedere di tutto: una destra opportunista che fiuta la possibilità di rimettersi in gioco e alza il prezzo, imponendo condizioni inaccettabili; un candidato con una storia di sinistra che si lascia tranquillamente strumentalizzare dal Movimento 5 stelle, dove qualcuno dichiarava apertamente di volerlo usare come un "cuneo in un legno secco"; un partito democratico che prima propone un candidato gradito alla destra, senza sentire i suoi gruppi parlamentari, poi ne sceglie un altro con un profilo opposto, fondatore dell'Ulivo, ottenendo finalmente l'appoggio unanime di tutti i grandi elettori e permettendosi il lusso - per la terza volta! - di impallinarlo. Senza dimenticare Scelta civica, che si riempie la bocca di Europa dalla mattina alla sera e non vota un ex-Commissario europeo!
Non so quale sarà la sorte di Letta, anche se temo che ci faranno assistere a un film già visto.
Ma la cosa più grave di tutti - forse - è l'illusione di poter dare risposte semplici a problemi complessi, con cui costruire un alibi di ferro per il nostro egoismo: mandare tutti a casa, ripianare il deficit tagliando i i costi della politica, fare un bel referendum sull'euro sono slogan che sono inaccettabili anche nel bar del mio paese…
In questo momento sembra però scattata proprio questa sindrome: concentrare tutto il male possibile in un capro espiatorio e tutto il bene possibile nell'uomo della provvidenza. Ad esempio, il Pd s'illude di autoassolversi facendo di Bersani il capro espiatorio e di Renzi l'uomo della provvidenza. C'è in giro una gran voglia di capri espiatori (non solo Bersani o Grillo, ma anche l'euro, le banche, la Germania…) e una grande voglia di uomini della provvidenza: Napolitano (che conosce bene il problema) l'ha detta chiaramente, invitando a non amplificare in senso salvifico il suo secondo mandato.
La denuncia di Ermanno Olmi insieme alle parole di Lincoln rappresentano un messaggio che interpella la comunità cristiana, la società civile e la politica: un vero popolo ritrova il senso dell'autentico legame civile quando accetta la sfida più difficile, che consiste nel riconoscere il corso della storia e decidere di cambiarlo. Da cima a fondo.

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