domenica 7 aprile 2013

Sentinelle inutili di una tomba vuota

«Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?"» (Gc 20,15).
Maria di Magdala era arrivata per prima, aveva notato qualcosa di strano ed era corsa a chiamare Pietro. Poi si era fermata sulla soglia del sepolcro; gettando lo sguardo in quella cavità vuota, dice tra le lacrime alle due figure che ora occupano la scena: «Hanno portato via il mio Signore». Improvvisamente nel dialogo s'inserisce un Altro. Maria gira il capo verso lo sconosciuto, che è in piedi fuori dal sepolcro, sperando di sapere qualcosa sulla salma del suo Signore, scomparsa miseriosamente; si sente chiamata per nome, si volta e lo riconosce. Niente impedisce di immaginare un abbraccio intenso, commosso, interminabile; altrimenti non si capirebbero le parole del Maestro: «Non mi trattenere». Il tempo della comunione piena non è ancora giunto, ora è il tempo dell'annuncio e della missione. Bisogna andare.
«Dite così: "I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hannno rubato, mentre noi dormivamo"» (Mt 28,13).
Uno scenario di segno completamente diverso. Anche qui un incontro, un annuncio, una promessa. Ma tutto suona terribilmente umano troppo umano; anzi: maschile troppo maschile. Menzogne, bustarelle, meschinità, connivenze. Fino all'autogol più clamoroso: la sentinella che dichiara di dormire in servizio e descrive un evento che non ha visto! Uno spaccato di un sottobosco politico-diplomatico-religioso, con un sottinteso cinico e disgustoso: il falso si può sempre coprire e la verità "utile" si può sempre "aggiustare" comprando la complicità di chi ci sta. Il contrasto tra la fede autentica e pulita delle donne e l'incredulità spregiudicata dei capi, sicuri di sterilizzare con la menzogna la fede dei semplici, non può essere più netto.
Il discrimine resta alla fine la tomba vuota. Come interpretare quella tomba vuota? Si può far rotolare anche la pietra del proprio cuore: guardare fuori, cercare fuori, lasciarsi incontrare dal volto che viene da fuori e, finalmente, rimettersi in cammino. Oppure fare salti mortali per tentare - disperatamente - di lasciare tutto com'era prima: negando attivamente l'evidenza e cercando di ridurre al silenzio i testimoni scomodi, o facendo finta di niente per non complicarsi la vita, illudendosi - tutt'al più - che si possa continuare tranquillamente a vigilare in modo indolore una tomba vuota.
La cosa peggiore è proprio questa: ridursi ad essere sentinelle inutili di una tomba vuota. Sentinelle addormentate, che non si sono accorte di niente. Non si sono accorte che il Maestro ha vinto la morte, ha scoperchiato il sepolcro, ha reso insignificante il luogo del nulla. Lui se n'è andato, se ne va per il mondo alla ricerca di testimoni credibili e appassionati, disposti a proclamare, sulla sua Parola, che «Dio è l'evento dell'unità della vita e della morte, a vantaggio della vita» (E. Jüngel).
Eppure c'è tanto cristianesimo frigido e sterile, in noi e fuori di noi, che se ne sta a vigilare in modo apatico una tomba vuota, senza accorgersi che c'è stata una resurrezione, che c'è e ci sarà una resurrezione. Quella pietra là fuori è rotolata, niente è più come prima, mentre la pietra che opprime il nostro cuore è ancora al suo posto, a opprimere e avvelenare i nostri giorni senza speranza.

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