domenica 12 maggio 2013

Madre o zitella?

Qualche giorno fa, rivolgendosi a 800 suore che partecipavano a Roma all'assemblea dell'Unione delle superiori generali, papa Francesco ha usato ancora una volta un'espressione semplice e potente, solo apparentemente "ingenua": «La consacrata è madre, deve essere madre e non "zitella"! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza».
Bisogna andare al di là della battuta (come credo si debba fare sempre quando parla papa Bergoglio), per coglierne il profondo significato teologico: frigidità e sterilità vanno di pari passo anche nella vita spirituale. Nello stesso tempo, però, la fecondità spirituale di una persona consacrata a Dio non è mai neutra: non si deve confondere sessualità e genitalità. C'è un modo inconfondibilmente maschile e un modo inconfondibilmente femminile di vivere la vocazione religiosa; non c'è un modo "neutro". È forse neutra la spiritualità di Ildegarda di Bingen o di Caterina da Siena? E quella di Madre Teresa di Calcutta? La sua autentica maternità spirituale è testimoniata da tutta la sua vita, dalle parole e dalle opere. Vorrei segnalare in proposito questa sua splendida preghiera, che attesta quella concreta e sconfinata dedizione che può nascere solo da un cuore di donna quando incontra l'Infinito:


 Signore, quando ho fame,
 dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, 
mandami qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante, 
fammi condividere la croce di un altro; 
quando non ho tempo, 
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento; 
quando sono umiliato, 
fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, 
mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,  
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me, 
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso, 
attira la mia attenzione su un'altra persona. 
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli,
che in tutto il mondo vivono poveri e affamati.
Da' loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e da' loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.
Madre Teresa di Calcutta 

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