mercoledì 19 giugno 2013

Troppa distanza tra miseria e misericordia

Mercoledì 19 Giugno 2013
CAPIRE FRANCESCO
"Lui non vuole una dogana
tra miseria e misericordia"
Il filosofo Luigi Alici, dopo le parole del Papa al convegno delle diocesi di Roma, invita a non scambiare il suo magistero con "una forma di simpatico folklore argentino". E ancora: "Non è indolore il fatto che il Papa metta il dito sulla necessità di avere pastori che odorino dell'odore delle pecore: da un lato, occorre evitare la separazione e la solitudine, dall'altro non cadere nell'eccesso opposto, nella tentazione di perdere l'asimmetria"
M.Michela Nicolais

Sarebbe “un tradimento inaccettabile” scambiare il magistero di Papa Francesco “con una forma di simpatico folklore argentino”. Luigi Alici, docente di filosofia morale all’Università di Macerata, non usa mezzi termini per commentare le parole molto forti usate da Papa Francesco aprendo il convegno della diocesi di Roma. Parole in cui “la brevità giova sicuramente all’efficacia, ma non va affatto a scapito dell’approfondimento”. Parole che “non sono pillole occasionali, ma stanno dentro un quadro molto chiaro”. Le abbiamo “fatte parlare”, intervistando il filosofo.

I cattolici, nella cultura attuale, sono una minoranza, è la denuncia del Papa: come reagire?
“Credo che ci siano, nel magistero del Papa, due parole chiave: miseria e misericordia, tra le quali non bisogna introdurre una dogana. In altre parole, suggerisce Papa Francesco, non ci devono essere ostacoli impropri che impediscano di raccordare la miseria e la misericordia. E gli ostacoli impropri sono quelli che, volontariamente o involontariamente, chiudono la Chiesa in un atteggiamento a volte autosufficiente, altre volte angosciato per la perdita della centralità, per il fatto cioè di non essere più una maggioranza. Soltanto se, invece, si ristabilisce un contatto diretto tra miseria e misericordia - che è garantito non dai nostri atteggiamenti, ma dalla grazia - allora si spalancano le porte delle periferie, in un itinerario di cui tutti avvertiamo l’esigenza. Andare nelle periferie, però, ci spiega sempre Francesco, non significa assumere un atteggiamento da ‘barboni spirituali’ o fare del pauperismo nel senso più banale e semplificato del termine. La grazia è veicolo di speranza: il cristiano deve essere consapevole che la parola che deve dare agli uomini di oggi è la parola della misericordia, che sblocca la miseria dal circuito della disperazione”.

Cristiani “rivoluzionari”, dunque, non “indifferenti”?“Il nostro è un tempo che odora di morte. Non possiamo rimanere insensibili alla disperazione, perché quando la miseria è abissale, nessuno può uscirne da solo. Il Papa, scattando una fotografia della città di Roma, mette in guardia contro l’indifferenza, tema molto caro anche a Benedetto XVI. L’indifferenza è un altro modo di dire relativismo: è l’indifferenza alle differenze. Per questo è importante riportare al centro dell’annuncio anche la cultura: l’invito di Papa Francesco è a tutto campo, perché anche a livello intellettuale bisogna far capire che la persona umana non può rassegnarsi all’indifferenza. A pensare che la vita e la morte, il bello e il brutto, il maschile e il femminile, la persona e la natura, siano identici. Per questo quella del Papa è una parola molto forte e profetica, sia sul piano pastorale che sul piano culturale”.

“Il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecore”, l’esortazione del Papa: la Chiesa è pronta per ascoltarlo?
“La comunione non si instaura per decreto, e tutte le scelte di Papa Francesco - a cominciare da quella del luogo in cui ha scelto di andare a vivere - vanno in questa direzione: il soggetto dell’evangelizzazione è la comunità, non sono degli agenti specializzati. All’interno della Chiesa, il Papa sta indicando alcuni eccessi che devono essere evitati: il primo, che già Rosmini denunciava nelle sue ‘Cinque piaghe’, è la separazione tra clero e popolo, che oggi è diventata anche separazione del clero al proprio interno, basti pensare ai preti che vivono da soli. Non è indolore il fatto che il Papa metta il dito sulla necessità di avere pastori che odorino dell’odore delle pecore: da un lato, occorre evitare la separazione e la solitudine, dall’altro non cadere nell’eccesso opposto, nella tentazione - evidente soprattutto nei preti più giovani - di perdere l’asimmetria, di diventare semplici amici dei ragazzi. L’educazione è sempre un rapporto asimmetrico, ma non autoritario, come quello tra genitori e figli”.

La grazia “non si compra e non si vende”: è questo il vero antidoto alla crisi?
“Sicuramente quello del Papa è un messaggio alternativo alla cultura dominante: sarebbe un tradimento inaccettabile scambiare questo messaggio con una forma di simpatico folklore argentino. Papa Francesco ha ripetuto più volte che ‘Dio non è uno spray’ e che la Chiesa non è una Ong. La misericordia è un valore sovversivo, non è un cosmetico spirituale, tanto che può implicare anche il martirio. La misericordia deve intercettare la miseria, altrimenti va sprecata. Deve andare nelle periferie, materiali ed esistenziali, altrimenti la comunità cristiana è frigida”. 
 
(intervista al Sir: http://www.agensir.it/sir/documenti/2013/06/00264279_lui_non_vuole_una_dogana_tra_miseria_e_mi.html)
 

Nessun commento:

Posta un commento