domenica 13 ottobre 2013

Matita rossa o matita blu per la scuola italiana?

Il film di Giuseppe Piccioni, che rinvia al libro omonimo di Marco Lodoli, ci offre uno spaccato della società italiana (e non solo) che ci interpella e ci mette in discussione. In una scuola romana di periferia, s'incontrano una preside puntigliosa, un vecchio professore geniale e "spompato", un giovane supplente che non vuole arrendersi. Le loro storie sono duramente messe alla prova (e alla fine in qualche modo arricchite) da ragazzi che sembrano provenire da un altro pianeta, vivere un'altra vita, parlare un altro linguaggio. La preside si scongela dinanzi a un ragazzino solo e malato, il vecchio professore ritrova un'allieva dei suoi anni migliori che riesce a rimotivarlo, il giovane supplente rivede qualche pregiudizio e trova buone ragioni per non mollare.
Al di là di questo esito improvvisamente positivo, che alla fine piomba su una storia disperata quasi come un deus ex machina, ricordando che la speranza è sempre l'ultima parola, colpisce la fotografia straordinaria e nitida della classe, dove tutti gli alunni - per un motivo o per un altro - sembrano covare una rabbia crescente e indomabile contro i propri genitori. Genitori lontani, senza volto e senza fascino, ultimo avamposto di una generazione insignificante e odiata, rispetto alla quale i ragazzi vorrebbero disperatamente rompere i ponti, senza riuscirci.
La scuola passa allora in secondo piano, come schiacciata da problemi più grandi di lei, ai quali riesce a (non) rispondere in modo evasivo e disordinato, attraverso i tre personaggi principali: o con il rispetto puntiglioso della legge, per non avere grane, o con la nostalgia del passato, per non ammettere il proprio declino, o con la generosità estemporanea del "supplente". Chi prova a cambiare qualcosa è colui che non è nemmeno integrato stabilmente nella scuola.
Ma la prospettiva si può e si deve rovesciare: la scuola è schiacciata da problemi più grandi di lei, perché la società la considera l'ultimo dei problemi: un parcheggio costoso e inutile. E i ragazzi sono i primi ad accorgersene, sulla propria pelle.
A partire da questa provocazione, vorrei dedicare i prossimi post a un percorso di riflessione sulla scuola: sulla sua vocazione formativa, sul suo difficile rapporto con la società, sul suo futuro precario e incerto.
Cercherò di farlo chiedendo ai miei lettori di entrare in dialogo, provando anzitutto a segnalare quali sono, a vostro avviso, le emergenze più acute e quali le possibili risposte.
Provarci può essere una sfida e forse anche una scommessa.

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