sabato 30 novembre 2013

Evangelii gaudium: la sorpresa di papa Francesco

Dopo quasi nove mesi dalla elezione di papa Francesco, è ormai terminata la "luna di miele" e si sta disegnando uno scenario che può essere valutato prescindendo dalle reazioni più emotive ed epidermiche. Ormai mi pare che si vadano profilando tre diversi scenari di risposta, nei quali spesso si mescolano stranamente credenti e non credenti: in un primo gruppo collocherei la folla degli entusiasti, sicuramente la stragrande maggioranza;  un terzo gruppo, certamente minoritario, raccoglie quelli che masticano amaro e sopportano, in attesa che questo papa "sia dia una calmata" (qui collocherei, per ragioni opposte, non pochi pastori e insieme i laicisti più incalliti, che hanno bisogno come l'aria dello stereotipo di una chiesa oscurantista per agitare il vessillo del progressismo); il secondo gruppo è una specie di "terra di mezzo", sfumata e quasi invisibile, in cui si mescolano indifferenza e calcolo opportunista (soprattutto in chi sta cercando rapidamente di riposizionarsi, magari cambiando slogan e citazioni). 
In questi giorni, però, papa Francesco ci ha stupito ancora una volta: il 24 novembre, giorno di chiusura dell'anno della fede, ha promulgato una esortazione apostolica sull'annuncio della fede nel mondo attuale, in cui vengono autorevolmente riassunti e rilanciati i punti qualificanti del Sinodo del 2012 sulla evangelizzazione. Molto di più che un'enciclica: un testo straordinariamente ampio e organico (220 pagine!), che ci viene affidato come un vero e proprio manifesto programmatico, nel quale stanno insieme analisi e proposta, il linguaggio affascinante dell'esortazione spirituale e l'energia propositiva di un autentico atto di governo. Un testo non anonimo e burocratico, ma intimamente ed esplicitamente "bergogliano": in ogni riga emerge nitido il timbro inconfondibile del suo periodare, delle sue immagini, della sua carica travolgente.
Vorrei tornare in futuro su questo testo, che merita una lettura attenta e condivisa.
Qui mi limito a segnalare alcune espressioni particolarmente efficaci, in qualche caso davvero fulminanti, tratte dai cinque capitoli in cui si suddivide il testo.

I- LA GIOIA DEL VANGELO
"Il grande rischio del mondo attuale… è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro" (2). Nemmeno i cristiani spesso fanno eccezione: "Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua" (5). In tale situazione non ci si deve attendere tutto dal magistero papale: "avverto la necessità di procedere in una salutare 'decentralizzazione'" (16). Il messaggio fondamentale è quello di una Chiesa "in uscita", “una Chiesa con le porte aperte" (39), capace di "avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno" (25)

II - LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA
Il "discernimento evangelico" è particolarmente urgente nell'epoca in cui dominano la "cultura dello scarto" (53) e la "globalizzazione dell'indifferenza" (54). "Il  sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice" (59): parole di una chiarezza inequivocabile. In tale contesto papa Francesco denuncia - con una chiarezza altrettanto inequivocabile - il pericolo che i cristiani si trasformino "in mummie da museo" (83) e che la Chiesa si lasci tentare da una "mondanità asfissiante" (97), come si legge nel capitolo successivo. 

III - L'ANNUNCIO DEL VANGELO
Una testimonianza attraente e luminosa di comunione fraterna, che ha la sua radice nel primato della misericordia ("la Chiesa dev'essere il luogo della misericordia gratuita": 114),  deve, tra l'altro, reagire agli eccessi di clericalismo, allargare "gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa" (103), impegnarsi in "una migliore selezione dei candidati al sacerdozio" (107). Senza cadere "nella vanitosa sacramentalizzazione della propria cultura" (117), la nuova evangelizzazione implica un "nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati" (120). A partire dal primato della Parola di Dio si debbono porre tutti i carismi al servizio della comunione, impegnandosi in una catechesi kerygmatica e mistagogica, che non dimentichi la centralità del popolo di Dio, "infallibile 'in credendo'" (119). Molto interessanti, in particolare, gli approfondimenti sulla pietà popolare e sull'omelia, al quale viene dedicato una trattazione molto ampia ed esigente ("Un predicatore è un contemplativo della parola ed anche un contemplativo del popolo": 154).

IV -LA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EVANGELIZZAZIONE
Esiste un rapporto stretto tra confessione della fede e impegno sociale: la proposta del Vangelo "è il Regno di Dio… si tratta di amare Dio che regna nel mondo" (180). La conseguenze non sono indolori: "La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli" (183). Ne derivano due ampi approfondimenti: 
1) l'inclusione sociale dei poveri - qui si trovano le parole più forti, che toccano il cuore di Francesco, a cominciare da un'affermazione di fondo: la "funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni" sono "realtà anteriori alla proprietà privata" (189). L'opzione per i poveri è prima di tutto "una categoria teologica" e il papa ne ricava un principio forte: "Desidero una Chiesa povera per i poveri" (198). In realtà molto più che un desiderio. Occorre però pronunciarsi sulle cause della povertà: "Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del del mercato"; senza proporre un "populismo irresponsabile", papa Francesco è convinto che "l'economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi" (204). Lo stesso problema dell'aborto, inserito in modo appassionato e insieme non ossessivo dentro questa cornice, assume una luce nuova.
2) Il bene comune e la pace sociale - per avanzare nella costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternità, papa Francesco suggerisce 4 principi molto originali, sui quali si dovrà riflettere attentamente: 
a) il tempo è superiore allo spazio ("occuparsi di "iniziare processi più che di possedere spazi": 223); 
b) l'unità prevale sul conflitto ("sviluppare una comunione nelle differenze" : 228); 
c) la realtà è più importante dell'idea ("passare dal nominalismo formale all'oggettività armoniosa": 233); 
d) il tutto è superiore alla parte (azione pastorale e azione politica debbono raccogliere, come in un poliedro, "tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità": 236). 
In tale prospettiva il dialogo sociale è un contributo fondamentale per la pace; un dialogo che impegna i cristiani a livello ecumenico e interreligioso

V - EVANGELIZZATORI CON SPIRITO
L'ultimo capitolo contiene un appello accorato ad accogliere lo spirito della nuova evangelizzazione, alimentato dalla preghiera e dal recupero della contemplazione, in uno slancio senza limiti: "La nostra tristezza infinita si cura con un infinito amore" (265). Dobbiamo ritrovare la missione al cuore del popolo: "Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo" (273). L'incontro con Maria assume a questo punto un fascino contagioso: "Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza" (286).

Questo rapidi cenni possono offrire solo uno schizzo schematico e riduttivo di un testo ampio e impegnativo, ma alla portata di tutti. Un giorno dopo l'altro, con il sorriso sulle labbra, papa Francesco sta togliendo ogni alibi alla nostra inerzia e alle nostre pigrizie.

1 commento:

  1. questo Papa dovrebbe essere preso come esempio negli ambiti più disparati: dalla politica agli ambienti lavorativi, ecc... Avere un incarico di qualsivoglia natura dovrebbe essere innanzitutto uno stimolo a dare il buon esempio, mentre sempre più spesso si obbligano altri a fare sacrifici, senza assumerne la responsabilità, che, chissà poi perché, è sempre di qualcun altro! I politici che debbono attuare tagli e aumentare le tasse alla popolazione, lo fanno perché glielo chiede l'Europa, i dirigenti che licenziano o controllano il lavoro dei propri collaboratori, lo fanno perché glielo chiedono gli azionisti o il mercato, ecc...ecc... mai nessuno che si assuma le proprie responsabilità? Questo Papa dimostra che invece è possibile. W Papa Francesco!

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