domenica 24 novembre 2013

La "cellula del buon consiglio": condividere la deliberazione pratica

(Paul Ricoeur, 1913 - 2005)
L'epressione "cellula del buon consiglio", da cui prende il titolo il IV° "Colloquio di etica" (Macerata, 27-28 novembre 2013) è stata coniata da Paul Ricoeur per indicare quella forma di condivisione nella scelta, cruciale soprattutto in bioetica e nell’etica della cura, quando malato, équipe medica e rete familiare sono coinvolti in una decisione particolarmente difficile. In tali circostanze, dinanzi ad eventi di straordinaria complessità e criticità, quando la posta in gioco è più ardua e complessa e appare indispensabile una rete di reciprocità interpersonale che accompagni e renda possibile l’atto del “decidere insieme”, spesso aumentano la solitudine e l’abbandono.
Nell’opera Sé come un altro Ricoeur unifica in una trattazione autonoma – quasi una «piccola etica» – una trama di istanze morali che attraversano tutta la sua opera; qui, in particolare, interrogandosi intorno all’identità del soggetto morale, egli pone a confronto due paradigmi fondamentali: la “prospettiva etica”, che esprime l'impianto teleologico della tradizione aristotelica, incentrata sul valore della vita buona, e la “norma morale”, riconducibile all'impianto deontologico della tradizione kantiana, incentrata sull’universalità e coercizione del dovere. I due paradigmi non sono alternativi, ma possono essere messi in circolo attraverso la seguente scansione: anzitutto, teorizzando il primato dell'etica sulla morale; in secondo luogo, lasciando che l'etica si sottometta alla prova della norma; infine, ammettendo la possibilità di un rinvio della morale normativa all'etica del fine, in presenza di situazioni insuperabilmente conflittuali, nelle quali la possibilità di elaborare un “giudizio in situazione” chiama in causa una forma di giusta condivisione della deliberazione pratica.
«L’arbitrio del giudizio morale in situazione – scrive Ricoeur – è tanto minore quanto più colui che decide – sia esso o no in posizione di legislatore – ha preso consiglio da uomini e donne reputati come i più competenti e i più saggi. La convinzione che suggella la decisione beneficia allora del carattere plurale del dibattito. Il phrónimos non è necessariamente un solo uomo» (Se come un altro, Milano 1993, p. 381). Richiamandosi a tale contesto, Ricoeur conia l’espressione di “cellula del buon consiglio” per indicare quella forma di “reciprocità degli insostituibili”, attraverso la quale malato, équipe medica e rete familiare sono coinvolti in una decisione difficile, come «un’entità che non è noi e non è egli, bensì una relazione di prossimità al di là dell’aspetto istituzionale» (Etica e vivere bene: conversazione con Paul Ricoeur, in Aa.Vv., Il male, Milano 2000, p. 6). Anche altrove egli riafferma che «la decisione… presa all’interno di una cellula di consiglio» investe il «giudizio morale in situazione», attraverso il quale «la verità consiste nella convenienza del giudizio in situazione. A buon diritto, potremmo parlare di giustezza aggiunta alla giustizia» (Il giusto, II, Cantalupa 2007, pp. 92-93).
A partire da questa suggestione ricoeuriana prende corpo il IV° Colloquio di etica, in continuità con i Colloqui precedenti, ai quali corrispondono altrettanti volumi, pubblicati da Aracne Editrice, nella Collana “Percorsi di etica”, sempre a cura del sottoscritto: La felicità e il dolore. Verso un’etica della cura, 2010; Il dolore e la speranza. Cura della responsabilità, responsabilità della cura, 2011;Prossimità difficile. La cura tra compassione e competenza, 2012.
Il IV° Colloquio s’interroga intorno alle forme della condivisione nella deliberazione pratica, provando a tematizzare la figura del giudizio morale “in situazione” in rapporto ad eventi di straordinaria complessità e criticità, nei quali può risultare non solo lecito ma addirittura doveroso postulare una rete di reciprocità interpersonale – simmetrica e asimmetrica – che accompagni e renda possibile l’atto del “decidere”, attraverso la responsabilità condivisa del “consigliare”.
Scaturiscono da questo concorso di fattori una serie di interrogativi, che saranno al centro del Colloquio: fino a che punto l’atto della deliberazione pratica può essere allargato oltre la cerchia della responsabilità personale, in modo da potersi giovare di una “cellula del buon consiglio”, capace di offrire nella scelta una sorta di sussidiazione senza sostituzione? Come si può disegnare, di conseguenza, il rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva? Come cambia, infine, il profilo delle questioni quando si passa dalla rete di cura, nell’orizzonte dei “rapporti corti”, alle modalità più complesse della partecipazione nella sfera pubblica?
Assumendo tali interrogativi, il Colloquio si articola in tre sessioni:
-      la prima (“La deliberazione pratica: aspetti etico-antropologici”) intende istruire il problema a partire da un doppio approccio: discernimento e ragione dialogica tra personalismo ed ermeneutica (A. Domingo Moratalla); rilettura della questione tra passato e presente (A. Da Re);
-       la seconda (“La rete di cura: fiducia e responsabilità”) si concentra sul tema della responsabilità nella rete sanitaria, chiamando in causa il valore del consulto e del “secondo parere”, sotto il duplice aspetto del “buon consiglio” ma anche di una possibile abdicazione alla responsabilità di cura (Scandellari); tema ulteriormente ripreso nella forma di tavola rotonda fra competenze di ordine medico-legale (Cingolani), clinico-sanitario (Latini, Sbriccoli) e formativo (Mercuri);
-      la terza (“Sfide della responsabile collettiva”) allarga lo spettro di attenzione oltre la sfera della relazione di cura, chiamando in causa due ambiti applicativi emergenti nella sfera pubblica: la democrazia deliberativa (Viola) e la rete (Fabris).
Scarica la locandina con il programma:

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