giovedì 21 novembre 2013

Quando la misericordia oltrepassa la miseria

Arrivo a Collevalenza in un giovedì di novembre, primissimo pomeriggio, dopo una mattina di lavoro affannato. Appena oltrepassiamo Foligno la campagna umbra, ancora gonfia di pioggia, si concede a una luce intensa e splendente. Qualcuno ne approfitta per completare la raccolta delle olive. Poche auto. Un momento magicamente sospeso tra cielo e terra. In lontananza s'intravedono i monti martani e ormai sulla destra spunta il campanile del santuario: quando, ormai molti anni anni fa, il pulman, arrancando su una strada bianca, guadagnava l'altipiano, gli occhi dei pellegrini erano alla ricerca di quella sagoma coraggiosa e insolita che s'indovinava dietro le impalcature e si potevano misurare - da un mese all'altro - i progressi nei lavori. Gli ultimi chilometri trascorrevano in un silenzio profondo: l'incontro con la Madre (come per antonomasia tutti chiamavano - e chiamano - Madre Speranza) era qualcosa di fascinosum et tremendum, l'avvertimento che in quella persona così austera e affabile l'ordinario era enigmaticamente sempre in contatto con lo straordinario.
Arrivo per un seminario sulla speranza ("La speranza sfida la miseria"). Nel santuario, da qualche tempo, è nato un centro studi sulla misericordia: ci si incontra, ci si interroga, si dialoga, si mettono in cantiere dei libri. Siamo pochi, forse privilegiati: qualche professore, un gruppo di studenti e giovani ricercatori. Il clima ideale. Francesco Viola è un filosofo del diritto dell'Università di Palermo autorevole e aperto, che trova il tempo per discutere con noi. "La speranza come ermeneutica della storia": a differenza dell'antica speranza pagana, legata a ciò che non conosciamo, la speranza cristiana si radica nella fede in un Dio che aiuta; l'aiuto trasforma la fede in fiducia e apre alla cooperazione. Tommaso: "la fede contiene virtualmente tutte le cose sperate", per questo è ordinata alla beatitudine. La speranza cristiana è aperta a qualcosa che crescerà, non a qualcosa che deve venire. Taylor: la cultura moderna riabilita e libera aspetti trascurati dal cristianesimo. Il grande tema dei diritti umani ("i diritti umani sono i diritti tuoi, non i diritti miei"), il dibattito complesso tra bioetica ed ecologia, l'appello alla comunità umana oltre il tribalismo identitario: ecco alcuni orizzonti che contengono germi fecondi di speranza e che un cristiano deve saper intercettare.
Giuseppina De Simone, una fine studiosa del pensiero filosofico contemporaneo, docente alla Facoltà teologica dell'Italia meridionale, ci aiuta a comprendere che cosa può accadere "quando la miseria si fa speranza". In un tempo in cui domina il senso del naufragio e dell'assenza di orizzonti, non mancano voci che meritano di essere ascoltate: Recalcati ci aiuta a riconoscere gli effetti perversi della logica dominante del godimento smarrito e della nostalgia del padre; Jaspers ci ha insegnato che ogni "situazione-limite" custodisce un'istanza di trascendenza; Meister Eckhart ha scritto che la zizzania non distrugge il seme di Dio in noi, può solo coprirlo; Scheler invita a riabilitare le virtù, a ricentrare il vissuto in un'interiorità in cui alberga il primato dell'umiltà e della riverenza.
L'incontro con Madre Speranza diventa tangibile nell'archivio, organizzato e vegliato con amore e intelligenza da padre Mario. Segni che parlano: una vita provata dal dolore e dall'incomprensione, che si è lasciata attraversare da cima a fondo dalla dedizione e dalla speranza. La beatificazione ormai imminente porterà finalmente alla luce una testimonianza erorica ed esemplare che non può più rimanere nell'ombra, né essere mortificata dentro il cliché di un miracolismo facile, dinanzi al quale siamo tentati di rimanere spettatori passivi e disimpegnati. 
Ritengo che una lettura attenta di tutti gli scritti di Madre Speranza possa restituirle il posto che le spetta nella storia della Chiesa: l'altezza di una mistica che si è lasciata coinvolgere nel mistero - umanamente quasi insostenibile - di una misericordia che oltrepassa infinitamente la nostra miseria. 
Alcune sue espressioni meritano di essere scritte nel libro d'oro della mistica al femminile: 
"Mi sento ferita dal suo amore e il mio povero cuore non sa resistere alle sue carezze dolci e delicate e le fiamme del suo amore mi incendiano fino al punto che mi sembra di non poter resistere".

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