sabato 7 dicembre 2013

Ildegarda di Bingen, l'anima come vento di desiderio

Ildegarda di Bingen (1098-1179) è certamente una delle figure più affascinanti e straordinarie della mistica cristiana: monaca benedettina e badessa autorevole, poetessa e musicista, naturalista e teologa, già venerata con il titolo di santa dalla tradizione popolare sin dal XIII secolo, è stata proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012.  
Primogenita di dieci figli, di salute estremamente cagionevole, sin dalla prima infanzia la sua vita è costantemente accompagnata dal dono della visione. Lascia ben presto il monastero di Disibodenberg, dove entra da piccola, per fondare prima una comunità femminile a Rupertsberg, poi a Bingen. Monaca controcorrente e anticonformista (si definiva una «piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio»), lasciava anche che le monache si vestissero festosamente, per salutare con canti le festività domenica. Sua una mole impressionante di opere, che spaziano dalla filosofia alla medicina, dalla poesia alla musica; al centro sta la nozione di Viridas, termine con il quale Ildegarda indica l'energia vitale che è alla base del rapporto di perfetta armonia tra il microcosmo umano e il macrocosmo naturale, alleato prezioso anche per curare malattie. Ha fondato una Lingua ignota, una delle prime lingue artificiali. È stata al centro della vita spirituale del secolo: il rapporto con Federico Barbarossa non le impedisce di sfidarlo con parole durissime quando l'imperatore opporrà due antipapi ad Alessandro III. Non esita ad uscire dal monastero compiendo viaggo molto impegnativi, che le consentiranno addirittura di predicare nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Werden.
È apparsa recentemente un'edizione italiana del Libro dei meriti di vita, un'opera ampia e impegnativa, divisa in sei parti, che anticipa il successivo Libro delle opere divine. Due affreschi stupefacenti, dove le visioni di Ildegarda assumono un potente e maestoso afflato cosmico.
Nel Libro dei meriti di vita Ildegarda fa parlare le virtù e i vizi; in questo contraddittorio vivace e polemico emerge la sua visione profetica e spirituale, in cui luci e colori, ammonimenti severe e dolci esortazioni s'alternano con un sapiente dosaggio dei contrasti, fra immagini animalesche e promesse di armonia. Una lettura certamente impegnativa, che ripaga ampiamente la fatica se la si affronta senza curiosità e impazienza.
Riporto qualche passo, senza la minima pretesa di riassumere.
Così risponde l'amore celeste all'amore del secolo: «Tu sei in condizione di grave stoltezza: desideri aver la vita in una favilla di cenere, e non cerchi quella vita che mai, nella bellezza della gioventù, inaridirà, né verrà meno nella vecchiaia. Sei priva di ogni luce, ti trovi in una nera caligine e ti avvoltoli nella volontà umana come un verme» (p. 64).
Così risponde la misericordia alla durezza d'animo: «Tu non sei degna di avere alcun tratto umano, ma di te si coglie soltanto uno sguardo terribile, privo di misericordia; sei fumo ripugnante nel nero della malvagità. Io invece nell'aria e nella rugiada, in ogni viridità sono soavissimo stelo d'erba, ed il mio cuore è pieno nel prestare soccorso a ciascuno. Infatti fui presente a quel Fiat da cui discesero tutte le creature che servono l'uomo; ma tu in quella occasione fosti esclusa» (p. 67).
Straordinaria immagine dell'anima: «L'anima possiede sospiro, desiderio, volontà, ed è a contatto con la carne, che è sorta dalla terra… Sorga velocemente l'uomo al sospiro dell'anima con cui tendere a Dio, si levi più prontamente al desiderio con cui abbracciare Dio ed abbia ardita volontà di amare Dio. L'anima… è come il vento che soffia sugli steli d'erba; è come la rugiada che vi cade sopra; è come l'aria della pioggia che li fa crescere. Percio l'uomo offra la sua buona volontà a chi la desidera. In che modo? Sia vento nell'aiutare i miseri, rugiada nel consolare gli abbandonati, aria di pioggia nel soccorrere che viene meno de nel rifocillarli» (p. 156).
Nessuno è per natura lontano da Dio: «C'è mai stato un uomo al mondo privo della scienza del bene e del male? No. Dalla scienza del bene e del male l'uomo deriva l'amore ed il timore nei confronti di Dio, affinché in essi ponga mano all'aratro, faccia sì che il proprio campo divenga produttivo, elimini le erbacce, le sradichi e non si stanchi in questa fatica; questa è una grande testimonianza e una grande cosa, il fatto che cielo e terra non possono sovvertire quest'ordine; cielo e terra infatti non tendono ad altro che a ciò per cui sono stati stabiliti» (p. 169).
Così risponde all'avidità la "pura ufficienza": «Nulla ti basta. Io invece siedo sopra le stelle, dato che tutti i beni di Dio mi bastano; mi rallegro del dolce suono del timpano, quando in Lui confido. Bacio il sole, quando me lo godo nella gioia. Abbraccio la luna, quando la stringo nella carità e quando mi è sufficiente ciò che cresce grazie a loro. Perché dovrei desiderare più di quel che ho bisogno? Dato che per tutti io ho misericordia, la mia veste è bianca seta» (pp. 297-298).
Infine, nella gloria celeste anche le parole vengono meno: «Nel chiarore che ho descritto stava un chiarore molto maggiore e infinito. Cercavo di osservarlo, ma lo splendore del suo fulgore era così abbagliante che non ero in grado di vedere bene… tuttavia intuivo che in esso stavano la bellezza di tutti gli ornamenti, le delizie delle delizie, i gaudi dei gaudi della più completa beatitudine in misura tale che né l'occhio dell'uomo ha mai potuto vedere, né l'orecchio ha potuto udire, né il cuore ha potuto raggiungere… La gloria del paradiso… è inoltre adorna della bella floridità che non appassisce, è perfusa dal soavissimo profumo degli aromi, è ricolma di innumerevoli delizie di cui si rallegrano le anime purificate da ogni genere di peccati» (pp. 361-363).

Ildegarda di Bingen, Come per lucido specchio. Libro dei meriti di vita, a cura di L. Ghiringhelli, Mimesis, Milano - Udine 2013.

Per chi desidera conoscere la vita di Ildegarda, consiglio lo splendido romanzo di L. Tancredi, Ildegarda, la potenza e la grazia, Città Nuova, Roma 2013.

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