lunedì 14 aprile 2014

L'angelo della gratitudine

Autonomia ingrata

«Invece di lamentarvi del fatto che Dio si è nascosto, ringraziatelo del fatto di essersi tanto rivelato»
(B. Pascal)
«Gli angeli stanno per così dire al margine del mondo degli uomini.
Essi vi entrano movendo da Dio,
            compiono il loro servizio
e tornano a scomparire nel mistero del cielo»
(R. Guardini)


Stiamo, forse, smarrendo la confidenza con la gratitudine, che è molto di più di un ringraziamento occasionale: è un modo di essere, uno stile di vita. Una virtù. Rischiamo di smarrire, di conseguenza, anche il contatto con una sorgente sotterranea di significati che ci avvicinano al mistero della nostra origine: grazia ed eucaristia, non a caso, stanno diventando parole ormai esiliate dalla vita. La gratitudine non è una domanda, è una risposta; una risposta libera e stabile, che rifiuta la logica prevedibile dello scambio e cerca di cor-rispondere allo stupore dinanzi a un evento benefico e inatteso. Non si ringrazia per un contratto o una negoziazione, frutto di calcoli interessati, né per un atto unilaterale che ferisce e umilia: si ringrazia per un eccesso di bene gratuito, che supera le nostre attese. Si dice grazie alla grazia.
Risposta sublime a un dono gratuito, la gratitudine è l’unica restituzione possibile quando tale dono è immeritato e infinito. Dobbiamo però accorgerci di essere toccati, anzi visitati dal Bene. Oggi, invece, i confini fra il mio e il tuo sono presidiati da porte blindate, cancelli automatici, telecamere e sistemi di allarme. La mia infanzia è passata attraverso un gesto quotidiano di apertura, in senso letterale e simbolico: al mattino, appena alzato, mio padre metteva la chiave alla porta di casa e la toglieva la sera, prima di andare a dormire. La vita quotidiana si svolgeva a porte aperte; solo il sonno autorizzava a chiuderle. In campagna anche la più umile casa di contadini “dava” (il verbo non era casuale) su un’aia larga e accogliente; la piazza non è un’invenzione della città. Tornando oggi a visitare quei luoghi, trovo recinzioni soffocanti e severe; ricchezza e paura sono legate a filo doppio e non si può rinunciare alla prima per liberarsi dalla seconda: una vita blindata è il prezzo da pagare.
Ma c’è una corazza interna, ben più pesante: in un mondo di “io” senza “noi” aumenta la vicinanza esteriore e cresce la distanza interiore tra le persone. Paradossalmente, aumentano le preferenze e crescono le dipendenze. Nei treni e negli autobus stipati ci nascondiamo dietro una maschera che recita stupide chiacchiere di circostanza, aggrappandoci a piccoli schermi luminosi che ci fanno uscire da un mondo per entrare in un altro, differente solo perché resta l’illusione di poter staccare la spina quando vogliamo. Contatti senza legami: le relazioni si possono accendere o spegnere quando ci pare e non è necessario disinfettarci ogni volta mani e piedi. Autonomia ingrata: così potrebbe intitolarsi il manifesto del nostro tempo.
Vogliamo toccare senza essere toccati; parlare senza ascoltare; cercare senza essere cercati. Immersi in un ininterrotto rumore di fondo, che genera confusione dei messaggi in un «colossale “inquinamento immaginifico”», non sentiamo il brusio degli angeli. Perché noi siamo visitati. Viviamo in un universo abitato dal senso, e per questo non muto. La parola passa attraverso la luce morbida dei pomeriggi di marzo, quando le prime gemme dei peschi scommettono sulla primavera in arrivo. Passa attraverso occhi troppo bambini, in bilico tra sorriso e paura di fronte ad occhi troppo adulti, o attraverso lo sguardo severo di un vecchio, che insegue invano la nostra frenesia distratta. Passa attraverso un pensiero buono, che ti nasce dentro, non si sa come, e d’improvviso ti mette in pace con te stesso e ti fa venire voglia di ricominciare. Passa attraverso la Parola, una Parola ascoltata tante volte, per te ormai logora e vuota, che una volta – quella volta – parla improvvisamente per te una lingua sconosciuta, ti dice cose mai udite prima e ti fa meravigliare  dinanzi a un mondo impensato.
Nella fede cristiana gli angeli sono messaggeri di Dio: «Ci rimandano a Dio. Aprono il nostro sguardo al mistero di Dio. Istituiscono il collegamento tra cielo e terra, tra Dio e uomo». Il loro luogo è nel punto di contatto fra trascendenza e storia, «come il lato del cielo affacciato sulla vita della terra». Grazie agli angeli, la vicinanza di Dio diviene per noi concretamente sperimentabile; secondo Grün, essi si lasciano incontrare e per questo non sono propriamente oggetto di fede: «Non possiamo credere negli angeli… Noi possiamo credere solamente a Dio». In quanto creature spirituali, «possono venire a noi attraverso le proprie forze psichiche, attraverso altri uomini e nei sogni, spiegarci la vita, soccorrerci e salvarci». Ognuno di noi, nel proprio intimo, «ha bisogno di avere spazi particolari di protezione e di ancoraggio rigeneratore. Qui dimorano in lui gli angeli che lo introducono nella leggerezza dell’essere, nella tenerezza, nell’amore e nel piacere della vita». Romano Guardini aggiunge: «Forse si può dire che l’angelo aiuta l’uomo a essere se stesso, a esistere».
Nessuna concessione miracolistica, però, né alcuna regressione politeistica: «Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?» (Eb 1,5). Anche in questo caso, la fede ci aiuta a sollevare il velo dell’invisibile, ad affacciarci sul mondo dello spirituale, che attraversa cielo e terra, senza facili antropomorfismi, che comportano la rinuncia alla trascendenza, e stando alla larga da ogni ingenuo esoterismo in salsa New Age, che svuota la storia della salvezza trasformandola in uno spensierato sogno naïf. Lungo questa strada, ieri ritenuta impraticabile da un materialismo a buon mercato e oggi insidiata, al contrario, da uno spiritismo che è la contraffazione più volgare dello spirituale, possiamo ritrovare domande importanti e a lungo rimosse: quale altra creatura può soccorrere la nostra identità fragile e ferita, e aiutarla a ritrovare se stessa, se non un essere spirituale stabilizzato nella grazia, in cui la potenza è senza debolezza, la luce senza ombra, l’esultanza senza afflizione?
In un certo senso, l’angelo che celebra la gloria del creatore è ontologicamente gratitudine, gratitudine allo stato puro. I suoi messaggi possono essere diversi, a seconda delle persone e delle circostanze, ma la cifra spirituale che li forma e li accompagna è sempre la gratitudine. Ognuno di noi è destinatario di qualche messaggio speciale, nelle piccole e grandi occasioni della vita. Per poterlo ricevere, dobbiamo però saper riconoscere e accogliere chi ce lo comunica. Non ci sono messaggi senza messaggeri. Quando si solleva il velo dell’invisibile, grazie e gratitudine entrano insieme, in punta di piedi, nella nostra vita. In questo caso davvero si può dire: il medium è il messaggio.
Nel suo «avvento di dolcezza», il Dio cristiano, secondo Pascal, è un Dio della discrezione: la sua parola non è mai invadente, la sua luce non è mai accecante. Lo spazio, anche ridotto, della nostra libertà è sempre rispettato: se Dio «avesse voluto vincere l’ostinazione dei più impauriti, l’avrebbe potuto, svelandosi così apertamente ad essi, che non avrebbero potuto dubitare della verità nella sua essenza, così come apparirà l’ultimo giorno, con un tale fragore di fulmine e un tale sconvolgimento della natura che i morti risusciteranno e i più ciechi lo vedranno». Alla fine, invece, è nel chiaroscuro della storia che si decide la vita: «Vi è abbastanza luce per quelli che non desiderano che di vedere e abbastanza oscurità per quelli che hanno una disposizione opposta».
In questa “terra di mezzo”, chiunque può essere l’angelo della gratitudine per noi, anche noi possiamo esserlo per gli altri. Negli incontri che contano ci è affidata una parola che è un dono per tutti: saremo noi a decidere se la mezza luce può essere quella del tramonto o dell’aurora. Per ogni creatura la grazia è la prima parola, la gratitudine l’ultima.


Indice

Introduzione. Autonomia ingrata

1. Stupore
1.     Indifferenza
2.     “Sussurro di una brezza leggera”
3.     Il tirocinio del silenzio

2. Riconoscenza
1.     Misconoscimento
2.     “Vedi questa donna?”
3.     Responsabilità della memoria

3. Promessa
1.     Sì e no
2.     “In verità io ti dico”
3.     Il vincolo del dono

4. Fedeltà
1.     Diffidenza
2.     “Una scala poggiava sulla terra”
3.     Di generazione in generazione

5. Misericordia
1.     L’angelo dagli occhi tristi
2.     “Gli corse incontro”
3.     Per-dono

Commiato
L. ALICI, L'angelo della gratitudine, Ave, Roma 2014 (Introduzione

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