giovedì 31 luglio 2014

Reciprocamente: partecipare cooperare generare



Promossa dalla Fondazione Lavoroperlapersona (www.lavoroperlapersona.it), dal 21 al 25 luglio 2014 si è svolta a Offida la seconda edizione della Summer School per giovani ricercatori, sul tema: Reciprocamente: partecipare cooperare generare. 
La Summer School ha l'intento di costruire un laboratorio per sperimentare concretamente l’interdisciplinarità; offrire ai giovani ricercatori una ulteriore e qualificata opportunità di studio, confronto e lavoro in team utile al loro percorso professionale; creare una comunità di ricerca sui temi e i progetti d’interesse della Fondazione.
IL progetto s'inquadra in un ciclo triennale sul tema dei beni relazionali: il connubio inscindibile di lavoro e persona si colloca all’interno di un’antropologia relazionale, come stimolo essenziale anche per l’economia, il mercato e l’impresa, non più espressioni di socialità puramente strumentale, le cui attività vengono mosse esclusivamente dal tornaconto individuale o di pochi, quanto piuttosto luoghi generativi di un orizzonte che superi le logiche del mero profitto - indicatore comunque significativo del buon funzionamento dell’impresa - e l’idea classica di soggetti imprenditoriali impegnati nella sua esclusiva massimizzazione.
Secondo Martha Nussbaum nel “bene relazionale” la relazione è il bene, in cui l’unità di misura non è più rappresentata dal singolo individuo ma da un’eccedenza quasi inattesa, che occorre imparare a conoscere e rendere feconda. La condivisione e l’interazione determinano il bene, inaugurando uno spazio terzo e facendo emergere un valore che oltrepassa i soggetti in causa, le volontà individuali e le strutture messe in campo. Proprio questo carattere emergente e la sua dimensione di terzietà rappresentano la sfida più suggestiva per andare oltre ogni strumentalità, persino in ambito economico, e rovesciare un paradigma schiavo dello scambio per pensarne uno capace di nuovi fondativi antropologici.    
Secondo Leonardo Becchetti, economista dell'Università di Roma Torg Vergata, che ha inaugurato la Summer School, la possibilità di superare i vari riduzionismi (antropologico, imprenditoriale, valoriale) in ambito economico dipende da un coraggioso investimento nei beni relazionali che la wikieconomia può promuovere nella prospettiva di una nuova partecipazione civile.
Personalmente ho cercato di porre al centro della seconda lezione lo stupore nei confonti delle relazioni interpersonali di reciprocità (simmetriche e asimmetriche, volontarie e involontarie), da riscoprire anche nella prospettiva diacronica della successione e della restituizione intergenerazionale, fondata sulla possibilità di restituire più di quanto si è ricevuto: attraverso questo "plusvalore pratico" filtra l'altezza del bene che accomuna.
Ivo Lizzola (Università di Bergamo), portando il punto di vista della Pedagogia sociale, ha quindi invitato a fare i conti con una situazione di "esodo senza paternità" che in un'età "senza casa" ci chiama a non fuggire dinanzi alle ferite dell'altro, anzi a ritessere responsabilità verso il futuro: il generare autentico è riconoscere il nascere dell'altro, che implica senso della consegna, ospitalità della memoria, capacità di vedersi oltre, cura e inchino dinanzi al miracolo del darsi della reciprocità.
Silvia Landra e Laura Arduini, psichiatre di frontiera, impegnate nella Fondazione "Casa della carità" di Milano, hanno ricordato l'altra faccia della luna: la reciprocità difficile - ma sempre possibile - si scopre al confine: della legalità, della pazienza, della organizzazione, dove avvengono molti scambi e si può sempre scoprire il potere generativo dell'ospite. Una disamina severa delle diverse strategie della reciprocità che ha fatto spazio, in un intreccio suggestivo e struggente, a storie di vita in bilico tra disperazione e speranza.
Nella giornata conclusiva, infine, svoltasi in municipio alla presenza del Sindaco di Offida, Valerio Lucciarini de Vincenzi,  che ha accolto e salutato tutti i partecipanti, Enrico Loccioni ha invitato a guardare coraggiosamente oltre la crisi, in nome di uno spirito imprenditoriale che deve separare lavoro e fatica, ma tenere insieme profitto e valori, guardando all'impresa come bene sociale, capace di comunicare nel senso mnigliore di mettere in comune.
I filmati intensi di Giovanni Panozzo hanno aperto i lavori di gruppo di ogni pomeriggio, sotto la regia di Luca Alici e Silvia Pierosara. L'ospitalità accogliente e generosa di Gabriele Gabrielli, Presidente della Fondazione, e del suo team straordinario hanno fatto il resto.
I giovani ricercatori che hanno partecipato, coinvolgendosi in modo pieno e convinto, provenivano dai Dipartimenti di Economia (Università Politecnica delle Marche); Studi umanistici, sez. Filosofia e scienze umane – Giurisprudenza – Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo - Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali (Università di Macerata); Impresa e management - Scienze Politiche (Università LUISS “Guido Carli” di Roma); Filosofia, Linguistica e Letterature (Università di Perugia); Scienze filosofiche, pedagogiche ed economico-quantitative (Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara); Scienze politiche e sociali (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); Bioetica (Università Campus bio-medico di Roma); Studi politici – Economia (Istituto universitario “Sophia”); Dipartimento di Scienze filosofiche (Università di Roma Tor Vergata).
Lo scrittore irlandese W.B. Yeats ci ha ricordato che «educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco». La Fondazione Lavoroperlapersona a Offida ha acceso un bel fuoco: tocca a tutti, ora, alimentarlo in modo lungimiramte e cooperativo.  
Reciprocamente, appunto.

giovedì 10 luglio 2014

Diventare eterofobi per non essere omofobi?

Nel dibattito di questi anni intorno al riconoscimento delle unioni omosessuali si sono intrecciate, fino a confondersi, due questioni molto diverse, che a mio giudizio si dovrebbero tenere separate: una questione riguarda la relazione omosessuale e la possibilità di riconoscere valore pubblico a un diritto privato; un'altra questione, del tutto diversa, riguarda la possibilità di riconoscere dentro questo diritto anche un'altra relazione, la relazione con un soggetto terzo, non omosessuale, al quale si vorrebbe attribuire la qualifica di figlio. Una variante ulteriore, poi, si pone quando questo figlio viene procreato su commissione, attraverso la fecondazione artificiale e la gravidanza "in affitto".
Questa confusione assomiglia vagamente a quella che nel dibattito sull'aborto riconduce la vita del figlio (questa volta figlio a tutti gli effetti) alla questione dell'autodeterminazione della donna: come nel caso dell'aborto la scelta della donna contiene in sé anche il futuro del concepito, così nel caso di adozione da parte di una coppia gay la scelta dei partner contiene in sé anche il futuro di un'altra persona; nel primo caso per interrompere una vita, nel secondo per farla nascere, anche su commissione.
Nel dibattito che si è acceso sulla rete mi ha molto colpito un argomento ricorrente, secondo cui chi è contro l'utero in affitto lo sarebbe solo perché omofobo. L'argomento è curioso: una possibilità che sarebbe legittimo discutere in astratto diventerebbe immediatamente indiscutibile quando è rivendicata da una coppia gay. Provo ad azzardare un paragone: è inaccettabile fare bombardamenti come atto di ritorsione, ma non lo sarebbe più se a bombardare è lo Stato di Israele, che lo fa un nome del suo popolo, oggetto di una secolare discriminazione e persecuzione. 
Una discriminazione patita non si riscatta con una esenzione etica. Due torti non fanno una ragione.
Dire che la pratica della fecondazione artificiale e della maternità surrogata equivale a una condanna delle unioni omosessuali contiene un argomento inaccettabile e pericolosissimo: qualcosa di discutibile in sé non può essere più discusso se è rivendicato da persone che meritano particolare rispetto. Quanto dev'essere "particolare" questo rispetto? Il grande rispetto dovuto allo Stato di Israele per il suo passato non può trasformarsi anche in un passepartout per il futuro, soprattutto quando questo coinvolge la vita di altri!
Non entro in questa sede nella questione del legittimo riconoscimento delle unioni omosessuali e soprattutto della loro equiparazione a quelle eterosessuali: è questione complessa, sulla quale si potrebbe tornare in futuro, anche se qualcuno dovrebbe spiegare per quale motivo per riconoscere un diritto si debba per forza negare una differenza!
Fermiamoci invece sulla questione del concepimento e della nascita ridotta alla procedura per la commercializzazione di un prodotto. Non cambia niente se questo è l'unico modo per far commuovere due persone dello stesso sesso quando prendono in braccio un bambino (inquietante la foto che ha girato in rete, ritoccata fino a far sparire qualsiasi volto femminile!). Essere contrario a reintrodurre la schiavitù solo per accompagnare i ciechi al posto del cane non è mancare di rispetto ai ciechi. Essere contrari alla creazione di cloni umani come depositi biologici di riserva per miliardari terrorizzati dall'idea di morire non è mancare di rispetto ai miliardari. 
Anche Kant ci ha ricordato che la persona umana ha una dignità e non un prezzo perché è sempre un fine, mai un mezzo. Nel caso dell'utero in affitto la strumentalizzazione non è l'eccezione, ma la regola: si usano donatori di gameti maschili e femminili, si usa l'embrione, si usa la donna disposta a portare avanti una gravidanza per altri, solo per ampliare il paniere dei propri diritti. Forse non è poco.
È tutto questo omofobia? Non credo. Il rifuto dell'omofobia non può prevedere l'eterofobia come prezzo da pagare. Non si può elogiare la biodiversità, combattere battaglie ecologiche per la preservazione degli equilibri naturali e poi accettare l'eterofobia per evitare l'omofobia. Si può fare l'elogio della differenza sessuale senza essere omofobi: se poi la differenza sessuale ha dalla sua anche la biologia della riproduzione non possiamo farci niente. Non si può pretendere un risarcimento a carico di altri per un desiderio che la natura non è in grado di soddisfare.