giovedì 10 luglio 2014

Diventare eterofobi per non essere omofobi?

Nel dibattito di questi anni intorno al riconoscimento delle unioni omosessuali si sono intrecciate, fino a confondersi, due questioni molto diverse, che a mio giudizio si dovrebbero tenere separate: una questione riguarda la relazione omosessuale e la possibilità di riconoscere valore pubblico a un diritto privato; un'altra questione, del tutto diversa, riguarda la possibilità di riconoscere dentro questo diritto anche un'altra relazione, la relazione con un soggetto terzo, non omosessuale, al quale si vorrebbe attribuire la qualifica di figlio. Una variante ulteriore, poi, si pone quando questo figlio viene procreato su commissione, attraverso la fecondazione artificiale e la gravidanza "in affitto".
Questa confusione assomiglia vagamente a quella che nel dibattito sull'aborto riconduce la vita del figlio (questa volta figlio a tutti gli effetti) alla questione dell'autodeterminazione della donna: come nel caso dell'aborto la scelta della donna contiene in sé anche il futuro del concepito, così nel caso di adozione da parte di una coppia gay la scelta dei partner contiene in sé anche il futuro di un'altra persona; nel primo caso per interrompere una vita, nel secondo per farla nascere, anche su commissione.
Nel dibattito che si è acceso sulla rete mi ha molto colpito un argomento ricorrente, secondo cui chi è contro l'utero in affitto lo sarebbe solo perché omofobo. L'argomento è curioso: una possibilità che sarebbe legittimo discutere in astratto diventerebbe immediatamente indiscutibile quando è rivendicata da una coppia gay. Provo ad azzardare un paragone: è inaccettabile fare bombardamenti come atto di ritorsione, ma non lo sarebbe più se a bombardare è lo Stato di Israele, che lo fa un nome del suo popolo, oggetto di una secolare discriminazione e persecuzione. 
Una discriminazione patita non si riscatta con una esenzione etica. Due torti non fanno una ragione.
Dire che la pratica della fecondazione artificiale e della maternità surrogata equivale a una condanna delle unioni omosessuali contiene un argomento inaccettabile e pericolosissimo: qualcosa di discutibile in sé non può essere più discusso se è rivendicato da persone che meritano particolare rispetto. Quanto dev'essere "particolare" questo rispetto? Il grande rispetto dovuto allo Stato di Israele per il suo passato non può trasformarsi anche in un passepartout per il futuro, soprattutto quando questo coinvolge la vita di altri!
Non entro in questa sede nella questione del legittimo riconoscimento delle unioni omosessuali e soprattutto della loro equiparazione a quelle eterosessuali: è questione complessa, sulla quale si potrebbe tornare in futuro, anche se qualcuno dovrebbe spiegare per quale motivo per riconoscere un diritto si debba per forza negare una differenza!
Fermiamoci invece sulla questione del concepimento e della nascita ridotta alla procedura per la commercializzazione di un prodotto. Non cambia niente se questo è l'unico modo per far commuovere due persone dello stesso sesso quando prendono in braccio un bambino (inquietante la foto che ha girato in rete, ritoccata fino a far sparire qualsiasi volto femminile!). Essere contrario a reintrodurre la schiavitù solo per accompagnare i ciechi al posto del cane non è mancare di rispetto ai ciechi. Essere contrari alla creazione di cloni umani come depositi biologici di riserva per miliardari terrorizzati dall'idea di morire non è mancare di rispetto ai miliardari. 
Anche Kant ci ha ricordato che la persona umana ha una dignità e non un prezzo perché è sempre un fine, mai un mezzo. Nel caso dell'utero in affitto la strumentalizzazione non è l'eccezione, ma la regola: si usano donatori di gameti maschili e femminili, si usa l'embrione, si usa la donna disposta a portare avanti una gravidanza per altri, solo per ampliare il paniere dei propri diritti. Forse non è poco.
È tutto questo omofobia? Non credo. Il rifuto dell'omofobia non può prevedere l'eterofobia come prezzo da pagare. Non si può elogiare la biodiversità, combattere battaglie ecologiche per la preservazione degli equilibri naturali e poi accettare l'eterofobia per evitare l'omofobia. Si può fare l'elogio della differenza sessuale senza essere omofobi: se poi la differenza sessuale ha dalla sua anche la biologia della riproduzione non possiamo farci niente. Non si può pretendere un risarcimento a carico di altri per un desiderio che la natura non è in grado di soddisfare.

8 commenti:

  1. Salve, dopo tutto il suo argomentare, ancora non mi è chiaro da dove nasce l'eterofobia secondo Lei. Saluti, Simona

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  2. L'eterofobia può nascere anche (sottolineo "può" e "anche") da un clima di intimidazione culturale che rifiuta come discriminante e omofobo qualsiasi riconoscimento pubblico del valore della differenza sessuale

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  3. Ha ragione, è un dramma non è vero? È un dramma DESIDERARE una famiglia. Perché alla base di tutto c'è il DESIDERIO. Dunque, gli orfani, meglio lasciarli dove sono, dunque, il bambino che nasce, non per commissione, ma per desiderio, non di possesso, ma di felicità, non è forse chiamato alla vita, in ogni caso? Il metro di giudizio deve essere la VITA..

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Anzitutto distinguerei tra l'adozione e la gravidanza su commissione. Il desiderio non dovrebbe impedirci di vedere la differenza. Comprare un figlio, magari praticando forme di eugenetica, equivale spesso a lasciar morire molti bambini orfani, che potrebbero essere adottati.
    In secondo luogo, il desiderio di felicità non può essere un assoluto: per semplice desiderio di felicità si sono venduti e comprati schiavi per secoli!
    Che vuol dire, poi, che il metro di giudizio dev'essere la vita?
    La vita biologica? Allora perchè ricorrere alla fecondazione artificiale?
    I desideri della mia vita? E la vita degli altri?
    In nome di questo slogan si possono autorizzare tutte le forme di autoaffermazione egoistica sulla terra

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  6. Mi scusi ma se dice che "l'eterofobia può nascere anche" (con può e anche sottolineati), non le sembra un po' forte il titolo della sua discussione, che racchiude una "probabile" minoranza di persone che rifiutano il valore della differenza sessuale?

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  7. Il titolo sarebbe stato forte se si fosse concluso con un punto esclamativo. Avrà visto, invece, che si conclude con un punto interrogativo... Vedo invece in giro un po' troppi punti escamativi...

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  8. Io non ne vedo alcuno...per favore, mi mandi materiale su cui possa documentarmi, in modo tale da poter meglio comprendere il suo punto di vista...

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