venerdì 22 agosto 2014

L'etico tra il tecnico e l'etnico

La cronaca assedia queste giornate di fine estate con immagini orribili, che hanno in sé qualcosa di barbarico: decapitazioni in diretta, bambini costretti ad esibire come trofeo la testa mozzata del nemico, esodi d'intere popolazioni umiliate e aggredite… Non è la carestia o un cataclisma naturale, ma l'odio, odio cieco allo stato puro all'origine di tutto questo. Quelle immagini ci raggiungono ovunque e in ogni momento: non solo possiamo raccoglierle da giornali, dalla radio o trelevisione, ma c'inseguono attraverso computer portatili, tablet, smartphone… La tecnologia è in grado di assediare la nostra vita, d'infiltrarsi entro i più piccoli intestizi dello spazio e del tempo. In tutti i varchi della comunicazione che il progresso continuamente allarga a dismisura, il male riesce a insinuarsi in modo subdolo e pervasivo, come un rettile schifoso che cerca di mimetizzarsi agitando la bandiera di una motivazione superiore, di un ideale deviato e paranoico, di un'identità così alta e imperiosa da non doversi abbassare dinanzi al comune senso del bene e del male; meno che mai - figuriamoci - dinanzi al comune senso del pudore. Lo shock come catarsi terapeutica: l'assassino non è più un assassino ma un liberatore; la vittima non è più una vittima ma lo strumento per impartire una lezione.
Ho scritto nell'ultim post che cadere in questo delirio equivale a diventarne - in un certo senso - complici involontari; come quando si pensa che lo scontro in atto avvenga tra cristiani e musulmani, quindi semplicemente tra due diverse religioni: una religione occidentale, riuscita faticosamente a fare sintesi con la modernità illuministica, contro una religione selvaggia e primitiva, che cavalca gli istinti più animaleschi (?) e irrazionali, rivestendoli spudoratamente con un involucro fondamentalista.
No, niente di tutto questo: anche i cristiani hanno i loro scheletri nell'armadio, decenni di guerre di religione che hanno insanguinato l'Europa ce lo ricordano; anche l'Islam, d'altro canto, può offrire all'umanità il contributo plurisecolare di un pensiero illuminato, all'origine di sintesi culturali straordinarie, dalla filosofia alla religione, dalle scienze all'arte…
La vera patologia che probabilmente oggi sta avvelenando il nosto tempo non riguarda la religione, ma l'etica. Il mondo occidentale e quello mediorientale sembrano ostaggi di due sindromi opposte: il primo sta barattando l'etico con il tecnico, il secondo sta barattando l'etico con l'etnico. Il mondo cosiddetto sviluppato si sta consegnando mani e piedi all'idolatria della tecnica, che si presenta come l'unica religione capace di salvare l'umanità facendo a meno di dogmi; apparentemente, però, perché quando la tecnologia diventa una religione, il dogma cacciato dalla porta rientra dalla finestra. Il terrorismo montante contesta invece il mito "occidentale" del progresso in nome di un altro mito, tribale e regressivo: il mito di una terra restituita ai suoi figli e bonificata da qualsiasi infiltrazione capitalistica attraverso una spietata pulizia etnica. Anche in questo caso, l'etnico cerca di nobilitarsi con una retorica salvifica: altrimenti non si spiegherebbe il proselitismo di cui è capace, soprattutto fra moltissimi giovani, che lasciano il mondo occidentale per andare a immolarsi per la "causa".
Paradossalmente queste due logiche - pur nella loro abissale diversità - condividono un'analogia inquietante: un vistoso deficit di etica. Da un lato, infatti, il mondo "civile" accusa questi nascenti forme tribalistiche come estremismi primitivi e immorali; dall'altro lato, i "combattenti per la libertà" condannano l'occidente come luogo della corruzione e della perdita di ogni ideale. 
Nello stesso tempo, tuttavia, tecnico ed etnico sono più mescolati di quanto vorrebbero farci credere: nel mondo globalizzato stanno rinascendo forme di localismo intollerante che non hanno nulla da insegnare al "nemico" rispetto a cui si vanta la propria superiorità, mentre il terrorismo pseudoislamico usa a piene mani la tecnologia occidentale più e meglio di noi.
In entrambi i casi, sembra che l'umanità stia smarrendo quella linea di divisione - elementare e originale - fra bene e male, a partire dalla quale si è accesa una luce di civiltà che ha segnato il passaggio dalla preistoria alla storia. Non possiamo permettere che il tecnico e l'etnico possano presentarsi come alternative all'etico. Per questo, tutti, ma proprio tutti abbiamo un serio esame di coscienza da fare.



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