venerdì 17 ottobre 2014

Il Sinodo tra "già" e "non ancora"


«In ogni situazione, si può sempre vedere ciò che manca oppure ciò che già c’è»: così il cardinale Christoph Schönborn ha descritto molto efficacemente, in una intervista rilasciata al Corriere della sera il 14 ottobre, il diverso approccio alle situazioni difficili che si sta facendo strada nel Sinodo sulla famiglia. La novità consiste nell'assumere la «chiave ermeneutica del Concilio»; per spiegarlo, Schönborn pone un'analogia importante con il documento Lumen Gentium: «allora la Chiesa cattolica ha optato per uno sguardo sulle altre confessioni e religioni che non puntava su ciò che manca — quello lo sappiamo — ma su ciò che invece c’è. Se manca qualcosa non significa non ci siano cose positive che, come dice il Vaticano II, “spingono verso” la pienezza. Lo stesso sguardo si può applicare alle situazioni che stanno in cammino “verso”». 
In un certo senso, è la vecchia storia del bicchiere mezzo pieno o del bicchiere mezzo vuoto. Lo si potrebbe dire in modo più dinamico e meno statico evocando, come ho fatto nel post precedente, la differenza tra "china scivolosa" e "scala della misericordia". La tensione tra "già" e "non ancora", che esprime la prospettiva escatologica delle Lettere di Paolo, lo esprime in modo ben più appropriato. La valutazione è molto diversa a seconda che il "non ancora" misuri unicamente la distanza dalla pienezza, oppure consideri anche il "già", vale a dire il grado di approssimazione alla pienezza. Nella scala graduata dei comportamenti umani si può rilevare non soltanto quello che manca, ma anche quello che c'è. Le applicazioni ai nodi più difficili che il Sinodo sta affrontando sono evidenti: vanno dallo stato di vita dei divorziati risposati all'unione omosessuale, alla contraccezione (aspetto, quest'ultimo, che merita un'attenzione non secondaria). A seconda della "postura" che si assume, lo stesso comportamento può essere visto in una luce diversa, riconosciuto in modo diverso, accolto in uno spirito diverso.
Nella storia della Chiesa non sono mancati molti momenti cruciali come questo, in cui si è fatto un passo avanti lasciando il cuore del messaggio evangelico inalterato, senza perdere qualcosa della sua autenticità più profonda, ma semplicemente liberandolo da un involucro culturale sclerotizzato e anacronistico, per scavare ancor più in profondità. Non abbiamo bisogno di meno Vangelo, ma di più Vangelo. Benedetto da Norcia o Francesco d'Assisi non hanno impoverito il Cristianesimo, ma non si può certo dire che il loro carisma abbia lasciato la Chiesa com'era prima. Non di rado, il Magistero ha cercato di mantenere fermo il più possibile un approccio alla storia come se fosse Vangelo, fino a che, a un certo punto, molti irrigidimenti si sono rapidamente sciolti, tanto da accogliere disinvoltamente, come se fosse una ovvietà, quello che prima si era negato.
Provo a segnalare alcuni esempi, tra loro molto diversi, che non hanno bisogno di grandi commenti:
- «La Chiesa… fermamente crede, professa e annunzia che non può diventare partecipe della vita eterna alcuno che sia fuori della Chiesa cattolica, quindi non solo i pagani ma neppure i Giudei o gli eretici o gli scismatici; ma che andranno nel fuoco eterno, se prima della fine della vita non saranno aggregati alla medesima Chiesa… Nessuno si può salvare, anche se avesse fatto elemosine di ogni specie, anche se avesse versato il sangue per il nome di Cristo, se non perdura nel seno e nell'unità della Chiesa cattolica»
(Concilio di Firenze, 1442, Dichiarazione dogmatica per i Giacobiti)
- «La schiavitù in sé, considerata nella sua natura essenziale, non è affatto contraria alla legge naturale e divina, e vi possono giusti titoli di schiavitù esposti da teologi approvati e commentatori dei sacri canoni. Non è contrario alla legge naturale e divina che uno schiavo sia venduto, comperato, scambiato e regalato»
(S. Uffizio, Istruzione 1293, del 20 giugno 1866) 
Aggiungo sommessamente che la cosiddetta Proclamazione dell'Emancipazione, che liberò gli schiavi, negli Stati dell'Unione risale al 1863 (!) e che Abramo Lincoln viene assassinato il 15 aprile 1865.
- «Non si conceda mai la parola alle Signore benché rispettabili e pie. Se alcuna volta i vescovi crederanno opportuno di permettere un’adunanza di sole signore, queste parleranno sotto la presidenza e la sorveglianza di gravi persone ecclesiastiche» (Circolare del card. Merry del Val, segreterio di Stato di Pio X, del 28 luglio 1904). Eppure, di lì a poco, Maria Cristina Giustiniani Bandini fonderà l'Unione fra le donne cattoliche d’Italia (1909) e subito dopo la prima guerra mondiale Benedetto XV incaricherà della «formazione religiosa, intellettuale, morale e sociale della giovane» Armida Barelli, che sarà presidente della Gioventù Femminile di AC dal 1919 al 1946.
- Nel 1949 Carlo Carretto pubblica Famiglia, piccola Chiesa, che divenne subito un «libro-bomba» secondo l'autore. Il card. Siri scrisse: «Sono terribilmente preoccupato a causa del libro di Carretto "Famiglia piccola Chiesa". Più lo leggo e più mi convinco che è una cosa grave… Dove se ne va tutta la tradizione cristiana in proposito? Per me il peggio sta che  si inaugura un metodo, uno stile ed una leggerezza, la quale spezza addirittura una diga. Noi dobbiamo starcene fermi?». E infatti il libro venne ritirato e ricomparve in una edizione "emendata" solo nel 1964! 
Inutile ricordare che il Concilio parlerà di lì a poco della famiglia come «Chiesa domestica» (Lumen Gentium, 11).
Papa Francesco, nella sua straordinaria saggezza, ha attivato un vero cammino sinodale, prevedendo che dopo questo Sinodo straordinario sulla famiglia si terrà nel 2015 un Sinodo ordinario, per tradurre in linee pastorali concrete il lavoro svolto. La Chiesa è in cammino, questa la vera notizia. Chi nervosamente invoca fedeltà alla Tradizione non dovrebbe dimenticare la storia.

Nessun commento:

Posta un commento