venerdì 26 dicembre 2014

La pagliuzza nell'occhio del papa

Il pezzo di Vittorio Messori appena apparso sul "Corriere della sera" è un insopportabile esercizio di giornalismo obliquo, che lascia trapelare un messaggio inequivocabile più per quello che non dice che per quello che dice. Mettiamola così: immaginiamo che durante il pontificato di Benedetto XVI qualcuno avesse espresso su di lui "un giudizio mutevole a seconda dei momenti, delle occasioni, dei temi", ritenendo che alcune sue scelte appaiono convincenti, mentre altre poco opportune, capaci "di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero", e aggiungendo che questi aspetti "paiono - e forse sono davvero - contraddittori". 
A quel punto - ipotesi non inverosimile - Vittorio Messori avrebbe potuto scrivere un articolo di segno opposto a quello appena pubblicato: forse avrebbe detto che parlare di un papa solo in parte affidabile equivarrebbe a giudicarlo sostanzialmente inaffidabile (può forse un papa essere affidabile al 50%?); avrebbe inoltre potuto aggiungere che un "cristiano medio" non "deve pensare in proprio", ma "seguire il papa" (questo l'ha proprio scritto), lasciandosi interpellare integralmente dal suo magistero, senza selezionare solo gli aspetti che piacciono di più; infine, avrebbe forse potuto concludere che il rimanere prigionieri delle proprie idee è l'ostacolo maggiore a una vera conversione; quello che impedisce a un cristiano di essere un vero cristiano…
Oggi, invece, Messori sembra parlare proprio quel linguaggio, che fino a qualche tempo fa condannava in modo inappellabile. Usare, poi, un linguaggio meno diretto e più obliquo non attenua, ma aggrava l'incoerenza. Segnalo solo qualche passaggio.
In primo luogo, il pezzo è presentato non come "un articolo", ma come "una riflessione personale". Questo vuol dire che l'autore ci dà non un'informazione su un evento esterno, ma un giudizio in cui impegna tutto se stesso, la sua storia, i suoi valori, i suoi criteri di valutazione. È forse un modo per minimizzare?
In secondo luogo, l'autore definisce la sua "una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta". Richiesta da chi? Dal direttore del giornale? Forse a lui non sarebbe stato difficile rispondere: Rimando volentieri. Allora da chi? Dopo una riga, l'autore aggiunge: "la mia (e non solo mia) valutazione di questo papato…". Sembrerebbe quindi che la valutazione gli sia stata chiesta da qualcuno che la pensa come lui Mi sbaglierò, ma questo modo obliquo di parlare è proprio quello che il vangelo condanna in modo più fermo.
Al centro dell'articolo, poi, sta l'imprevedibilità (quasi un sinonimo di inaffidabilità…) di papa Francesco, sgradevolmente descritto come "l’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave": inaffidabile, perché abbraccia i suoi concorrenti che fanno proselitismo, rilascia interviste spericolate a Scalfari (e non ad altri?), augura "buon lavoro" a Pannella diventando complice involontario del suo impegno abortista (qui forse si tocca il fondo). 
Un giudizio, per fortuna, che resta sospeso, perché l'autore ricorda che i cardinali elettori sono "strumenti dello Spirito Santo", aggiungendo subito dopo, però, l'approvazione di Benedetto XVI (aggiunta di pessimo gusto: e se Benedetto avesse disapprovato?).
Tuttavia, credo che il limite maggiore dell'articolo di Messori sia un altro: esso concorre ad alimentare uno sport fuorviante e irresponsabile, che riduce la grande questione dell'annuncio del vangelo oggi a una misera e personalistica battaglia di retroguardia tra opposte tifoserie
Con Benedetto (soprattutto con la sua rinuncia, non dimentichiamolo) è iniziata un'opera provvidenziale di desacralizzazione della figura del papa, che Francesco sta continuando in modo straordinario. Ben diverso, invece, è il tentativo sistematico di screditare la persona chiamata a guidare la Chiesa, messo in atto da scrittori e giornalisti, che ritengono di avere il copyright della fede come hanno il copyright dei propri articoli, pretendendo di vedere - nonostante qualche trave… - la pagliuzza nell'occhio del papa. Una cosa è la (giusta) desacralizzazione della figura del papa, una cosa del tutto diversa è la (illegittima) delegittimazione di un pontefice rispetto a un altro. In questo modo, la grande questione del rapporto tra fede e storia, posta al centro del Concilio, è sistematicamente oscurata dalle chiacchiere salottiere di chi non sopporta di non essere più al centro dell'attenzione.
Non dimentichiamo che la Chiesa sta vivendo un momento decisivo di sinodalità: è questo il tempo della testimonianza e della corresponsabilità, non delle cortine fumogene e  dei depistaggi più o meno interessati. 
Su quest'ultimo aspetto, forse, sarà il caso di ritornare.

24 commenti:

  1. don andrea rossi26 dicembre 2014 06:45

    magistrale professore. Non sarà un po' d'invidia perché i vari "messori con i messorini", i vari "socci con i soccini" non sono stati interlocutori di questo papa in modo da poter avvalorare le loro tesi, divenute poi libri? Mi chiedo quale è la differenza nello stile, tra le loro posizioni ideologiche e non di fede con quelle di laicisti non in buona fede. Don Andrea Rossi

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  2. Ben detto, mi trovo d'accordo con il post e con il commento di don Andrea... Buon Natale.
    ribloggato su http://ilnestrosesansespine.blogspot.com/

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  3. montessori da una vita si vanta di essere esperto di vaticano. peccato ne sappia ben poco del vangelo. Fin che gli andava comodo, dovevamo tutti ossequiare il papa con rispetto e deferenza cieca. Ora che la pillola non è zuccherata non la vuole mandare giù. E questo dovrebbe insegnare a me il senso del papato? Ma per piacere. Il rispetto per il papa va ben al di là della tifoseria o dei gusti: è una questione di fede. Fede che davvero non è il papa che fa la chiesa. P. Diego

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  4. Cosimo Tomaselli26 dicembre 2014 11:25

    sarà, ma a me Messori convince ... poi fate vobis che ne sapete di più ...

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  5. forse è stato qualche porporato tirato in ballo nella ramanzina e amico di Messori che gli ha chiesto di scrivere queste riflessioni (visto che l'autore stesso ha detto che non è un articolo)....non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi vista l'aria che tira entro le mura petrine!

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  6. Una forzatura inaccettabile del pensiero di Messori in questo scritto. Messori è uno dei più grandi scrittori cattolici viventi. Parla poco pubblicamente, riflette molto e quando si espone lo fa con pacatezza. Non vedo dov'è la mancanza di rispetto verso il Papa.

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  7. Complimenti a Luigi Alici, mentre provo profonda pena per chi scrive senza conoscere una persona fantastica, con evidente paura che fa sprofondare nell'acqua. Grande ammirazione per una Chiesa che ha avuto il coraggio ad eleggere una persona che non è nata ieri, ma aveva già in Argentina mostrato la sua vicinanza ai poveri, essenza del cristianesimo. Grazie Luigi

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  8. PAOLO GILIO - Per favore, basta con questa storia dei poveri ... ma quando la Chiesa è stata lontana dai poveri? Quale Papa ha predicato l'indifferenza ai poveri? Il problema dell'attuale papato, o della sua comunicazione pubblica, è la dottrina! Vale ancora quella del Magistero millenario? Non vale più? Quali aspetti possono essere modificati senza che cambi il depositum fidei? Tutto il resto è solo emozione e rappresentazione, non sostanza. E francamente, di alcune emozioni se ne sarebbe potuto fare a meno, a partire dalle interviste (2) a Scalfari a finire all'elogio dei Centri Sociali e della loro "lotta", passando per Pannella e gli Imam che pregano contro il cristianesimo in Vaticano. Onestamente non si può dire che tutto questo - e il resto - non crei confusione tra i fedeli, almeno quelli che un po' di catechismo se lo ricordano. Se poi tutto è frutto di manipolazione massmediatica come si dice, allora un po' di prudenza nella comunicazione non guasterebbe. Una volta era considerata una virtù....

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    1. anomymous - condivido il commento postato - La chiesa è sempre stata dalla parte dei poveri: Francesco ha scoperto l'acqua calda - poi la chiesa è povera di sé , ciò che possiede sono le offerte dei fedeli che lei distribuisce nel mondo. Non si parla mai delle proprietà della chiesa prelevate dal novello stato italiano durante il risorgimento... e no, si parla sempre della chiesa in senso negativo, ma delle ruberie che hanno fatto i vari Npoleone, e la massoneria dal 1860 in poi.... silenzio assoluto...

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    2. Concordo con le lei Gilio .Aggiungo che tra le inquietudini che suscitano questo pontificato,no ultima è la scomparsa della lobby gay in vaticano ,che faceva parte del rapporto su Watileaks dei cardinali Herranz, De Giorgi e Tomko, che è stato consegnato a Bergoglio totalmente scomparso anche dai mass media dopo la domanda fatta da un giornalista sul volo Rio De Janeiro -

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    3. Roma che ottenne la famosissima risposta ,che in pratica chiuse per sempre l'argomento della lobby gay nella Chiesa e segnò agli occhi del mondo ,e anche di alcuni vescovi del sinodo ,l'inizio di un "nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti dei gay ".

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    4. Ecco La domanda e la risposta :
      "Santità, sono state pubblicate notizie che riguardano l’intimità di monsignor Ricca (prelato dello Ior, ndr). Come intende affrontare questa questione e come Sua Santità intende affrontare tutta la questione della “lobby gay”?
      «Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa. E in questa investigatio non c'è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo «ho peccato in questo», il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E' importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa! Ma, tornando alla sua domanda più concreta, in questo caso ho fatto l'investigatio previa, e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda. Poi lei parlava della lobby gay. Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, tutte non sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby... questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante».

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    5. Ma come non hanno trovato nulla su Ricca ?!! Fu un caso così clamoroso che si disse ci fosse stato un complotto contro il Papa non informandolo dei suoi trascorsi prima di nominarlo per un posto di grande responsabilità nientemeno che allo IOR FATTI GRAVISSIMI SU RICCA NOMINATO ALLO IOR .
      IN VATICANO NON SAPEVANO NIENTE
      Ricca arrivò in questa nunziatura nel 1999, quando il mandato del nunzio Francesco De Nittis volgeva al termine. In precedenza aveva prestato servizio nelle missioni diplomatiche del Congo, dell'Algeria, della Colombia e infine della Svizzera. Qui, a Berna, aveva conosciuto e stretto amicizia con un capitano dell'esercito svizzero, Patrick Haari. I due arrivarono in Uruguay assieme. E Ricca chiese che anche al suo amico fossero dati un ruolo e un alloggio nella nunziatura.

      Il nunzio respinse la richiesta. Ma pochi mesi dopo andò in pensione e Ricca, rimasto come incaricato d'affari "ad interim" in attesa del nuovo nunzio, assegnò l'alloggio in nunziatura a Haari, con regolare assunzione e stipendio. In Vaticano lasciarono fare. All'epoca, in segreteria di Stato era sostituto per gli affari generali Giovanni Battista Re, futuro cardinale, anche lui originario della diocesi di Brescia.

      L'intimità di rapporti tra Ricca e Haari era così scoperta da scandalizzare numerosi vescovi, preti e laici di quel piccolo paese sudamericano, non ultime le suore che accudivano alla nunziatura. Anche il nuovo nunzio, il polacco Janusz Bolonek, arrivato a Montevideo all'inizio del 2000, trovò subito intollerabile quel "ménage" e ne informò le autorità vaticane, insistendo più volte con Haari perché se ne andasse. Ma inutilmente, dati i legami di questi con Ricca.

      Nei primi mesi del 2001 Ricca incappò in più di un incidente per la sua condotta sconsiderata. Un giorno, recatosi come già altre volte - nonostante gli avvertimenti ricevuti - in Bulevar Artigas, in un locale di incontri tra omosessuali, fu picchiato e dovette chiamare in aiuto dei sacerdoti per essere riportato in nunziatura, con il volto tumefatto.

      Nell'agosto dello stesso 2001, altro incidente. In piena notte l'ascensore della nunziatura si bloccò e di prima mattina dovettero accorrere i pompieri. I quali trovarono imprigionato nella cabina, assieme a monsignor Ricca, un giovane che le autorità di polizia identificarono.

      Come fanno a dire che non c'era niente? Alla fine della fiera Ricca è ancora allo IOR e della Lobby gay non si sa più nulla.

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    6. http://espresso.repubblica.it/googlenews/2013/07/18/news/papa-francesco-e-la-lobby-gay-in-vaticano-1.56816

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  9. Signor Gilio, mai la Chiesa è stata in toto lontana dai poveri e dai deboli, ma i singoli (chierici o laici che siano: dall'ultimo dei chierichetti su su per la scala gerarchica fino al sommo pontefice) possono esser loro più o meno vicini. Certo il cardinale Bergoglio a Buenos Aires lo è stato in modo straordinario, in misura incomparabilmente maggiore rispetto a tanti suoi colleghi nell'episcopato, e questa sua cifra pastorale caratterizza ora il magistero petrino con un afflato missionario particolare e una riprecisazione delle priorità che davvero non si può negare o sminuire (a meno che non si sia miopi o in malafede). Mt 25, 31-46 dice chiaramente cosa sarà a salvarci o a dannarci: non la sicurezza dottrinale o il rispetto della tradizione, che sono aspetti importanti ma non prioritari. Il papa non fa che ricordarcelo, ed evidentemente a qualcuno la cosa dà fastidio: un fastidio ideologico, a cui è stato dato il nome di "confusione". In ogni caso mi faccia sapere dove la dottrina è stata modificata, perché mi sfugge. A meno che (ad esempio) incontrare rappresentanti del Social Forum di tutto il mondo parlando di terra casa lavoro non sia contro il Catechismo: a me pare sia piuttosto contro le idee politiche di alcuni. Giovanni Boccardo

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    1. Il brano di Matteo, come sempre, va incarnato nella situazione concreta: all'uomo moderno occidentale, che non ha fame e sete materiali, ma che muore di inedia spirituale e di veleno relativista che gli viene somministrato endovena come illudendolo che sia medicina, cosa dobbiamo dare? Il cibo è la Verità e l'antidoto è la Verità proclamata, affermata con chiarezza, senza incertezze e confusioni. Trovo superficiale un impegno caritativo che interpreti le periferie del mondo come i poveri materiali: l'aiuto da offrire loro non si discute neppure. Ma questo lo sanno fare e lo fanno in tanti, anche gli atei. La carità principale richiesta al cattolico è essere testimone della Verità, tutto il resto viene di conseguenza. Ora, a me è stato insegnato che la Verità è espressa nel Magistero e nella Tradizione. Fare dichiarazioni che lasciano spazio ad interpretazioni inautentiche e relativistiche del Magistero e della Tradizione non è proclamatre la Verità e non è caritatevole. Paolo Giglio

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    2. Naturalmente non di solo pane vive l'uomo, ed è proprio il papa a parlare di periferie esistenziali. Il punto è qual è il giusto modo di accostarsi a chi si trova perso in tali periferie dell'esistenza (o anche solo un poco in crisi), e non mi meraviglia affatto che il tocco più provvido arrivi da una persona come Bergoglio che nella sua vita ha fatto tanta esperienza diretta di pastorale nella periferia, sia che la si voglia intendere come luogo fisico o esistenziale: le villas miserias di Buenos Aires sono del resto l'una e l'altra cosa insieme. Nel servizio, del resto, non ci si limita all'aiuto materiale, ma ci si apre a una condivisione più ampia, spirituale. La pastorale della prossimità e della strada, quella della Chiesa del grembiule, guadagna ai pastori la conoscenza del loro gregge, la fiducia delle persone, la capacità di parlare venendo ascoltati. I risultati dell'indagine Demos 2014 pubblicati proprio ieri dicono che Francesco è la sola autorità di cui gli italiani si fidino: evidentemente sa anche come rispondere alla sete spirituale dell'uomo moderno occidentale, e non solo ai guai materiali dei poveri di Buenos Aires. Qualche tempo fa mi sono sorpreso nel trovare il Vangelo nella classifica dei libri più venduti (Tuttolibri, dati Nielsen Bookscan). Vorrà dire qualcosa? Ma voi continuate pure a guardare alla pagliuzza dottrinale.
      Lei dice che il servizio per i poveri (e i malati, i drogati, i carcerati, i disabili, gli orfani, gli anziani etc.) lo fanno in tanti, anche gli atei. Bontà loro. Io direi di più: non solo gli atei, ma anche i musulmani, e gli indù, e i samaritani: c'era ad esempio quello molto famoso, di Lc 10; seguiva un altro magistero e un'altra tradizione, eppure ha fatto molto meglio del dottore della legge e del levita, prendendosi cura dell'uomo malmenato e lasciato sulla strada, tant'è che Gesù ci dice esplicitamente di fare come lui («Va' e anche tu fa' così»). Ma forse anche questo passo, come Mt 25, va letto allegoricamente? O non va letto proprio? Se a Lei hanno insegnato che la Verità è nel Magistero e nella Tradizione, a me hanno invece insegnato che è nel Vangelo. La cosa principale chiesta a un cattolico è essere testimone del Vangelo (se necessario "anche" con le parole, diceva S. Francesco), e tutto il resto viene di conseguenza. Giovanni Boccardo

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    3. Infatti, non ho detto che la Verità "è" nel Magistero e nella Tradizione, essendo la Verità rivelata nelle Scritture, ma che è "espressa" e cioè spiegata e correttamente interpretata perché fosse applicabile alle diverse circostanze che i secoli hanno presentato, senza essere lesa o offesa dai necessari cambiamenti. Il cambiamento, infatti, deve interessare i mezzi e i metodi ("il giusto modo di accostarsi") non il contenuto del messaggio, altrimenti si rischia di portare ai fratelli non Pane Vivo ma adulterato. La Chiesa si piega in ginocchio accanto al ferito da 2000 anni e non mi sembra che qualche Papa, o anche l'ultimo dei fedeli come me, abbia mai affermato che bisogna accostarsi a randellate ai fratelli, da qualunque periferia provengano. Ma l'abbraccio fraterno deve condurre alla salvezza; se il soccorritore abbraccia colui che sta annegando ma lascia che resti in alto mare, non lo salva e probabilmente finisce a fondo con lui. Mi sembra che nel Vangelo sia scritto "Neanche io ti condanno. Va e d'ora in poi non peccare più". Ho l'impressione, invece che il messaggio attuale suoni piuttosto "Va e continua così, che tanto va bene lo stesso". O almeno, questo è ciò che hanno capito tanti tra quelli che esultano al "cambiamento della Chiesa". Paolo Giglio

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  10. Grazie Prof. Alici!
    Dato che Papa Francesco ci chiede con insistenza di pregare per lui (e ne ha ben donde), facciamolo con il Salmo 35 e i vari messori e messorini "siano come pula al vento e l'angelo del Signore li disperda". E visto poi che ha invitato i Cardinali ad avere un sano senso dell'umorismo, potremmo consigliar loro la profetica poesia di Giuseppe Giusti (1845!) "Il Papato di prete Pero" http://goo.gl/pwJIJQ

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  11. Messori e Socci hanno la pretesa di conferire il carisma di cattolicità anche al papa .... basta che la pensi come loro

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  12. Credo che se auguri "buon lavoro" ad un becchino, gli auguri di seppellire i morti...........se auguri "buon lavoro" ad un pseudo-politico abortista, favorevole all'eutanasia e alla droga libera, che augurio è?

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    1. L'augurio era relativo all'impegno per il miglioramento delle condizioni di vita (disumane) nelle carceri italiane. Giovanni Boccardo

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  13. Concordo con chi ritiene Messori un cattolico esemplare . Messori infatti nell'articolo in questione non nasconde di fare parte della schiera dei cattolici perplessi per alcuni gesti del Papa ma allo stesso tempo a tali perplessità risponde e risponde da buon cattolico : un Papa va giudicato su tempi lunghi . Infatti la Storia della Chiesa mostra che ogni Papa ha avuto ragione ed ha visto prima dei suoi contemporanei . Inoltre anche Papa Benedetto approva con il suo eloquente silenzio . Ed infine chi è lui per giudicare un Papa assistito dallo SS ? Messori sottomettendo il suo personale criterio e la sua non comune intelligenza non solo ha dimostrato di essere un cattolico doc ma vestendo i panni dei numerosi cattolici critici del Papa e mettendo coraggiosamente in gioco se stesso ha indicato agli stessi il giusto atteggiamento da assumere - Ha quindi reso alla unità della Chiesa un autentico e prezioso servizio . Grazie dunque a Messori per questa sua parresia , questa sua sincerità un atteggiamento peraltro che lo stesso Papa Francesco non si stanca di incoraggiare entro la Chiesa .

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  14. Prof Alici, molto contraddittorio. Se lei è favorevole alla desacralizzazione (cosa pessima), non può appioppare intenzioni di "delegittimazione" a chi come Messori si limita a esprimere con pacatezza perplessità. Non faccia due pesi e due misure quando le fa comodo. Comunque chi oggi loda sperticamatamente il Papa senza aiutarlo a notare alcune problematiche, ha probabilmente interessi di bottega e si comporta da cortigiano. Chi ha il coraggio di parlare lo fa per il bene di tutta la Chiesa. Aldo C.

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