domenica 21 dicembre 2014

Quale Natale

Insomma, questo Natale lo vogliamo o no? 
C'è un "lato luminoso" della nostra vita e della nostra cultura che apprezza e custodisce gelosamente, alla fine dell'anno, una festa in cui si celebrano i valori inclusivi del dono e della gratuità, dell'amicizia e dell'amore, della semplicità e della bontà, della nascita e della vita; e poiché non c'è una festa che non sia memoria di un evento, non abbiamo pudore di chiamare per nome e cognome questa festa: una festa cristiana, che ricorda la nascita di Gesù di Nazaret in condizioni estremamente disagiate, fra la disattenzione dei più, l'interesse criminale del potere politico, lo stupore partecipe dei più poveri.
C'è poi un "lato tenebroso", che in questi ultimi anni tende a prevalere sul primo, che parla il linguaggio contrario della sopraffazione, dell'odio, della violenza, fino a lasciarsi sopraffare da una terribile pulsione di morte; in un mostruoso capovolgimento dei valori più autentici del Natale, questa pulsione di morte non si fa mancare proprio nulla, scatenandosi contro gli ultimi, i più poveri, i più indifesi, i più innocenti. E i bambini - proprio i bambini - sono in cima alla lista; una lista fatta del più spaventoso lessico dell'antinatale di cui gli esseri umani siano capaci: pedofilia, prostituzione minorile, infanticidio, aborto; abbandono, rapimenti, tratta di minori; fame, malnutrizione, epidemie; negazione dei più elementari diritti alla cura, all'assistenza, all'educazione…
Nel mezzo, tra il lato luminoso e quello tenebroso c'è la zona grigia dell'indifferenza, del cinismo, dell'opportunismo; una zona con due volti opposti, che tuttavia sono le facce della medesima medaglia: da un lato, c'è la faccia "politically correct" di chi vorrebbe sterilizzare il Natale, annegandolo in una totale desertificazione dei simboli religiosi; possono restare le luci, le poesie, i regali, ma non il presepe; può restare babbo Natale ma non Gesù bambino; possono restare le favole, che sono di tutti e di nessuno, con la loro retorica melensa e innocua, ma non la storia, con il suo carico di verità troppo ingombranti. Da un altro lato, c'è la faccia identitaria e aggressiva di chi vuole usare il Natale per rialzare antichi steccati, per cavalcare la paura, per stendere una linea del Piave tra noi e gli altri; un altro Natale rovesciato, questo, che si vorrebbe celebrare mettendosi dalla parte di tutti coloro che si rifiutarono di aprire la porta a una giovanissima ragazza incinta sul punto di partorire. Nel primo caso, un Natale diplomaticamente astorico; nel secondo caso, un Natale vergognosamente antistorico.
A tutti coloro che si collocano dentro questa zona grigia, in modo più o meno convinto e più o meno spavaldo, sento di poter indirizzare gli "auguri scomodi" del vescovo Tonino Bello, che risalgono a più di vent'anni fa, ma che forse non sono mai stati così attuali:

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
+ Tonino Bello

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