sabato 14 marzo 2015

65 anni di gratitudine

21 settembre 1952: la prima mascherata
Sessantacinque volte primavera: gli stessi mandorli, ora più radi e malandati, che non hanno mai rinunciato a ricordare all'inverno di avere ormai i giorni contati… Metafora ricorrente e consolante della fragilità della speranza, che rischia sempre di non farcela se vuole annunciare il futuro…

Sessantacinque volte estate: la fine della scuola, il sollievo e la noia… Pomeriggi assolati in un paese deserto, che si ripopolava, la sera, di vecchi e bambini. Lo stridio assordante delle rondini, sempre uguale e sempre diverso. La bicicletta e i bagni a Tenna, il nostro fiume dei poveri…


Sessantacinque volte autunno: il passaggio delle greggi che lasciavano i monti, verso il mare… La ripresa della scuola, il senso della vita che volta pagina, le foglie secche dei tigli e degli ippocastani che crepitavano lievi sotto i nostri piedi…

Sessantacinque volte inverno: svegliarsi in un magico silenzio bianco… Il fuoco sempre acceso, le candele a portata di mano. L'attesa del Natale, gli scatoloni del presepe da cui risorgevano a nuova vita sempre le stesse statuine di gesso…

Nessuno mi ha chiesto se avrei voluto sperimentare tutto questo, sessantacinque volte. Non sono stato mai ammesso, per fortuna, a negoziare la vita: non avrei potuto farlo, nessuno lo potrebbe mai fare, dal buio del nulla. Prima di essere concepito, miliardi di anni prima che comparisse una presenza umana sulla terra, io ero un pensiero sospeso, una promessa di vita riconosciuta e chiamata per nome nel grembo infinito dell'Amore. Poi, al tempo giusto, si è accesa l'esistenza, è cominciato tutto: l'affetto dei genitori, la pazienza degli insegnanti; il gusto infondibile di un latte caldo o di un gelato al cioccolato; la potenza di un temporale e la brezza di maggio, che ti fa venire quella voglia struggente di essere e di fare tutto… Ma anche l'angoscia di una povertà che assillava i nostri giorni, la malattia dei genitori, tante morti strazianti - spesso atrocemente premature - tra le mie braccia… Ma anche un amore inatteso, che ti cambia da cima a fondo, in cui piacere e fedeltà, pazienza e stupore vanno sempre insieme. E poi i figli che nascono, portando con sé il messaggio inaudito che anche loro saranno per sempre… Il tran tran della vecchia corriera per Fermo, l'angoscia per la scuola e la meraviglia per il sapere. Gli anni dell'università, la fortuna di trovarti su una strada in cui passione e professione non sono mai troppo distanti.  E poi il primo nipote, che ti fissa e ti sorride senza conoscere ancora nulla di questa storia passata e della sua storia futura…

21 novembre 2012: sempre in maschera…

Un non essere non si può mettere a tavolino e disegnare la propria vita: non solo non ne sarebbe capace, ma non avrebbe la fantasia d'immaginarla, la potenza di crearla, la generosità di affidarla. Se qualcuno avesse potuto anticiparmi il dono inaudito e immeritato che mi sarebbe stato fatto, sussurrandolo all'orecchio ancora informe dei primi mesi nel grembo materno, quale sarebbe stata la mia esultante sorpresa! Immaginiamo poi di essere posti davanti a un bivio: da un lato una ottusa ma lineare progressione biologica, senza scossoni e senza brividi; dall'altro la libertà di dire sì al bene e no al male, con la possibilità di amare ed essere amato, di aiutare ed essere aiutato, di assistere ed essere assistito, anche se con il rischio inevitabile di sbagliare, di farmi e fare del male. Chi mai avrebbe potuto esitare? Come si può esitare tra l'essere e il non essere, tra la vita e il nulla?

Quando infine, a un certo punto, ci accorgiamo che sulla bilancia del nostro tempo il piatto del passato è ormai quello più pieno e più ricco, e i ricordi dei primi anni di vita acquistano una nitidezza inconfondibile e stupefacente, allora la forza dei sogni e l'architettura dei progetti non vengono meno, ma diventano più sobri ed essenziali. Lo sguardo sul futuro si semplifica, il gusto dei giorni che passano si può assaporare in modo sempre più saggio e più profondo. Ma il messaggio più straordinario - purtroppo quello che dimentichiamo più spesso - è che gli anni della vita non sono nostri, stanno tutti dentro un grande Dono, che non potremo mai meritare fino in fondo. Anche se non avessimo un rammarico cocente per gli sbagli madornali compiuti (ma chi non ne ha?), riusciremmo forse a metterci in pari con il miracolo dell'essere da cui siamo stati beneficati? Il gusto che proviamo mangiando la prima ciliegia non può pretendere di trasformarsi nell'esistenza delle ciliegie; il piacere dell'abbraccio con la persona amata è infinitamente superato dall'esistenza di persone capaci di amare. Tutte le nostre buone azioni non riusciranno mai a pareggiare l'evento originario che sta a monte: siamo stati resi - da Altri - capaci di compierle!
Per questo, sessantacinque anni di gratitudine sono la migliore risposta possibile a sessantacinque anni di grazia. Una risposta che auguro a tutti di poter dare, al momento giusto, con umiltà lieve e appagata.

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