venerdì 3 aprile 2015

Il dolore di Cristo

L'elenco dei crocifissi anonimi, ai quali continua ad accompagnarsi il dolore di Cristo, è ancora lungo, troppo lungo. Intollerabile. 

Invitando a superare ogni ridicolo antropomorfismo, che immagina Dio come un «giudice, simile a un pretore o giudice militare», Kierkegaard ci aiuta a immaginare il “dolore di Cristo” come il prezzo - infinitamente alto e ultimamente inevitabile - da pagare per il suo amore sconfinato. 
Un amore che non può fare altrimenti: non può impedire il rifiuto, nemmeno davanti a chi ha dato tutto, fino alla morte. 
Non può impedire che il suo amore sia rifiutato, rendendo infinita la miseria del rifiuto:


«Nel paganesimo l’uomo faceva di Dio un uomo (l’uomo-Dio); nel cristianesimo Dio si fa uomo (il Dio-uomo) – ma nell’amore infinito della grazia misericordiosa egli ha fatto pure una condizione: non può fare altrimenti. Questo è per l’appunto il dolore di Cristo: non può fare altrimenti; egli può abbassare se stesso, assumere la forma di servo (Philip. 2,7), soffrire, morire per gli uomini, invitare tutti a venire a lui, sacrificare ogni giorno della sua vita e ogni ora del giorno, può sacrificare la vita – ma la possibilità dello scandalo non la può togliere. Ah, che atto unico di amore, che dolore impenetrabile dell’amore, che Dio stesso non possa… rendere impossibile che quest’atto di amore diventi per un uomo proprio l’opposto, la miseria estrema!»
(S. Kierkegaard, La malattia mortale, Sansoni, Firenze 1970, pp. 359-360).

L'elenco dei crocifissi è ancora lungo, troppo lungo. Allungato persino con il sangue innocente dei cristiani.
Crocifissi, non Crociati.

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