sabato 1 agosto 2015

Analfabetismo di ritorno?

Appartiene ai ricordi della mia infanzia immagini che non avrei mai pensato di rivivere oggi, al rovescio. Verso la fine degli anni Cinquanta l'analfabetismo era ancora piuttosto diffuso e non era raro vedere sulla soglia di casa qualche nonno sfogliare incuriosito le pagine de "La domenica del corriere", con le splendide illustrazioni di Walter Molino. Di tanto in tanto arrivava qualche ragazzetto che, dall'alto della sua scuola elementare, leggeva ad alta voce le didascalie e ricomponeva nella mente del nonno, umiliata dall'analfabetismo, il rapporto giusto tra parole e immagini.
Oggi non è raro assistere alla scena contraria: persone anziane, profondamente immerse nella lettura del quotidiano locale, che accompagna da anni il ritmo della giornata (nella maggior parte dei casi, dalla prima all'ultima pagina, necrologi compresi!), mentre ragazzi e giovani smanettano compulsivamente su smartphone e tablet, alternando musica, videogiochi e passaggi sui social, dove depositare frasi smozzicate e ammiccamenti impliciti, in una gergalità primitiva comprensibile solo nel circuito chiuso del piccolo clan. Di tanto in tanto, uno sguardo alla home page di un quotidiano, da cui ricavare qualche titolo, qualche foto curiosa, qualche notizia strampalata e sensazionale.

Secondo i soliti esperti, dopo sette anni di crisi il 40% dei piccoli e medi editori è in serio pericolo e il 45% resiste a fatica, mentre il mercato complessivo nel paese  tra il 2010 e la fine del 2014 si è ristretto progressivamente e con ogni probabilità continuerà a restringersi per altri due anni almeno; al termine di questo processo il mercato editoriale sarà diminuito del 30/35%.
Fonte: http://www.linkiesta.it/crisi-editoria-futuro-2015
La crisi dei quotidiani è ancora più drammatica: negli Stati Uniti nel 2014 si è perso il 10,4% della forza lavoro e si contano solo 32.900 giornalisti attivi, il livello piu' basso di sempre da quando nel 1978 si iniziò a tenere il conto dei reporter in attività.
Fonte: http://www.agi.it/estero/notizie/usa_crisi_quotidiani_solo_32_900_reporter_dato_peggiore_da_78-201507290243-est-rt10007 
Negli ultimi dieci anni, in Italia, hanno chiuso diecimila edicole (!), con la perdita di oltre ventimila posti di lavoro. È come se alla foto che ho scattato due giorni fa se ne potessero aggiungere altre 9.999!
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-04-04/la-crisi-edicole-diecimila-meno-dieci-anni-gli-editori-serve-informatizzare-183841.shtml?uuid=ABJcfS8&refresh_ce=1
Il risultato è doppiamente deprimente: 
- da un lato, si sta facendo strada la convinzione pericolossissima - soprattutto fra i più giovani - che la lettura sia una perdita di tempo e una fatica inutile. L'approfondimento, il confronto delle opinioni, la scelta di stare criticamente nel cuore di un dibattito pubblico sono demonizzati come un ingenuo cedimento alla problematicità, a fronte di una rappresentazione della realtà ipersemplificata, solo in bianco e nero, fatta di certezze granitiche che possiamo consolidare pescando di volta in volta i dati che ci danno ragione;
- da un altro lato, anche il giornalismo si adegua al palato dei lettori, limitandosi a confezionare in modo accattivante notizie di agenzia e rinunciando a investire in inviati, reportage, cronache in prima persona, approfondimenti in cui si cerca di ascoltarsi, ragionare e impegnare il cervello.

Ieri i vecchi sfogliavano libri e giornali limitandosi a guardare le immagini, mentre i giovani leggevano avidamente; oggi i vecchi si ostinano a leggere e i giovani si accontentano di guardare immagini! 
Con una differenza, però: ieri molti desideravano leggere e non potevano farlo, oggi tutti potrebbero ma non ne hanno voglia. Ieri i poveri erano diversamente ricchi, oggi i ricchi stanno diventando diversamente poveri.

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