domenica 31 gennaio 2016

Se bastasse una piazza

Non posso evitare del tutto il rischio che il contenuto di questo post possa essere frainteso e usato strumentalmente - da una parte o dall'altra. Vorrei però, per quanto mi riesce, cercare di essere chiaro, a partire da due affermazioni di fondo: 
a) è possibile - e ormai necessario - riconoscere il desiderio di due persone dello stesso sesso d'instaurare una stabile relazione affettiva, senza essere costretti a viverla in modo semiclandestino, ma vedendo tutelati dalla legge diritti e  doveri comuni, senza che siano confusi con il paradigma - storicamente e costituzionalmente configurato - di una famiglia naturale fondata sul matrimonio;
b) non è possibile, di conseguenza, riconoscere a questa stabile relazione affettiva la titolarità di un diritto di adozione, che equivarrebbe a negare il punto precedente.
Diventa dunque ineludibile la domanda intorno alla differenza tra relazione omosessuale e matrimonio. Qui cercherò di dirlo nel modo più semplice: chi afferma tale equiparazione considera irrilevante la differenza sessuale; nega cioè che abbia un un qualche peso il fatto che i due partner siano di sesso diverso. Essere maschio o femmina, a questo punto, sarebbe come avere gli occhi azzurri o i capelli rossi: differenze insignificanti sotto il profilo normativo. Charles Taylor ha dato a questo argomento una dignità a mio avviso molto alta. Chi pensa che il sesso non conti, pretendendo che cose diverse siano uguali, dinanzi all'ostacolo della procreazione è costretto a una serie di contorsionismi, fino ad affermare che non sappiamo più cosa sia naturale o artificiale; dimenticando che in moltissimi altri casi lo sappiamo benissimo: sappiamo distinguere tra fisiologico e patologico, tra ecosistema e inquinamento, tra il metabolismo e un'industria chimica, e a volte protestiamo contro forme di accanimento terapeutico che trasformano un corpo agonizzante in una centrale di biotecnologie invasive e disumanizzanti. Senza dire - e l'aggiunta è fondamentale - che  con l'adozione non è in gioco una mia libera scelta, ma il diritto di un terzo. Quando si fa una legge, la si fa sempre per tutti, è ovvio, e tutti hanno il diritto di interloquire; ma quando si legifera sul futuro di un altro (come nel caso delle manipolazioni genetiche), questo diritto è, se possibile, ancora più pieno e legittimo.
Detto ciò, passiamo al secondo punto. Questo Family Day è stato oggettivamente molto diverso da quello del 2007 (lasciamo da parte il paragone con quello del 2015, promosso contro le cosiddette teorie Gender), e questo dev'essere salutato come un grande passo avanti. Diverso anzitutto nel merito: allora erano in ballo i cosiddetti Dico (la legge Bindi sulle coppie di fatto, che - detto tra noi - sarebbe oggi onesto ammettere di aver sbagliato a contrastare con tanto accanimento); oggi è in ballo ben altro. Ma c'è stata anche una differenza di metodo: l'iniziativa è cresciuta dal basso, in modo piuttosto spontaneo, con un effettivo (e non fittizio) protagonismo laicale, cui la discrezione di molto vescovi  (ahimè non tutti) non ha potuto che far bene. Sono cresciute nuove leadership, qualcuno ha deciso di metterci la faccia, l'immagine complessiva è stata quella di una manifestazione davvero libera e positiva, determinata ma non arrogante (l'unico commento sopra le righe, forse, è stato quello sul "Fatto quotidiano" di oggi, a cura di Furio Colombo, che improvvisamente si è autonominato... portavoce di Dio, con un titolo penoso: "Family day, forse Dio non era in piazza"). Lasciamo perdere.
Ci sono state tuttavia due note stonate che meriterebbero una rettifica ufficiale. Anzitutto è stato annunciata una partecipazione di due milioni di persone: un numero talmente esagerato, che il semplice buon senso (oltre a un facile calcolo delle superfici) doveva assolutamente impedire. Non sappiamo se i presenti arrivassero a 300.000, anche se alcuni computi più seri lo escludono; in ogni caso, una cifra così lontana dalla realtà nuoce alla credibilità degli organizzatori, li mette sullo stesso piano degli altri, avalla una deriva mediatica fuorviante e pericolosa. Perché scendere a questo livello?
La seconda affermazione stonata l'ha fatta ancora il dott. Massimo Gandolfini, neurochirurgo, persona di tutto rispetto sotto il profilo familiare (7 figli adottivi!) e professionale, che peraltro ha tenuto un discorso nel complesso pacato e interessante: "Il sesso non è il piacere sessuale, è la procreazione". Quest'affermazione è in linea con la visione del Cammino neocatecumenale, al quale egli appartiene, ma si discosta radicalmente dalla morale cattolica ufficiale. Basterebbe ricordare Gaudium et spes (1965), e Humanae Vitae (1968) che parla di "connessione inscindibile" di significato unitivo e significato procreativo; il Catechismo della Chiesa cattolica afferma poi in modo esplicito, citando Pio XII (!): "La sessualità è sorgente di gioia e di piacere" (n. 2362). È ormai un insegnamento costante, esplicito e consolidato della chiesa conciliare (ma anche di Pio XII) che la sessualità nel matrimonio vada inserita in una prospettiva ampia, contro ogni riduzionismo biologistico.
Nessuno di noi avrebbe voluto sentire un'affermazione anticonciliare così stridente in un contesto pubblico tanto delicato. Attenderci una rettifica è il minimo. Qui non è in discussione l'allineamento del Cammino neocatecumenale al cammino della Chiesa universale, di cui non ci nascondiamo l'impulso determinante dato alla manifestazione: che cosa sarebbe stato il Family Day senza i catecumenali?  Qui è in discussione - ancora una volta - la credibilità della rappresentanza. E se nei momenti cruciali della vita del paese si trovano in prima linea solo quelle realtà che storicamente sono state sempre poco sensibili ad articolare nella storia una cultura della presenza (Comunione e liberazione) o della mediazione (Azione Cattolica), sia pure con le genericità di queste etichette, diventa inevitabile chiederci: che ne è della presenza dei cattolici nella vita politica ordinaria, nel periodo che intercorre tra una manifestazione di piazza e l'altra (o tra un referendum e l'altro)? Forse è giunto il momento che le grandi aggregazioni ecclesiali - soprattutto CL e AC - accettino con umiltà e rinnovata stima reciproca nuove forme di dialogo e progettualità nella edificazione del bene comune, per mostrare il volto della chiesa conciliare e porsi finalmente - insieme - qualche domanda di strategia complessiva più ampia: dopo aver perduto appuntamenti referendari laceranti - divorzio 1974, aborto 1981 - ha senso accontentarci di giocare sempre di rimessa, lasciando che altri mettano in cantiere il terzo referendum, che in un clima di polarizzazione si risolverebbe ancora una volta in una sconfitta per tutti?
Domande solo in parte diverse vorrei rivolgerle ai parlamentari cattolici che militano del Partito Democratico: fino a che punto pensate che i cattolici progressisti di questo paese, pur di non andare i piazza con il controdestra (a volte la destra estrema), se ne staranno buoni a casa, in attesa di tempi migliori? Non è che mentre si discute di una trasformazione del PD in partito della nazione, in realtà - passo dopo passo - il PD si stia dolcemente trasformando in un partito radicale di massa, in cui contano solo gli individui e non le formazioni sociali?
Infine una battuta, piccola piccola, sul presunto silenzio del papa: nella chiesa italiana, nonostante gli appelli reiterati di papa Francesco (l'ultimo al convegno ecclesiale di Firenze), stiamo meditando e prendendo sul serio, in concreto, il suo invito a «iniziare processi più che... possedere spazi» (EG, 223)?

9 commenti:

  1. Nel caso in cui si proponga per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.

    Nel caso in cui il parlamentare cattolico si trovi in presenza di una legge favorevole alle unioni omosessuali già in vigore, egli deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione: si tratta di un doveroso atto di testimonianza della verità. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli, richiamandosi alle indicazioni espresse nell'Enciclica Evangelium vitae, «  potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica », a condizione che sia « chiara e a tutti nota » la sua « personale assoluta opposizione » a leggi siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo. Ciò non significa che in questa materia una legge più restrittiva possa essere considerata come una legge giusta o almeno accettabile; bensì si tratta piuttosto del tentativo legittimo e doveroso di procedere all'abrogazione almeno parziale di una legge ingiusta quando l'abrogazione totale non è possibile per il momento.

    Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae, 25 marzo 1995, n. 73.

    Fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html

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  2. Buongiorno professore. Il suo intervento è in larga parte condivisibile. Mi permetto comunque di evidenziare una evidente ed oggettiva fallacia. Quando dice che:

    > è possibile - e ormai necessario - riconoscere il desiderio di due persone dello stesso sesso d'instaurare una stabile relazione affettiva, senza essere costretti a viverla in modo semiclandestino ma vedendo tutelati dalla legge diritti e doveri comuni [...]

    La depenalizzazione dell'omosessualità in Italia è storia remota dunque non c'è nulla nella legge che vieti una relazione del genere. Ma l'errore più grande è quando scrive che occorre "riconoscere il desiderio". Il desiderio non è oggetto del diritto. Nessuno nega a due omosessuali di instaurare una relazione di coabitare. E i "diritti e doveri comuni" sono già normati dal diritto privato. Restano fuori dall'elenco solo quei diritti che sono propri dell'istituto familiare quali la possibilità (e non il "diritto") di adozione e la pensione di reversibilità, che nasce per tutelare il coniuge che trascura la vita professionale in favore dell'educazione della prole. Quindi, l'argomento della necessità di una legge che tuteli le c.d. unioni civili viene a decadere. Non a caso, il testo unico Sacconi per la facilitazione di queste situazioni è fuori dal dibattito, a testimoniare il fatto che una certa parte (quella pro ddl Cirinnà) interpreta la cosa in maniera puramente ideologica.

    Un appunto. Le parole del dott. Gandolfini erano chiare. Dire "il sesso non è il piacere sessuale" è come dire che "lo sport non è il sudore": il piacere, come anche ricorda sua santità Pio XII, è *anche* sorgente di gioia e di piacere ma non può essere disincarnata dalla sua totalità. Nelle parole del dott. Gandolfini, non sento nessuna stonatura.

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  3. Non bisogna confondere il bisogno (che abbiamo in comune con gli animali) o peggio la voglia (che è un bisogno futile ed epidermico) con il desiderio, che esprime un orientamento profondo e libero della persona umana. Il desiderio muove la storia delle persone e dei popoli. Per gran parte della tradizione cristiana il "desiderio di vedere Dio" è la molla della vita di fede. Molte persone si sono sacrificate per il desiderio della libertà, che poi molte costituzioni hanno recepito.
    Il piacere sessuale non sta alla sessualità come il sudore sta allo sport: l'esempio è molto infelice. Il sudore è un effetto fisiologico del movimento fisico e non ha valore di fine. Il piacere sessuale, in quanto segno e fonte di amore, esprime e insieme alimenta il fine unitivo del matrimonio. La seconda parte dell'affermazione di Gandolfini (che lei non ricorda) conferma l'unilateralità della finalità procreativa. Temo che la sua sia una visione disincarnata dell'essere umano, che svaluta desiderio e piacere come dimensioni antropologicamente irrilevanti

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  4. Andando con ordine.

    1. i desideri della persona umana devono comunque confrontarsi nell'orizzonte della collettività. Non tutti i desideri possono diventare diritti. E infatti il c.d. "diritto al matrimonio" non esiste ma esiste il diritto a non dover contrarre matrimonio sotto costrizione. Se esistesse il diritto al matrimonio, lo Stato dovrebbe provvedere a ogni uomo/donna che lo desiderasse una moglie/marito. Ora, l'aspirazione al desiderio non è sempre lecita -- a meno di non voler accettare un'ottica strettamente individualistica, ma credo che sul rifiuto di un tale punto di vista siamo d'accordo. La collettività ha il compito di normare il desiderio individuale affinché sia un bene per l'intera collettività. La realizzazione del desiderio di due omosessuali di amarsi non è sostanziato dalla firma messa su un registro comunale.

    2. ha ragione, il paragone con il sudore non è pertinente. Posso riformularlo sostituendo "sudore" con "consumo di calorie", la sostanza non cambia. Riascoltando l'intervento di Gandolfini -- di cui non voglio fare l'esegeta e se vorrà rettificare sarà lui a farlo -- a me sembra anche che non si tratti di unilateralità ma di ribadire qualcosa che si sta perdendo nell'ottica di disincarnare -- questo sì, anzi, forse il termine migliore sarebbe denaturare -- sempre di più la maternità/paternità e la sessualità in generale, staccandola dal fine procreativo.

    3. (appendice) La mia è una visione tutt'altro che disincarnata, anzi, è doppiamente incarnata in quanto sono convinto che nessun desiderio individuale possa considerarsi fuori dall'orizzonte collettivo. Vero è che il piacere sessuale alimenta il fine unitivo del matrimonio, ma mi passa per la testa anche un'altra idea. Leggendo l'opera "migliore" di Freud, "Totem e Taboo" e diseguito la critica che ad essa fa René Girard in "delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo", non le sorge l'idea che l'istituto familiare monogamico -- che viene ben dopo la creazione delle istituzioni politiche comunitarie, come le tribù -- sia avvenuta anche per il fine duale, e cioè limitare il desiderio di piacere e ordinarlo al fine del progresso sociale? -- oltre che, ovviamente, rendere più facile e vantaggiosa in termini evolutivi la procreazione. Queste sono mie idee ancora piuttosto fumose e non pretendo di esprimere un punto fermo sulla questione, visto che è ancora materia di riflessione. Spero comunque di averle offerto qualche spunto. Buona giornata!

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  5. Gentile Luigi,
    chiedo ospitalità per qualche commento al suo interessante scritto. Per punti
    a) Eravamo 2 milioni?: Ovviamente NO. Gandolfini l’ha sparata grossa, come sempre la sparano grossa tutti gli organizzatori delle manifestazioni. Tuttavia Gandolfini è stato crocifisso mentre per altri casi analoghi nessuno si è stracciato le vesti. Esempi: A) Una settimana prima il popolo arcobaleno, nella manifestazione “100 piazze”, ha sparato “siamo 1 milione”, quando alla TV si è visto benissimo alcune piazze erano semivuote e quelle delle grandi città erano le piazze più piccole a disposizione (vedi Milano e Roma). B) Nei primi anni 2000 quando Cofferati organizzo la manifestazione al Circo Massimo, parlò di 3 milioni(!!!) di partecipanti (a fronte di 500/600 mila reali)… ogni commento è superfluo e nessuno smentì. C) nel 2007 alla manifestazione del Family Day a piazza S. Giovanni si parlò di 1 milione di partecipanti. Ora, lo sanno tutti che in Piazza an Giovanni al massimo ci stanno non più di 200 mila persone…. Crocifiggere solo Gandolfini o chiedere solo a lui una smentita mi sembra intellettualmente disonesto.

    b) “Quest'affermazione è in linea con la visione del Cammino neocatecumenale, al quale egli appartiene, ma si discosta radicalmente dalla morale cattolica ufficiale.”
    Errato: la visione del Cammino (di cui faccio parte) ricalca la morale del magistero della Chiesa. Oltre a vedere la sessualità nell’ambito del matrimonio, come “sorgente di gioia e di piacere" il Cammino ha una particolare sensibilità e vocazione verso l’apertura alla vita e alla fecondità del matrimonio stesso (vedi n° 2363 del Catechismo… che lei ha omesso). Probabilmente – suppongo e spero - Gandolfini si sia dimenticato di un “solo” prima di “il piacere sessuale”. Rispetto a tutto il contesto della manifestazione, ritengo tale affermazione un peccato veniale, veramente secondaria in raffronto agli argomenti trattati. Chiedere una smentita non è necessario, tanto più quando sappiamo tutti benissimo che il mondo laico radicale considera medioevali anche le posizioni cattoliche più aperte o come dice lei “post-conciliari”.

    c) “Che ne è della presenza dei cattolici nella vita politica ordinaria”.. - Mi sembra di leggere, nel titolo e in questa affermazione, una vena polemica sul Cammino e su altre sigle che hanno riempito la piazza ma poi sono fuori dalla politica attiva. Erroneo: il cammino non è schierato direttamente in politica in quanto, per sua natura, dà la priorità all’evangelizzazione. Tuttavia molti partecipanti del Cammino fanno politica attiva a livello locale o nazionale (Es. Raffele Bonanni il sindacalista; Graziano Del Rio che cresciuto in una famiglia atea ha conosciuto la fede nel Cammino e molti altri a livello locale). Inoltre, il Cammino o meglio, i partecipanti al Cammino, ogni volta che ci sono temi sensibili come la difesa alla vita, sono in prima linea e partecipano al dibattito pubblico; il Circo Massino ne è stata la riprova.
    “Viceversa un commento sulla partecipazione di politici AC e CL in politica.” A) I cattolici “della mediazione” del PD (per lo piu’ ad estrazione AC) sembrano appiattiti sulle posizioni della sinistra radicale e sui temi etici non hanno voce: la mediazione è inesistente. Il dibattito sulla step-child adoption è stato davvero sconfortante; la proposta di “affido rafforzato” peraltro del tutto inascoltata sino ad ora, è stata davvero inutile e un po’ ipocrita. I cattolici di centro destra (spesso ad estrazione CL) in questi ultimi tempi, vuoi che a destra non c’è piu’ un leader minimamente credibile, vuoi per alcuni problemi giudiziari che hanno interessato molti degli stessi politici e/o associazioni satelliti (es. la compagnia delle opere =CL) forse sono un po’ in confusione. Speriamo che le giovani generazioni di politici cattolici ritrovino la bussola…

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  6. .....continua
    d) “IL presunto silenzio del Papa”. Errato: il Papa ha parlato pochi giorni prima ai giudici rotali dicendo «No alla confusione fra la famiglia voluta da Dio e le altre unioni». Questa presa di posizione è stata interpretata da tutti i giornali – senza smentite – come un appoggio alla manifestazione di li a venire.
    e) “cui la discrezione di molto vescovi (ahimè non tutti) non ha potuto che far bene.” Non sono d’accordo. Di cosa devono parlare i vescovi nella vita pubblica del sesso degli angeli? Oltre all’annuncio del Vangeli (non pervenuto negli ultimi anni) i temi etici fanno parte del patrimonio storico, culturale e morale della Chiesa. Purtroppo il silenzio dei Vescovi deriva dal fatto che la Chiesa in questo momento storico è più concentrata a risolvere i problemi e gli scandali interni che non ad occuparsi dei problemi all’esterno: i troppi scandali hanno fatto perdere la voce alle gerarchie che si sono chiuse in un silenzio imbarazzato. Certamente è un segno dei tempi ed un richiamo per i laici ad impegnarsi di più.
    Per concludere quella piazza basta? Eccome se basta, ha ridato voce a chi la pensa diversamente su questi temi, e riacceso un dibattito che fino a poche settimane fa era a senso unico a causa di una dittatura di pensiero dettata da mass media e da lobby di potere. Oggi, pubblicità, giornali, tv e scienza sono a senso unico. Questa piazza ha ridato voce a chi non ha voce, è stata un Davide contro Golia…. e bene farebbero i cattolici a riunirsi dietro alle ragioni ed alla spinta propulsiva delle famiglie di quella piazza, anziché battibeccarsi come i capponi di Renzo nei Promessi Sposi. Cosa è la Chiesa in primis (e anche la società), se non famiglia di famiglie?
    Cordialità
    Rodolfo

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  7. Mi limito a osservare quanto segue, rispetto al primo punto: ammettere che il dato sulla partecipazione fosse "OVVIAMENTE" falso e che la menzogna degli altri autorizza anche la nostra, arrivando addirittura a ritenere "intellettualmente DISONESTO" chi chiede la verità mi lascia letteralmente allibito.

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  8. suvvia, c'è falso e falso... quella di gandoflini è come la bugia di un bambino con le dita sporche di marmellata.... il vero falso è quello atropologico di chi vuole la parificazione delle famiglie omogenitoriali..

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