sabato 26 marzo 2016

Perdersi o ritrovarsi nella stessa notte

Perdersi nella notte è più facile che perdersi in pieno giorno, non c'è dubbio. Ma non vedere la luce nella notte più speciale e più straordinaria di tutte, senza accorgersi di niente, e continuare a pensare, a dire e fare le cose di sempre, è la più incredibile e autolesionistica distrazione che la storia umana possa conoscere!
L'atto originario con il quale è stato inaugurato l'ordine dell'essere e della vita, quello per cui - con un atto di gratuità inaudita - tutto si è "acceso" e ha iniziato a pulsare, possiamo pensarlo anche come con un passaggio dal buio assoluto - assoluto nulla, assoluta assenza - ad un avvicendarsi, non solo astronomico, di luce e di tenebre: il diurno e il notturno sono anche i lati misteriosi e fragili della nostra vita, fra i quali esitiamo continuamente.
A differenza della "prima creazione", la "seconda creazione", resa possibile dal Risorto, non è un atto fuori del tempo: è accaduto di notte, in una notte santa, in cui l'atroce bagno di sangue della crocifissione si è trasformato in un lavacro di rigenerazione. 
Eppure anche la memoria di questa notte santa comincia a sbiadire per questa umanità frenetica e distratta, che un'altra notte di sballo non riuscirà a liberare dall'angoscia.
In questa notte santa in Siria si continuerà a sentire lo sferragliare dei cingolati, in Africa si continuerà a morire di lavoro minorile, in Corea del Nord la macchina del riarmo continuerà a girare a pieno regime. In modo più felpato ma forse ancor più violento, il mulino della speculazione finanziaria continuerà a far girare le sue ruote voraci, stritolando di tutto nel suo gigantesco frullatore. 
Senza andare troppo lontano, in Italia il virus dell'opportunismo e della corruzione, dei personalismi e dei carrierismi continuerà indisturbato a proliferare e avvelenare i pozzi della convivenza. 
I night continueranno, stanotte, a vendere il nulla per un pugno di euro; le prostitute a promettere un surrogato fugace di estasi; negli ospizi continuerà a levarsi il lamento insistente della solitudine abbandonata; davanti alla televisione, continuerà a srotolarsi il bandolo interminabile di telenovelas insulse e uguali.
Nessuno stupore, nessuna meraviglia, nessuna sorpresa…
Chi alzerà la testa verso il cielo, per fare memoria di questa notte santa, in cui persino gli astri più sperduti trattennero il fiato dinanzi alla Vita che, in nome dell'amore, si riprendeva i suoi diritti sulla morte?
È male sprecare il cibo, è molto male sprecare le risorse della giustizia e della solidarietà, ma sprecare la misericordia! 
Sprecare la misericordia, anche senza gesti clamorosi di rottura, ma semplicemente per noncuranza e per dissipazione, è l'ultimo abisso, oltre il quale non ci resterebbe più nulla.

Buona Pasqua di resurrezione!

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