giovedì 27 ottobre 2016

Tre domande piccole piccole…

... agli abitanti di Gorino:

1) se abitaste nella mia terra, scossa giorno e notte dal terremoto, direste: "La terra è mia"?

2) se abitaste a Lampedusa, direste: "Non siamo stati avvertiti"?

3) se foste i genitori delle povere disgraziate che avreste potuto ospitare tranquillamente, senza perdere né il sonno né la casa né molto altro, direste: "Sono l'avanguardia di una invasione"?

Tre risposte, da parte mia, sommesse ma anche energiche:

1) Per poter dire: "La terra è nostra", dobbiamo meritarcela. Ogni giorno.

2) Per poter dire: "Vogliamo essere avvertiti", dobbiamo dirlo sempre: quando ci capita una malattia, un terremoto, una guerra o una VERA invasione. Non lo dicono i bambini di Aleppo né gli abitanti di Amatrice né quelli di Lampedusa.

3) Per poter dire: "Siamo un paesino pulito", forse è bene ricordare che SPORCARSI LE MANI È IL MODO MIGLIORE DI ESSERE PULITI.

domenica 16 ottobre 2016

I conflitti di valore nello spazio pubblico


VII° COLLOQUIO DI ETICA
Macerata, 19-20 ottobre 2016
Due paradossi sembrano oggi pesare sul presente e sul futuro della convivenza: da un lato i valori, intesi come orizzonti di senso alti e moralmente vincolanti, attorno ai quali si plasma il vissuto personale e collettivo, invocati da sempre come alternativa alla logica del più forte e fonte di ethos condiviso, sembrano addirittura diventati un ostacolo ingombrante sulla via di una convivenza pacifica; da un altro lato, lo spazio pubblico, tradizionalmente inteso come il crocevia aperto e inclusivo in cui prossimità e distanza, “rapporti corti” e “rapporti lunghi” possono trovare un punto di equilibrio nel riconoscimento di un bene che accomuna, sembra al contrario trasformarsi in un incubatore di conflitti interminabili, ai quali la minaccia terroristica, ormai estesa su scala planetaria, conferisce una drammaticità nuova, attivando una spirale in cui paura diffusa e domanda di sicurezza si potenziano reciprocamente.
Da questi due paradossi scaturiscono alcune domande che saranno poste al centro del VII Colloquio di etica, in continuità con i Colloqui precedenti*: i conflitti che attraversano la sfera pubblica sono prodotti da un eccesso o, al contrario, da un deficit di valori morali? La sfera pubblica è uno spazio neutro, regolato da meccanismi puramente funzionali e strumentali, oppure la dimensione morale vi ha un originario diritto di cittadinanza, al punto che proprio tale dimensione segna lo spartiacque fra civile e incivile? Quale può essere, soprattutto oggi, in un’epoca di pluralismo diffuso, un punto di sintesi fra autonomia individuale e responsabilità sociale, e quindi fra etica privata ed etica pubblica?
Intorno a tali questioni si troveranno a discutere, all’Università di Macerata, studiosi di riconosciuto prestigio internazionale, insieme a giovani ricercatori di varie università. Il colloquio si articola in tre sessioni: al centro della prima sessione (Lo spazio pubblico tra pluralismo e relativismo), in cui interverranno Giampaolo Azzoni, filosofo del diritto dell’Università di Pavia, e lo psichiatra Francesco Stoppa, sarà posto il tema del confine fra pluralismo e relativismo, e la funzione civile delle istituzioni nella rigenerazione dello spazio pubblico. Nella seconda sessione (Valori e Conflitti) verrà approfondito il rapporto tra conflittualità e vita comune (Francesco Botturi, Università cattolica di Milano) e il discorso potrà quindi spostarsi sul tema del rapporto tra violenza e convivenza, disuguaglianze e povertà (Petar Bojanic, Institute of Philosophy and Social Theory di Belgrado). L’ultima sessione (Attraverso e oltre i conflitti) porterà in primo piano il tema dell’emancipazione femminile, grazie alla partecipazione di Geneviève Fraisse (CNRS, Parigi), e infine la grande questione, affidata al penalista Luciano Eusebi (Università cattolica di Milano), di una giustizia chiamata a ripensare il rapporto tra la colpa e la pena.
Programma
Macerata, 19-20 ottobre 2016
Aula A – Via Garibaldi, 20
19 ottobre mattina – I. Lo spazio pubblico tra pluralismo e relativismo
9.15 - Indirizzo di saluto del Direttore del Dipartimento, prof. Carlo Pongetti
Introduce e presiede Luigi Alici (Università di Macerata)
Giampaolo Azzoni (Università di Pavia)
Pluralismo e relativismo nello spazio pubblico
 Francesco Stoppa (Dipartimento di Salute mentale, Pordenone)
La funzione civile delle istituzioni nella rigenerazione dello spazio pubblico
Interventi programmati - Discussione
19 ottobre, pomeriggio – II. Valori e Conflitti
15,30 -  Introduce e presiede Roberto Mancini (Università di Macerata)
Francesco Botturi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Comunanza e conflitti
Petar Bojanic (Institute of Philosophy and Social Theory di Belgrado)
Violenza e convivenza. Atti sociali, non-sociali, azioni negative e a-sociali
Interventi programmati - Discussione
20 ottobre, mattina – III. Attraverso e oltre i conflitti
9,15 - Introduce e presiede Guido Alliney (Università di Macerata)
Geneviève Fraisse (CNRS, Parigi)
Généalogie de l'émancipation
Luciano Eusebi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
La colpa e la pena: ripensare la giustizia
Interventi programmati- Discussione

* Atti dei precedenti Colloqui di etica:
I. L. Alici (ed.), La felicità e il dolore. Verso un’etica della cura, Aracne, Roma 2010
II. L. Alici (ed.), Il dolore e la speranza. Cura della responsabilità, responsabilità della cura, Aracne, Roma 2011.
III. L. Alici (ed.), Prossimità difficile. La cura tra compassione e competenza, Aracne, Roma 2012
IV. L. Alici (ed.), La “cellula del buon consiglio”. Condividere la deliberazione pratica, a cura di L. Alici, Aracne, Roma 2015 
V. C. Danani (ed.), L’umano tra cura e misura. Promuovere, condividere, restituire,  Aracne, Roma 2015
VI. C. Danani (ed.), I luoghi e gli altri: la cura dell'abitare, Aracne, Roma 2016

INFO
Dipartimento di Studi umanistici / Sezione di Filosofia e Scienze umane: Via Garibaldi, 20 – 62100 Macerata http://filosofia.unimc.it/it/   - T+39 0733 258 4323 - F +39 0733 258 4333
Prof. Luigi Alici, luigi.alici@unimc.it - prof.ssa Carla Danani, carla.danani@unimc.it - prof.ssa Donatella Pagliacci, donatella.pagliacci@unimc.it

venerdì 7 ottobre 2016

Noi dopo di noi

«Il tempo – ha scritto Heschel, rammentandoci un tratto fondamentale dell’ebraismo - è il dono che Dio fa allo spazio»; una sorta di enigmatico “valore aggiunto”, che ci libera dalla prigione di una topografia chiusa, innalzando la nostra capacità di tessere relazioni a un livello immateriale, che in qualche modo ci avvicina al divino. È interessante rilevare come anche papa Francesco, nel quadro di un approfondimento intorno al bene comune e alla pace sociale, introduca quattro principi euristici, che aiutano ad articolare correttamente le «tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale»; il primo di questi proclama la superiorità del tempo sullo spazio: «Questo principio – egli afferma – permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi». Invece, «dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce».

Lo spazio c’inchioda in modo sincronico all’immediatezza materialistica del “qui ed ora”, mentre il tempo ci apre alla sfida dell’articolazione diacronica. Rinunciando a un orizzonte storico, la vita rischia di consumarsi nel segno del ”life is now” (versione ancora più biecamente consumistica del latino “carpe diem”); una tentazione che la Rete oggi alimenta in modo subdolo e pervasivo quando celebra il mito della simultaneità, che spesso tende ad assumere il carattere di una vera e propria idolatria dell’immediato. Ne risulta un paradosso che Jean-Luc Nancy riassume con le parole del poeta francese René Char, prediletto da Hannah Arendt: «La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento».

Il tempo invece invita a scavalcare i muri, a far dialogare le grandi distanze, non solo quelle attraverso le quali si dispiega la nostra vita, ma quelle che aprono l’orizzonte intergenerazionale in avanti e all’indietro, vincolandoci a una trama di debiti invisibili, che si rovesciano nel compito esaltante di una restituzione per eccesso. Restituzione in avanti, ovviamente, non all’indietro. «Ogni restituzione è infatti – ha scritto Stoppa – una re-istituzione, istituisce di nuovo nel senso che consente di rileggere gli eventi e i legami in modo inedito rilanciandone i presupposti».

Aristotele aveva intravisto la questione, soprattutto quando ammonisce che una giustizia autentica non può essere quella che fa parti uguali fra disuguali; anche se qui siamo oltre una logica di pura giustizia distributiva, tuttavia questo può già essere un primo passo per testare lo sguardo lungo del “noi dopo di noi”: stiamo forse facendo parti uguali fra questa generazione e quella futura? Se le generazioni che ci hanno preceduto (il “noi” come origine) avessero ragionato così, probabilmente il paesaggio storico-artistico, l’istruzione, il sistema sanitario, l’assetto sociale, le forme di tutela del lavoro, il welfare, il quadro democratico, l’intera tessitura del civile che abbiamo ereditato non sarebbero stati gli stessi. Può il “noi” di oggi dire la stessa cosa, anziché lasciare al “noi” di domani un’eredità senza testamento?

Nella logica stessa della restituzione è implicito l’orizzonte della “relazioni lunghe”, che chiamano in causa il dialogo fra generazioni: non si tratta di tarare la bilancia delle opportunità nella nicchia protetta degli egoismi corporativi, che usa il contratto per formalizzare la convenienza reciproca; si tratta piuttosto di creare le condizioni stesse per una vita sempre più umana sulla terra. Solo riconoscendo il chiaroscuro in cui affondano le nostre radici, possiamo liberare nuove energie, tornare a “mettere sotto pressione” la storia, reinventare spazi inediti per un “noi” meno fragile e ferito.

Il mondo globale è quello che abbraccia anche la storia, non solo lo spazio; che tesse la rete della responsabilità, sostituendo la lungimiranza al cinismo, la gratitudine al risentimento, la progettualità al consumo. La restituzione, se autentica, trasforma la distanza in prossimità e diventa dunque il vero nome dell’accoglienza. … Come scrive Gabrielli, nella Prefazione a questo volume, «è proprio questo “dopo”, infatti, che ci obbliga “ora” a metterci alla prova»  
(tratto da: Noi prima di noi: un'introduzione provocatoria, pp. 27-29).

IL LIBRO
L. Alici, G, Gabrielli (a cura di), Noi dopo di noi. Accogliere, rigenerare, restituire: nella società, nell'educazione, nel lavoro, Collana "Lavoroperlapersona", Franco Angeli, Milano 2016, pp. 120, € 19.