sabato 8 aprile 2017

Terrorismo e modernità: quando il fine giustifica i mezzi

Il mestiere delle armi (2001) è un film di Ermanno Olmi, che racconta gli ultimi giorni del condottiero Giovanni dalle Bande Nere, cioè di Giovanni de' Medici, soldato di ventura al servizio dello Stato Pontificio durante i conflitti che hanno insanguinato l'Italia nella prima metà del Cinquecento. Giovanni muore in seguito a una grave ferita riportata in uno scontro impari, perché la sua armatura non può nulla di fronte ai cannoni del comandante dei Lanzichenecchi, Georg von Frundsberg, al servizio degli Asburgo. Uno dei temi più interessanti del film è lo sconcerto dinanzi a un cambiamento epocale, che riguarda non solo una particolare innovazione tecnologica (l'uso della polvere da sparo), ma un modo completamente diverso d'intendere la guerra: finisce completamente l'idea omerica della guerra come duello, come scontro diretto, corpo a corpo, in cui forza, coraggio, fatica e lealtà quasi sempre stavano insieme. Nasce l'idea di una guerra a distanza, che comincia con i "falconetti" (prima forma rudimentale di artiglieria) nascosti dietro i bastioni, che colpiscono a tradimento Giovanni dalla Bande Nere, il quale vive come un oltraggioso atto di viltà questo nuovo potere di dare la morte a distanza: senza confrontarsi con il nemico, senza sporcarsi, senza sudare, senza mettersi in gioco, senza guardarsi negli occhi. Un individuo qualsiasi, pavido e incapace, può provocare centinaia di morti in pochi istanti, restando anonimo e al sicuro. L'uso dei droni, potremmo dire, è l'esito ultimo di questo processo: si può uccidere a migliaia di chilometri di distanza, stando al sicuro in una base militare, sgranocchiando popcorn, dinanzi a un bicchierone di Cocacola, senza sottilizzare troppo tra vittime militari e civili. Quando la morte dei valorosi e la vittoria dei vili coincidono, diventando due facce di una medesima medaglia, si ha come la sensazione che sia davvero finito un mondo e ne sia cominciato un altro. "È il denaro che fa la guerra": ecco lo slogan che sancisce questa svolta.
Ho ripensato a questo film dopo l'attacco terroristico a Stoccolma. Usare un camion per investire civili inermi ha qualcosa del nuovo modo moderno di combattere, purtroppo in peggio: anche in questo caso, la morte sopraggiunge inattesa, frutto di una vigliaccheria sproporzionata fra l'aggressore e le vittima. Non c'è più nulla della lealtà degli antichi duelli, con i quali si cercava di ritualizzare e "addomesticare" le guerre: non si cominciava una guerra senza dichiararla, senza far conoscere il terreno dello scontro, senza un minimo di riconoscimento reciproco fra nemici. Qui alla sproporzione si aggiunge la strumentalità della vittima: gli attacchi terroristici che hanno insaguinato le vie di Stoccolma, San Pietroburgo, Londra, Istanbul, Berlino, Monaco, Nizza, Bruxelles, Parigi… (per limitarci a pochi casi) non sono stati mai rivolti al vero nemico, ma hanno colpito vittime innocenti, usate come mezzo indiretto per seminare il panico e destabilizzare il potere politico. Gli strumenti possono essere i più diversi: mitra, bombe a mano, persino camion; sono sempre, però, potenti strumenti tecnologici, figli di quella civiltà di cui Giovanni dalle Bande Nere è stato una delle prime vittime illustri.
Ecco un paradosso su cui varrà la pena di riflettere: la linea di demarcazione fra il terrorismo e le società occidentali avanzate è, quasi sempre, la civiltà moderna; semplificando, potremmo dire: l'Illuminismo. Il terrorismo pseudoreligioso di matrice mediorientale (che si chiami Isis o altro…) ha sempre dichiarato apertamente di sognare una società preilluminista: compattata attorno a poche parole d'ordine, sospettosa verso il lessico dei diritti, autoritaria, gerarchica, dogmatica, maschilista. Insomma antimoderna. Eppure, nello scontro che persegue contro questo tipo di società ne usa le armi più pericolose e micidiali o, in alternativa, le tecnologie più avanzate (dalla rete ai mezzi di trasporto); soprattutto, però, ne riflette i vizi peggiori, proprio quelli che dichiara di rifiutare: l'opportunismo, il cinismo, la sete di potere, la volontà di usare qualsiasi mezzo per conseguire i propri obiettivi…
Per questo l'Occidente non può pensare di rispondere scendendo sullo stesso terreno: se è vero che l'illuminismo ha generato anche valori positivi - dai diritti alla democrazia, dalla scienza alla tolleranza… - è ora di mostrarli e metterli in pratica. A cominciare dal rifiuto delle guerre di religione e di ogni forma di odio del nemico. Altrimenti, reagendo con la stessa logica sproporzionata, fatta di bombardamenti a tappeto e di vendita di armi sottobanco per rimpiazzare gli arsenali che si vanno a distruggere, offriremo su un piatto d'argento un alibi perfetto a un manipolo di disperati: attaccare chiunque con quello capita: camion, automobili, coltelli e bastoni… Le armi si trovano e si troveranno sempre se si continua a fabbricare in quantità industriali l'arma più terribile di distruzione di massa: l'odio del nemico.

Nessun commento:

Posta un commento