lunedì 17 luglio 2017

La trappola di Hayek e il destino dell'Europa

Raramente capita di imbattersi in un librettino minuscolo - sì e no cinquanta pagine - da leggere tutto d'un fiato, in cui sono discusse tesi tanto importanti e chiamati in causa interlocutori così autorevoli. Philippe Van Parijs è un filosofo ed economista che insegna all'università cattolica di Lovanio, buon amico di John Rawls, uno dei più influenti filosofi morali e politici del '900, con il quale ha avuto contatti importanti, documentati anche da uno scambio di lettere, di cui qui viene riportato un documento interessante.
L'oggetto del libro, tradotto e introdotto da Luigi Minelli, è il futuro dell'Europa e la discussione viene idealmente ricostruita chiamando in causa quattro figure di prima grandezza: da un lato, Van Parijs e John Rawls, che convengono su un impianto di fondo, pur distinguendosi su una tesi specifica; da un altro alto, Friedrich von Hayek, padre del neoliberalismo e critico implacabile dell'intervento statale in economia, e Margareth Tatcher, prima donna ad aver ricoperto la carica di Primo ministro nel Regno Unito dal 1979 al 1990.
Il futuro dell'Europa, secondo l'autore, dipende fondamentalmente dalla possibilità di uscire dalla "trappola di Hayek": il suo argomento si sviluppa a partire dal presupposto che ogni intervento politico in economia è dannoso e si  conclude asserendo che in ogni caso tale intervento è possibile solo in comunità politiche sufficientemente omogenee, quali non possono essere invece le federazioni tra Stati con storie, lingue e tradizioni diverse. Meno che mai, quindi, l'Europa. 
Per un verso, dunque, una forma di mercato comune svincola l'economia dal controllo degli Stati nazionali (e questa sarebbe l'"utopia liberista" di cui avremmo bisogno); per altro verso, un'entità politica sovranazionale non potrà mai avocare a sé quei vincoli politici che si accettano solo da un “governo di compatrioti" e non certo da un "gpverno di stranieri".
Questa è stata esattamente la linea di Margareth Tatcher, rileva Van Parijs, che sostenne con grande forza l'unificazione del mercato comune, opponendosi a ogni forma di "Europa politica". In poche parole: sì all'"utopia liberale" di Hayek, no all'"utopia federale" europea. Van Parijs commenta così l'attuale contenzioso intorno alla Brexit, che continua ad essere ispirato dal pensiero della Tatcher: "Lasciateci Brexit, ma una Brexit leggera, così da poter mantenere intatta la nostra capacità di sabotaggio" (p. 31).
La linea di Van Parijs cerca un'alternativa al dilemma che sta soffocando il futuro dell'Europa: o la gabbia del neoliberalismo, che usa l'Europa per togliere di mano alla politica il controllo dell'economia, o le suggestioni nazionaliste e populiste, che pesano sempre di più sull'opinione pubblica europea.
L'Autore non dubita che si debba stare dalla parte di Rawls, contro Hayek e Tacher, anche se, a differenza di Rawls, rietiene che, al punto in cui siamo, abbiamo bisogno di un'Europa federale, sempre più simile agli Stati Uniti, nel senso di rafforzare le istituzioni federali e insieme favorire la nascita di demos europeo. Tale demos dovrà preservare la diversità linguistica e favorirel a condivisione di una lingua franca come l'inglese, che, dopo Brexit, può funzionare ancora meglio come mezzo di comunicazione neutrale.
È questa l'"utopia coraggiosa" di cui abbiamo bisogno per garantire un vero futuro all'Unione Europea. Un compito pieno di ostacoli, ma la vera politica è un "lento e faticoso superamento di ostacoli", conclude l'Autore, con una splendida citazione di Max Weber. È il compito, secondo Weber, di ogni vero capo, anzi di un vero eroe: "E anche coloro che non sono capi né eroi devono armarsi di quella fermezza interiore che è in grado di reggere al crollo di ogni speranza". Di questo impegno abbiamo bisogno, conclude Van Parijs, per "rendere possibile domani quello che oggi è, o sembra, impossibile" (p. 40).
In un'epoca in cui la rete continua ad intossicare il dibattito pubblico con uno smog irrespirabile, fatto di luoghi comuni assolutamente privi di senso storico, e
pregiudizi grossolani, frutto di un mix insopportabile di dilettantismo e volgarità, per fortuna c'è ancora chi, senza sprecare parole inutili, sa andare dritto all'essenziale, onorando l'antica regola di cominciare a parlare assicurandosi prima di aver acceso il cervello. 


Il libro
Philippe Van Parijs, La trappola di Hayek e il destino dell'Europa, a cura di E. Minelli, Morcelliana, Brescia 2017, € 7.

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