lunedì 16 ottobre 2017

Orizzonti del desiderio, domande di felicità

È uscito il n. 3/2017 di Dialoghi. Il dossier, sul tema "Orizzonti del desiderio, domande di felicità", presenta interventi molto interessanti di Enzo Appella, Piermarco Aroldi, Fabio Introini, Martha C. Nussbaum, Francesco Stoppa, Susy Zanardo. Ecco la mia introduzione al dossier:

Un paradosso rende oggi particolarmente difficile il continuo rincorrersi di desiderio e felicità, che plasma le attese del mondo giovanile e disegna l’architettura della vita personale e comunitaria: un’inflazione di promesse di felicità – più o meno autentiche e liberanti – non riesce a estinguere la sete del desiderio. Cresce in modo pervasivo l’offerta di felicità a buon mercato, ma nello stesso tempo anche la domanda continua a crescere, secondo una dinamica che si riflette sull’orizzonte del desiderio, strappandolo da quel cielo stellato in cui sembrerebbe avere la sua origine (de-sidera) e sfigurandolo nel frullatore del consumismo.
Come ci ha ricordato Taylor, abbiamo ancora a che fare con il paradigma romantico dell’autenticità, che concepisce la vita come l’arte di esprimere se stessi seconda la misura unica della propria vocazione. Oggi, tuttavia, questo stile di vita è diventato un fenomeno di massa, si è banalizzato, riconciliandosi con l’ideologia del consumo fine a se stesso; non più il “cosmo incantato” dei romantici, ma un luogo frenetico e virtuale di dissipazione e stordimento. Nell’epoca del disincanto, la domanda di felicità resta altissima, ma non sembra più trovare nell’altezza del desiderio una misura esigente e costruttiva; al contrario, rischia di piegare il desiderio alle proprie voglie effimere, in una paradossale inversione dei ruoli: non è più il desiderio a generare e orientare la domanda di felicità, è il laboratorio permanente di sperimentazione della felicità che produce retroattivamente nuove figure del desiderio, meno esigenti e più plastiche.
Il dossier cerca di tener conto di questo panorama così variegato e in movimento, attraverso un percorso che muove dall’ascolto del mondo giovanile, riletto alla luce di dinamiche culturali e sociali più ampie. L’attenzione quindi si sposta sulla questione fondamentale del rapporto tra desiderio e felicità, esplorata da angolature diverse e aspetti complementari. Segue un approfondimento intorno alla figura di Gesù come uomo compiutamente felice, mentre l’ultimo intervento, affidato a una voce autorevole del dibattito contemporaneo, introduce una tematica in qualche modo “eccentrica”, che sposta il tema verso le frontiere estreme della rabbia e del perdono.
Interrogandosi sulla domanda giovanile di una “società felice”, Fabio Introini si chiede quanto la logica capitalista del bisogno possa rispondere al desiderio che abita ogni essere umano. Dai risultati di una ricerca dell’Istituto G. Toniolo sui cosiddetti “millennials”, emerge un’idea dinamica e performativa di felicità, secondo la quale “rimboccarsi le maniche” ed essere artefici del proprio futuro possono essere un fattore di profonda innovazione sociale. Anche la Rete, interpellata da Piermarco Aroldi Rete come luogo privilegiato per osservare queste dinamiche, presenta la felicità come un’arte e una forma quotidiana della cura di sé, in cui tuttavia spesso prevalgono profili di autoreferenzialità soggettiva, e l’allentamento dei legami sociali tende a essere surrogato dalla connettività propria dei “network sociali”.
Partendo dall’idea della felicità come appagamento totale del desiderio, Susy Zanardo esplora l’orizzonte del desiderio come “modo singolare di stare al mondo”, che mi porta oltre me stesso, fino a giungere ai bordi estremi della Trascendenza, in un intreccio irriducibile di finito e infinito. Francesco Stoppa rilegge quindi in termini di psicologia del profondo il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, rilevando nel desiderio, oltre ogni logica consumistica, un “punto di inaggirabile alterità”; una “felice lacerazione” che spinge a cercare la radice di noi stessi in un altrove, e può “convolare a nozze” con la felicità solo sulle ali della speranza.
Enzo Appella propone un’analisi puntuale della figura di Gesù e quindi del modello evangelico di felicità che egli incarna in modo esemplare. Se riusciamo a liberarci dal timore ingiustificato che la vera umanità possa far velo alla vera divinità di Gesù, cogliendo quindi il senso della sobrietà dell’arte biblica di raccontare, possiamo riscoprire Gesù come capace di gioire e rendere gioiosi gli altri, libero di amare anche ciò che s’è perduto e riportarlo in questo modo nell’orbita della felicità.
Infine, esplicitando e riassumendo alcuni temi centrali di un suo libro recente, Martha C. Nussbaum ci parla di rabbia e di perdono; in particolare esprime diffidenza nei confronti di unidea gerarchica e transazionale di perdono, ridotto a una logica dello scambio. Ugualmente può esserci anche unidea asimmetrica della compassione, irrimediabilmente gerarchica e paternalistica, accanto a una visione egualitaria, centrata sulla comune fragilità di tutti gli uomini, che la Nussbaum vede attestata soprattutto nella tradizione stoica e che in realtà, si potrebbe aggiungere, rappresenta il cuore stesso del messaggio evangelico. Quello che invece per la Nussbaum è più appropriato alle relazioni umane è un atteggiamento di amore in-condizionato e di generosità, di cui riconosce “ampie attestazioni nel Vangelo”, che non solo non fa dipendere il perdono dal pentimento, ma depone ogni sentimento di superiorità. In ogni caso, sullo sfondo resta la grande sfida, soprattutto per il mondo giovanile, di mettere in circolo valori ed emozioni; una società rispettabile che si batte per la giustizia non può non chiedersi come «condurre le persone a sostenere la giustizia nei loro animi».
Siamo così rinviati al grande tema di un’apertura reciproca tra interiorità e comunità, senza la quale non si dà desiderio felice né felicità desiderante.


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