sabato 23 dicembre 2017

La vigilia facevamo il presepio…

“Copriti bene, questa scatola ti basta, ogni anno avanza, avanza sempre”. La raccolta del muschio era il primo atto dell’antivigilia di Natale. Sul tavolo di cucina troneggiava un mucchietto rinsecchito di fichi, insieme a zucchero, cacao e altri ingredienti, mentre noi si andava per muschio. Le amicizie erano sospese, ognuno aveva i suoi posti segreti; arrivare in qualche greto umido e inselvatichito, scansare le foglie secche e trovare la terra smossa e messa a nudo, come un corpo spellato, era lo smacco peggiore. “Qui sono già arrivati, proviamo più avanti. Non dovevamo dirglielo, di questo posto”.

Aspetta, aspetta un attimo… Mi senti? MI SENTI? Ecco, sì, ma perché quando ti chiamo io non si sente mai? Guarda prima di finire il giro lo so che hai tanto da fare io sono già sfinita dicevo c'è da comprare il muschio stasera la donna si ferma un'ora e fa questo benedetto presepe all'albero ci penso io. Quanto muschio? Non lo so quanto prendine un po' fa' presto che qui abbiamo la casa sottosopra scusa ricordati il regalo per mia sorella un bel regalo quello che ti pare uffa come sarebbe dire anche mia sorella l'anno scorso abbiamo fatto una figura da cani sì ciao ciao.
Queste luci non funzionano, cinesi di merda… Pronto ancora io prendi anche un po' di luci che queste non funzionano prendine due o tre oggi non mi sono fermata mai non ne posso più che palle natale.

La vigilia facevamo il presepio, un grande presepio. In soffitta avevamo un tavolo sgangherato, a cui ogni anno aggiungevo un pezzo di compensato. L'inizio era chiassoso, materiale: dovevamo spostare il tavolo, scendere le due cassette con i pupazzetti, le case, la carta stellata. Qualche martellata energica era come un suono di campane a festa; anche per i vicini: hanno cominciato a fare il presepio! Poi, poco a poco, il lavoro si faceva più silenzioso e raffinato: le montagne di carta, qualche lucetta, poi il muschio. L'odore pungente annunciava che il lavoro era a buon punto… Quando facevamo le strade, tutto prendeva vita: un reticolo bianco, sottile e tortuoso come una ragnatela magica. Infine i pastori, di anno in anno sempre più scrostati e irriconoscibili; qualche casetta di cartone, tante pecorelle sparse e qualche animale improbabile, come un orso a tre zampe che ringhiava dietro una montagnetta minuscola. All'ultimo atto, mia madre chiedeva sempre di assistere: "Quando metti il Bambinello, chiamami". Arrivava strofinando le mani bagnate nel grembiule… "Bellissimo! Diciamo un'avemaria, ché poi andiamo al forno a ritirare la frittella".

Il pesce quest'anno non è un granché, però la donna è proprio brava, nessuno sa cucinare come lei. Ti piace la mia collana? Me l'ha regalata mio marito, niente di che. Ieri sono stata al nuovo centro commerciale, l'hai visto? Mah, le solite stronzate. Dài, dimmi che cosa ti ha regalato il tuo compagno. No, domani siamo soli, mia padre è là, si lamenta sempre, ma che dobbiamo fare? In questo casino, per lui stare qui sarebbe stato molto peggio. I ragazzi sono già a sciare, partiti da tre o quattro giorni, sinceramente non ricordo dove. Noi non possiamo sempre star lì a inseguirli. Dovremmo sentirci domani per gli auguri. Poi chiamo mio padre e a Santo Stefano saremo finalmente anche noi fuori. Non ne posso più.

La messa di mezzanotte era un'emozione, soprattutto se ci scappava qualche fiocco di neve. Mia madre ci imbacuccava come baccalà e io in chiesa mi addormentavo sempre, finché le note stridule dell'organo mi facevano svegliare di soprassalto… Scusa, il telefono.
"Pronto, finalmente! Sto con il mio amico, stavo raccontando di quando facevo il presepio. Eh, sempre le stesse cose, ma forse per lui non sono nuove. I ragazzi? Come, non sai dove stanno? Tu passi stasera? Non ce la fai? No, non preoccuparti. Vai vai. Ciao. Buon Natale".
No, non riesce a passare. Poverina, bisogna capirla. Dov'era arrivato? No, non ho più voglia, racconta tu.

L'albero, sempre lo stesso, divideva quello stanzone a metà, tra refettorio e soggiorno. Ma avevo quasi l'impressione che le luci, ogni volta che si accendevano, avessero sempre più fretta di spegnersi. Poi arrivò lei, con il suo solito passo, energico e rumoroso: "Su, ragazzi, accendiamo la televisione, oggi devo andare a casa un po' prima".

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