lunedì 28 maggio 2018

L'INCIUCIO mancato (e ritrovato)




Nel Vocabolario Treccani alla parola "Inciucio" si legge: "Termine introdotto recentemente nel linguaggio politico () con il sign. originario di intrigo, intesa raggiunta sottobanco, di nascosto, e in seguito passato a indicare un piano o un accordo politico confuso, non chiaro, malamente orchestrato". Nel caso dell'accordo tra il M5S e la Lega mi pare che la seconda accezione del termine "inciucio" si attagli perfettamente. 

Anzitutto perché tale accordo è stato esplicitamente chiamato "contratto", anziché "patto" o "alleanza". La semantica del contratto è una semantica volutamente "leggera", che neutralizza qualsiasi riferimento a valori comuni e meno ancora a un "bene comune", rimandando di fatto a una logica di interessi coincidenti. Il patto si fonda invece essenzialmente su una fiducia reciproca, da alimentare insieme, per far fronte agli imprevisti della vita. Quindi, a differenza del patto, il contratto cerca di esorcizzare malamente il timore delle incognite - illudendosi di poterle escludere in assoluto - con una miriade di clausole di revocabilità: ormai il sospetto ha preso il posto della fiducia.  

Il contratto ammette onestamente che non è possibile una strategia comune, ma solo il raggiungimento di alcuni obiettivi precisi, che prescindono da una cornice politica condivisa. Ma quale affidabilità può avere tale contratto dinanzi a una crisi internazionale, a una situazione di stress dei mercati o a una sciagura nazionale, che non erano state previste?

Non sappiamo quanto questa intesa alla prova dei fatti avrebbe tenuto, ma è difficile negare che dopo più di due mesi di tira e molla, quando il quadro generale era chiaro già prima delle elezioni, si fosse arrivati a un "accordo politico confuso, non chiaro, malamente orchestrato". Del resto, è bene non dimenticare la diversa storia dei partiti / movimenti prima di tale accordo.

Personalmente ritengo che la Lega rappresenti il vecchio. Ha condiviso praticamente tutto con Berlusconi, a livello nazionale e locale: le stesse opacità finanziarie nei fondi del partito, le stesse ambiguità nei confronti della giustizia, la stessa logica in presenza di una grave crisi finanziaria (quando si è al potere, tutto dipende dalla congiuntura internazionale; quando si è all'opposizione, tutto dipende dal governo). Semmai alla Lega 2.0 di Salvini si può addebitare una mutazione genetica, che l'ha portata ad abbandonare il localismo, cavalcando pulsioni sovraniste, individualiste e razziste della peggior specie. Di fatto, poi, pronta sciaguratamente a sostituire l'Ue con Putin! Francamente, proprio non capisco il tentativo disperato da parte del M5S di separare la verginità dalla lega dalla corruzione di Forza Italia.

Credo invece che il M5S rappresenti il nuovo nella storia di questo paese. Ha intercettato per primo la disaffezione dei cittadini, denunciato la corruzione, promesso un nuovo metodo nella selezione della classe dirigente. Alla prova dei fatti, dinanzi alle prime critiche, ha però reagito male, come solitamente reagiscono (male) i partiti tradizionali: tutte le attenuanti per i nostri, tutte le aggravanti per gli altri. Il punto più basso è il Comune di Roma, che ha cercato di coprire qualche buca la notte prima dell'arrivo del Giro d'Italia, lasciando trapelare l'idea paranoica che qualche nemico vada in giro di notte a togliere sanpietrini. Se il M5S avesse ammesso umilmente i suoi errori, dichiarato un po' di inesperienza, allora sì che sarebbe stato davvero diverso! Invece si è rifiutato di prendere atto del principio di realtà, chiudendosi in una autoreferenzialità irrigidita e aggressiva, con una sindrome di accerchiamento, che ha alimentato una deriva complottista francamente patetica. L'inesperienza, in politica, se rifiuta l'umiltà, ha bisogno dell'arroganza per coprire le proprie falle. 
In questo modo, il Movimento si è rifiutato di discutere alla luce del sole quelli che forse sono i due limiti maggiori (tra i tanti meriti che non si possono negare): il rapporto equivoco con un'impresa privata, che gestisce e controlla tutto, e l'incapacità di una vera elaborazione politica, di cui il sondaggio in rete può essere un inutile surrogato. Il risultato è un partito dalle mille anime, sempre pronto alle scomuniche (che non dovrebbero esserci se si è così bravi a selezionare la classe dirigente…) e capace persino di gestire la "politica dei due forni", ammettendo che lo stesso contratto si sarebbe potuto fare con il PD!

La saldatura fra i due partiti è avvenuta precisamente su questo terreno, massimalista, manicheo e aggressivo: noi siamo i bravi, i puliti, i nuovi, il resto è monnezza. Poi si è visto che con più di 400 parlamentari (tra Lega e M5S, tra Camera e Senato), non c'era una competenza né per il Presidente del Consiglio né per il Ministro dell'Economia! Forse la Lega non si cura di queste cose, ma per il M5S, che si presentava come il partito del curriculum (evidentemente indispensabile per tutti tranne che per Di Maio) non è una pecca da poco. 

Il risultato è una protervia partitocratica che non si vedeva da decenni in Italia: i partiti fanno un contratto che poi uno qualsiasi dovrà semplicemente gestire in conto terzi (Di Maio ha candidamente dichiarato di aver conosciuto il prof. Savona un mese fa!). Il partito ha un potere taumaturgico: basta che copra con la sua ombra una persona non eletta e digiuna di competenze politiche, per trasformarla magicamente in un leader politico. Per questo il partito considera con fastidio ogni interlocuzione con altri poteri: oggi il Presidente della Repubblica o la Commissione Europea o la Carta costituzionale, magari domani la Corte costituzionale, o dopodomani la giustizia penale o amministrativa… 

Il punto più basso di questa deriva partitocratica è la pretesa di introdurre il vincolo di mandato, in nome di un totalitarismo partitico che fa un po' paura: perché, alla fine, a che serve il Parlamento, se ogni deputato è il semplice esecutore passivo di una cupola? Basta una stanzetta con 7/8 persone, ognuna delle quali ha in mano un foglio di carta con il numero dei voti di cui è portatore. Partitocrazia allo stato puro!


Prima o poi calerà questo polverone immondo sul Presidente della Repubblica, al quale certamente la storia (quella vera, non quella che Di Maio era convinto di poter scrivere) restituirà l'onore che oggi può essergli negato solo da persone chiaramente in malafede. Quando il polverone calerà, lo scenario sarà comunque devastante, quasi come dopo un terremoto: macerie fumanti dappertutto, e piccoli uomini che se ne vanno in giro ripetendo tristemente le uniche parole che forse sono capaci di dire: "Avevo ragione io…".

3 commenti:

  1. Purtroppo, la rispettabilissima e legittima presa di posizione del Presidente della Repubblica, rischia di rafforzare ulteriormente M5S e Lega alla prossima tornata elettorale. Sono letteralmente terrorizzato all'idea di una maggioranza assoluta Lega/M5S.

    Complimenti, Prof. Alici, per la lucida analisi. La seguo con ammirazione e interesse.
    Un caro saluto.
    Agostino Peloso

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Caro Alici, condivido la sua analisi e la ringrazio per questa nota. Credo che una parte importante delle "persone chiaramente in malafede" lo sono anche perché ignoranti di Politica (con P maiuscola). Alcune importanti agenzie educative si sono spese immensamente per educare il popolo su valori strettamente personali e non sul senso civico e sulle responsabilità globali. I risultati in tempi di grandi sfide del cambio epocale si vedono. Le agenzie educative dovrebbero fare un po' di esame di coscienza e contribuire più generosamente al discernimento politico.

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