giovedì 15 novembre 2018

INFINITAMENTE. Lettera a uno studente sull'università

«I giovani sono come le rondini, 
vanno verso la primavera»
(Giorgio La Pira)

Caro studente,

      non lasciarti ingannare da questa parola, inevitabilmente anonima, con la quale ti invito a percorrere un tratto di strada insieme. Ti chiedo di aiutarmi a personalizzarla, riconoscendo anzitutto a questo sostantivo maschile, che trasforma il participio presente del verbo “studiare” in una vera e propria condizione di vita, la possibilità, anche in questo caso, di… farsi in due, assumendo un senso allargato e inclusivo nell’abbracciare anche il femminile. Alla magia delle parole dobbiamo chiedere ancora di più: non solo di attraversare le differenze di genere, ma anche di evocare nomi e volti diversi, in un incrocio di biografie personali lontanissime, eppure tanto vicine…

Il tuo può essere un nome italiano tradizionale, oppure insolito o un po’ difficile da pronunciare. Potresti esserti laureato molti anni fa e aver scritto la tua tesi di laurea con una Olivetti “Lettera 22”, usando veline e carta carbone (oggetto misterioso per i tuoi figli e nipoti); ma puoi essere anche uno studente di oggi: una “matricola”, che si sta affacciando all’università, o anche uno studente delle superiori, che guarda avanti, stando dentro una vita spavalda e incasinata, divisa tra amicizie effimere e smartphone perennemente connesso. Potrai frequentare (o aver frequentato) un corso di studi umanistici, sopportando ogni giorno i sorrisetti di compatimento riservati a chi avrebbe scelto di abitare in un parco archeologico nell’epoca dei big data; oppure puoi frequentare economia, medicina, ingegneria…, ed essere costantemente accompagnato dalla stessa domanda: che cosa si deve fare in questa o quella circostanza?

Potresti avere alle spalle una famiglia benestante, dove nessuno si è mai seduto attorno a un tavolo, prima di iscriverti all’università, per fare la somma di tasse, collegio o camera in affitto, viaggi, mensa e libri; potresti invece provenire da una famiglia che questi conti li ha fatti e rifatti tante volte, e alla fine tuo padre ha alzato gli occhi, sospirando, verso tua madre, ed è stata lei a dargli l’ultima spinta: “Dài, ce la faremo”.

Ma che cosa ho in comune io con tutti gli altri – potresti chiedermi? Sono troppo diversi i nostri mondi vitali, le nostre condizioni di vita, le nostre biografie. E poi, se anche fossero simili, siamo pur sempre esseri unici: a chi stai realmente parlando? Ma questo è esattamente ciò che abbiamo in comune! Hannah Arendt l’ha chiamata «la paradossale pluralità di esseri unici». Su questo sfondo comune, che ci dà la possibilità di parlarci e, in mezzo a tante difficoltà, anche capirci, tu – sì, proprio tu – condividi con me anche una condizione di vita più specifica: poter essere, essere oggi o essere stato studente universitario. Una condizione che il tempo può allontanare, ma non cancellare del tutto…

Complessità della conoscenza e specializzazione dei saperi sono una sfida, nell’epoca della globalizzazione, anche per l’università: comunità e istituzione deludente e magnifica, impegnata pubblicamente nel compito di trasformare una vocazione in una professione, sulla linea di frontiera fra scienza e saggezza, tradizione e innovazione, autonomia e responsabilità. Il libro, concepito come una lettera rivolta a uno studente o una studentessa non troppo immaginari, suggerisce un percorso tra il serio e l’ironico, intrecciando biografia e riflessione, attraverso cinque verbi fondamentali (incontrare, comprendere, ricercare, comunicare, generare), nel segno di un pensiero critico e di un’apertura d’orizzonti, sempre in bilico tra domande grandi e risposte piccole. InfinitaMente. 

LUIGI ALICI, InfinitaMente. Lettera a uno studente sull’università, EUM, Macerata 2018, pp. 125, € 9.
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