giovedì 15 agosto 2019

Cattolici DISTRATTI in un paese in BILICO / 1. Il FERRAGOSTO dell'ASSUNTA

L'Assunta, buon Ferragosto.
C'è qualcosa di incredibile nel ritorno selvaggio di neopaganesimo che arriva a nutrirsi persino della figura di Maria, alterandone il profilo più puro con una manipolazione prepotente e grossolana. Maria venerata con una litania di attributi scintillanti, in un incrocio di fede e devozione che attraversa i secoli, è diventata anche il brand impagabile di innumerevoli feste patronali, dietro le quali si consuma una liturgia torbida di rivalità, invidie e sperpero di denaro, di cui la malavita organizzata da troppo tempo rivendica il copyright. Come se tutto ciò non bastasse, oggi la verginità di Maria è abusata anche dalla politica: sporcata, deturpata, strumentalizzata e trasformata in un facile vessillo identitario, dietro al quale pullula l'opportunismo della pancia e la volgarità dell'esclusione.
Tutto ciò sta avvenendo non soltanto tra l'indifferenza dei credenti, ma addirittura (in molti casi) con la loro complicità, più o meno dichiarata. Indifferenza e complicità vengono da lontano e risalgono a due atteggiamenti davvero poco evangelici: l'uno ha ridotto Maria a un simbolo devozionale vuoto e disincarnato, in cui pazienza e rassegnazione si confondono, alimentando una religiosità semplificata e superstiziosa, tutta giocata su un'idea di preghiera strumentale e abitudinaria; l'altro usa il valore simbolico del culto mariano come un potentissimo collante etnico, che agita lo spauracchio della profanazione e dell'aggressione in nome di una contrapposizione criminogena tra crociati e infedeli. Tra questi due estremi - una fede disincarnata e distratta, compatibile a prescindere, e una religiosità eretica, arrogante e selettiva - diventa ancora più evidente la marginalità del cattolicesimo italiano in una fase della storia del paese particolarmente delicata e convulsa.
Per questo, non basta guardarci attorno a noi: è indispensabile anche guardarsi dentro, e riconoscere onestamente lacune e omissioni, disattenzioni e complicità. A cominciare dal modo di venerare e raccontare Maria.
Maria Pia Veladiano lascia parlare a Maria il linguaggio semplice e intenso, forte e sofferto dell'attesa e della speranza, del dolore e della salvezza: "Sono la madre che ha amato senza capire" (Lei, Guanda 2017, p. 19). Una vita che cresce, che prende una strada inimmaginabile; una casa rimasta vuota, dove il Battista, Giuda, Pietro, Nicodemo vengono per capire, per avere delle conferme. La dolcezza arresa di Giuseppe, la tenacia della madre che segue il figlio a distanza: "La gente chiamava me stracciona e lui vagabondo… Madre degli straccioni e dei vagabondi, prego per voi" (p. 64). Una comprensione graduale, alla fine pacificata e luminosa: "E avevo capito in pace che il suo bene era del mondo, il mondo era la sua famiglia, gli uomini suoi fratelli, ogni madre è madre di tutti e ogni figlio è figlio di tutte le madri" (p. 132). E alla fine, la sintesi della salvezza in mezza riga: "Se non si muore del tutto si può tornare a vivere" (p. 166).
Massimo Cacciari sceglie un'altra strada per raccontare Maria: la sua "generazione di Dio" interpella potentemente la civiltà europea, obbliga a pensare il Figlio in modo diverso. Maria è la fanciulla che vince "non per scienza, ma per la potenza del suo ascolto" (Generare Dio, Il Mulino 2017, pp. 20s). Fra dolcezza e abbandono si plasma l'armonia straordinaria delle icone dell'Occidente, che contemplano la potenza umile di Maria, ferma nel patire; un figura in cui cielo e terra si toccano: "Non è cielo, Maria… è terra del cielo" (p. 89). Tra croce e risurrezione incontriamo Maria: "La morte di Dio passa attraverso il suo sì… La sua Croce - la croce di entrambi - non è la fine che per essere l'inizio" (p. 103).
Due esempi fra i tanti (spero) di un incontro con Maria "alternativo" e inquietante; al di fuori degli schemi, che dà a pensare nella sua originalissima profondità. Una provocazione da raccogliere, per mettere in crisi chi vive di santini inoffensivi, dimenticati in qualche cassetto, e chi inalbera vessilli militanti, dove arroganza e ignoranza vanno spudoratamente a braccetto.

Nessun commento:

Posta un commento