"Lo sanno tutti", la formula chimica del populismo

"Un'elezione che abbiamo vinto a valanga e lo sanno tutti": le parole pronunciate ieri da Donald Trump, in un momento drammatico per la storia della democrazia, non solo negli USA, riprongono un ritornello inquietante, su cui vale la pena riflettere. L'elenco potrebbe essere lungo: "È un matto da anni, tutti lo sanno", aveva twittato Trump a proposito di Biden. Il fatto che anche Biden abbia ceduto alla medesima tentazione, dicendo a sua volta di Trump: "Lo sanno tutti che è un bugiardo", non ridimensiona il problema, semmai lo aggrava. 

Per molti secoli la politica è stata egemonizzata dal demone del potere: potere bruto, affidato alle lance, alle spade, ai cannoni, agli eserciti. Un potere che non ammette eccezioni o negoziati, se non dettati dalla logica della convenienza. "Vae victis", "Guai ai vinti" sarebbero, secondo Tito Livio, le parole pronunciate dal capo dei Galli Senoni, Brenno, nel 390 a.C., contro i Romani sconfitti, che pretendevano di pesare con precisione il loro tributo di guerra in oro. Il potere e la vittoria sono i due frutti avvelenati dello stesso albero: il potere non si deve perdere, mai.

Con l'avvento delle democrazie, la nuova fonte del potere non è più  affidata alla forza delle armi, ma ai voti della maggioranza degli elettori. La maggioranza diventa la nuova parola magica, di cui non è possibile impadronirsi manu militari. Bisogna seguire strade diverse, che consistono essenzialmente nel rivendicare lo status di veri interpreti della maggioranza, più o meno silenziosa, screditando le procedure farraginose di una falsa democrazia, prigioniera delle élite. Screditare le procedure, in tali casi, significa restituire al popolo il vero potere che gli è stato rubato. Il popolo ha un'anima soffocata dalle istituzioni, ha un cuore che batte all'unisono con il capo carismatico: il lessico impersonale del diritto lascia il posto al lessico emozionale e opportunistico dell'amore: "Vi voglio bene, siete speciali", ha detto Trump ai manifestanti di Washington. Una formula forse più furba e meno ingenua di quella di Salvini, che in Italia chiedeva agli italiani pieni poteri; nella sostanza molto simile.

È parte di questa strategia costruire un immaginario collettivo, che sbrigativamente esonera dal ragionamento, dal confronto e dal voto. Le parole magiche "Lo sanno tutti" in un certo senso sono la formula chimica del populismo e di ogni altro tipo di delirio di onnipotenza. 

Lo sanno tutti che la pandemia è stata prodotta in laboratorio dalle multinazionali che ora si arriscono alle nostre spalle con i vaccini…

Lo sanno tutti che l'imposizione del distanziamento fisico e della mascherina è il primo passo verso la perdita della libertà…

Lo sanno tutti che papa Bergoglio è peronista e comunista, e sta portando alla rovina alla Chiesa, affossando la tradizione del cattolicesimo…

Lo sanno tutti che le grandi istituzioni sovranazionali, dall'Onu all'Europa sono un covo della massoneria…

L'elenco si potrebbe allungare e alla fine ci riporterebbe al padre inconfessato di tutti questi atteggiamenti. Non era forse il Führer a infiammare le folle usando la stessa retorica, al servizio di contenuti ben più deliranti? Lo sanno tutti che c'è un complotto giudaico che sta strozzando l'economia europea. Lo sanno tutti che quella ariana è una razza superiore, che deve essere preservata sterminando la "specie parassita" degli ebrei…

Quando i problemi diventano complessi e drammatici, la tentazione della semplificazione populista è sempre in agguato. Gli episodi di ieri a Washington non sono soltanto un fenomeno di ordine pubblico: attestano il malessere di un paese diviso, con un malcontento montante nella sua pancia profonda, dove aumenta in modo esponenziale il numero degli esclusi; esclusi dall'istruzione, prima di tutto, e di conseguenza da ogni altra forma di protagonismo sociale e politico. È molto grave il discorso sovversivo di Trump ai suoi sostenitori, ma non meno inquietante è la quota altissima dei suoi elettori. Cavalcare la rabbia è un gioco molto pericoloso, che tradisce il popolo una seconda volta, attivando una spirale perversa che non promette nulla di buono per nessuno. A meno che non siamo disposti a pensare che solo lo squadrismo possa davvero difendere il popolo, al posto della democrazia.


Commenti

  1. Carissimo Presidente, GRAZIE! Come sempre una parola chiara per aiutarci a leggere i fatti. Anche in questa occasione ho letto commenti a sproposito particolarmente sui "social". La tentazione della semplificazione è sempre in agguato, il suo contributo per invitaci a riflettere e ad approfondire è prezioso. La saluto molto caramente.
    Antonio De Biasi - Lerici

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